Perché alcune persone soffrono più di altre al termine di una storia d’amore

heart-1143648_1280Riportiamo di seguito la traduzione di un articolo comparso il 28 gennaio sul Time, ad opera di Lauren Howe, ricercatrice alla Stanford University.

Un giorno un’amica mi disse che, se le fosse stato possibile scegliere, avrebbe preferito vedere il suo ex infelice, piuttosto che essere felice lei stessa.

Poche cose nella vita sono più traumatiche della fine di una lunga storia d’amore, ciò nonostante, molte persone sono in grado di guardare avanti e superare il trauma senza particolari conseguenze.

Altre persone, come la mia amica, non sono altrettanto fortunate e rimangono impantanate nel dolore causato da quell’esperienza, anche per anni. Per queste persone ogni ricordo legato all’ex compagno, sia il nominare il suo nome casualmente oppure vedere una sua foto su Facebook, è causa di rabbia, sofferenza e risentimento.

Perché queste persone rimangono legate al fantasma della passata relazione, non dimenticando il dolore di quel rifiuto?

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conflictIn una recente ricerca[1], Carol Dweck ed io abbiamo scoperto che – in alcuni casi – l’esperienza dell’essere lasciati può aiutare alcune persone ad andare avanti nella loro vita, aiutandole a ridefinire gli standard delle loro future relazioni.

In uno studio abbiamo chiesto ad ogni partecipante, di scrivere le lezioni imparate alla fine di una relazione.

Analizzando le loro risposte abbiamo scoperto che alcune persone pensano che il rifiuto subìto sia il sintomo di non essere degne di apprezzamento – fatto che può anche influire sulla capacità di costruire nuove relazioni, ovvero di risultare interessanti agli occhi altrui. Alcuni confessarono di aver scoperto di essere stati troppo “appiccicosi”, altri troppo “permalosi”, oppure di non aver comunicato al meglio i loro sentimenti.

Approfondendo questi aspetti abbiamo scoperto come il pensare che il rifiuto sia stato causato da difetti della propria personalità non aiuti a superare la brutta esperienza. Queste persone infatti tendono ad innalzare alti muri per proteggersi e risultano essere sospettose nei confronti delle nuove relazioni. Altre ancora temono che i nuovi partner, sapendo del loro passato, possano allontanarsi pensando a loro come ad un peso da sopportare.

Quando viene chiesto a queste persone di spiegare perché leghino il rifiuto che hanno subìto a ciò che sono, esse spesso ritengono che questo atteggiamento le aiuti a crescere, che sia una normale fase della vita che le aiuterà ad essere persone migliori.

Ecco come la concezione della propria personalità può influire sul modo in cui si reagisce al fallimento di una relazione.

Studi passati[2], hanno rivelato come le persone abbiano diverse concezioni della propria personalità e delle caratteristiche del proprio carattere: alcune pensano che queste siano immodificabili e date tali per sempre, altre invece le ritengono mutevoli nel corso della vita.

Questa differenza influenza in modo basilare il modo in cui le persone reagiscono ai fallimenti: per esempio coloro che credono in una personalità immutabile sono più frustrati davanti ad un insuccesso e tendenzialmente perseverano di meno nel tentare di superare un ostacolo.

Noi pensiamo via sia un legame fra tale credenza e quella secondo cui il rifiuto sia una parte fondamentale della loro vita, rivelatore a sua volta del fatto che esse stesse non siano persone apprezzabili.

2000px-Empirical_Cycle.svgPer provare questa ipotesi abbiamo diviso i partecipanti ad uno studio in due gruppi, uno composto da coloro che credono che la personalità sia immutabile, uno dove le persone invece credono che essa possa essere modificata. Ai soggetti è stato chiesto di leggere o una storia in cui essi venivano improvvisamente lasciati da un partner di lunga data, oppure una storia in cui, dopo aver incontrato una persona interessante ad una festa, venivano a sapere che questa aveva confidato ad un’amica di non essere per nulla interessato a loro.

La nostra ipotesi prevedeva che solo il rifiuto da parte di una persona importante dal punto di vista relazionale avrebbe potuto scatenare pesanti ricadute sulla concezione di sé.

Al contrario invece, anche il rifiuto da parte di un estraneo causò negli individui del primo gruppo considerevoli dubbi sulla propria accettabilità. Queste persone infatti ritenevano ovvio che ci fosse qualcosa di sgradevole nella propria personalità e modo di porsi tanto da causare un rifiuto anche da parte di chi ancora non le aveva conosciute.

A fronte di queste evidenze, come si può intervenire per evitare che queste persone leghino l’esperienza del rifiuto ad una concezione negativa di sé?

In un ultimo studio, abbiamo creato alcuni articoli che descrivevano la personalità come qualcosa che può evolvere – e quindi cambiare – nel corso del tempo. Successivamente abbiamo chiesto alle persone con un’idea immutabile di personalità di leggere tali testi e abbiamo notato come esse diventassero meno inclini ad interpretare un rifiuto come segno di un’immodificabile difetto nel loro essere.

vero-viaggioÈ quindi probabile che incoraggiando la credenza che la personalità di una persona possa cambiare nel tempo, si possano aiutare le persone a liberarsi del fantasma del fallimento della passata relazione in modo che siano più pronte ad intraprendere relazioni più soddisfacenti in futuro.

Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.” (Marcel Proust)

 

[1] Lauren C. Howe and Carol S. Dweck. Changes in Self-Definition Impede Recovery From Rejection. Pers Soc Psychol Bull January 2016 42: 54-71, first published on October 23, 2015 doi:10.1177/0146167215612743

[2] Carol S. Dweck , Chi-yue Chiu , Ying-yi Hong. Implicit Theories and Their Role in Judgments and Reactions: A Word From Two Perspectives. Psychological Inquiry. Vol. 6, Iss. 4, 1995

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fonte: http://www.psicologiaok.com/4973/perche-alcune-persone-soffrono-piu-di-altre-al-termine-di-una-storia-damore/

Articolo originale consultabile al link: http://time.com/4198374/psychology-past-romance/?xid=time_socialflow_twitter

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