Perché le “bugie blu” non fanno perdere consensi?

Molte affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono state ripetutamente smentite, ma il consenso di cui gode non sembra risentirne. Il motivo è che quando ci sono forti contrapposizioni, le cosiddette “bugie blu” di Trump – e di molti altri esponenti politici – sono armi nei conflitti tra gruppi, e quindi vengono considerate un mezzo lecito di difesa, come le armi in una vera guerradi Jeremy Adam Smith/Scientific American


I suoi sotterfugi e le sue dichiarazioni fuorvianti sono facili da smascherare; per esempio – dopo centinaia di bugie ben documentate – la scorsa settimana il direttore dell’FBI James Comey ha dichiarato al Congresso che non c’è “alcuna  informazione che suffraghi” l’affermazione di Trump che il presidente Obama avrebbe intercettato il suo telefono.

Ma il percorso politico di Trump presenta un paradosso. Dalle elezioni primarie a quelle nazionali, le sue menzogne, anziché rallentarne lo slancio, sembrano aver rafforzato il sostegno di cui gode. Anche oggi, ogni volta che una bugia viene smascherata, il sostegno tra i repubblicani non sembra risentirne molto. Dopo le rivelazioni di Comey, per esempio, il consenso di cui gode si aggira ancora sul 40 per cento.

Perché le "bugie blu" non fanno perdere consensi
Il direttore dell’FBI James Comey mentre testimonia al Congresso. 

Questo ha portato molte persone a chiedersi: come fa a farla franca questa ex-star da reality-show? Come può dire tante bugie e conservare comunque il sostegno di molti americani?

Giornalisti e ricercatori hanno suggerito molte risposte, dai media divisi e iper-polarizzati alla semplice ignoranza degli elettori del Grand Old Party. Ma c’è un’altra spiegazione che nessuno sembra aver valutato.

Trump dice “bugie blu”, un termine con cui gli psicologi indicano le falsità dette a nome di un gruppo, che possono effettivamente rafforzare i legami tra i membri di quel gruppo.

I bambini iniziano a dire bugie egoistiche verso i tre anni, quando scoprono che gli adulti non possono leggere i loro pensieri: non ho rubato quel giocattolo, papà ha detto che potevo, mi ha picchiato lui per primo. A circa sette anni iniziano a dire “bugie bianche” motivate da sentimenti di empatia e compassione: che bello il tuo disegno, i calzini sono un bel regalo di Natale, sei divertente.

Le “bugie blu” appartengonoa una categoria del tutto diversa: sono allo stesso tempo egoiste e vantaggiose per gli altri, ma solo se appartengono al proprio gruppo. Come spiega Kang Lee, psicologo all’Università di Toronto, queste bugie cadono a metà fra quelle “bianche” dette per altruismo e quelle “nere” di tipo egoista. “Si può dire una bugia blu contro un altro gruppo”, dice Lee, e questo rende chi la dice allo stesso tempo altruista ed egoista. “Per esempio, si può mentire su una scorrettezza commessa dalla squadra in cui giochi, che è una cosa antisociale, ma aiuta la tua squadra.”

In uno studio del 2008 su bambini di 7, 9 e 11 anni – il primo del suo genere – Lee e colleghi hanno scoperto che i bambini diventano più propensi a raccontare e approvare le bugie blu via via che crescono. Per esempio, potendo mentire a un intervistatore sulle scorrettezze avvenuta durante la fase di selezione delle squadre in un torneo scolatico di scacchi, molti erano abbastanza disposti a farlo, e i ragazzi grandi più di quelli più giovani.

I bambini che mentivano non avevano nulla da guadagnare personalmente; lo stavano facendo per la loro scuola. Questa ricerca suggerisce che le bugie nere isolano le persone, le bugie bianche le uniscono, e le bugie blu coalizzano alcune persone e ne allontanano altre.

In tutto il mondo, i bambini crescono ascoltando storie di eroi che ingannano e usano la violenza in nome dei gruppi di cui fanno parte. In Star Wars, per esempio, la Principessa Leia mente sulla posizione della “base segreta ribelle”. Nei romanzi di Harry Potter (attenzione, spoiler!) tutta la vita di Severus Piton è una menzogna, anche se è una menzogna “blu”, al servizio di una causa più grande di lui.

Questo spiega perché la maggior parte degli americani sembra accettare che i servizi segreti mentano nell’interesse della sicurezza nazionale, e tratti le proprie spie come eroi.

Perché le "bugie blu" non fanno perdere consensi
Sostenitori di Trump. (ZUMAPRESS.com / AGF)

Da questo punto di vista, le bugie blu sono armi nei conflitti tra i gruppi. Come disse una volta la filosofa svedese Sissela Bok, “L’inganno e la violenza, queste sono le due forme di aggressione deliberata contro gli esseri umani”. Bugie e spargimenti di sangue sono spesso considerati reati se commessi all’interno di un gruppo, ma diventano virtù in uno stato di guerra.

Questa ricerca – e queste storie – evidenziano una dura verità sulla nostra specie: siamo creature intensamente sociali, ma siamo inclini a dividerci in gruppi competitivi, in gran parte per il controllo della distribuzione delle risorse.

Le persone possono essere prosociali, compassionevoli, empatiche, generose, oneste nei loro gruppi, e aggressivamente antisociali verso i gruppi esterni. Quando dividiamo le persone in gruppi, apriamo la porta alla competizione, alla disumanizzazione, alla violenza, e all’inganno  ancito socialmente.

“La gente perdona le bugie contro le nazioni nemiche, e dato che oggi in America molte persone vedono quelli dall’altra parte politica come nemici, possono ritenere – quando le riconoscono – che siano strumenti di guerra appropriati”, dice George Edwards, politologo alla Texas A & M e uno dei più importanti studiosi nazionali della presidenza.

Se vediamo le bugie di Trump non come un difetto caratteriale, ma come armi da guerra, possiamo capire perché i suoi sostenitori possono vederlo come un leader efficace. Da questo punto di vista, la menzogna è una caratteristica della campagna elettorale e della presidenza di Trump, e non un difetto.

Perché le "bugie blu" non fanno perdere consensi
Manifestazione a New York contro il cosiddetto Muslim Ban (ZUMAPRESS.com / AGF)

Una ricerca di Alexander George Theodoridis, Arlie Hochschild, Katherine J. Cramer, Maurice Schweitzer e altri ha scoperto che questo tipo di bugie sembra prosperare in un clima di rabbia, risentimento e iper-polarizzazione. L’identificazione partigiana è così forte che le critiche al partito sono sentite come una minaccia a se stessi, e questo innesca una serie di meccanismi psicologici di difesa.

Per milioni e milioni di americani, il cambiamento climatico è una bufala, Hillary Clinton gestiva un giro prostituzione da una pizzeria e gli immigrati sono criminali.

Che credano veramente a quelle falsità o no è discutibile, e forse irrilevante. La ricerca suggerisce che vedono quelle bugie come armi utili in una competizione tribale noi-contro-loro che contrappone la “vera America” a quanti vorrebbero distruggerla.

Nelle bugie blu ci sono, insieme, il meglio e il peggio dell’umanità. Rivelano la nostra fedeltà, la nostra capacità di cooperare, di prenderci cura delle persone che ci circondano e di fidarci di loro. Allo stesso tempo, le bugie blu evidenziano la nostra predisposizione a odiare e disumanizzare gli estranei, e la nostra tendenza ad autoingannarci.

Questo dà suggerimenti per una soluzione, che inizia dall’idea che dobbiamo fare appello al meglio che c’è negli altri. Anche se può sembrare terribilmente idealista, le applicazioni di questa intuizione sono molto concrete. In un nuovo articolo sulla rivista “Advances in Political Psychology“, D.J. Flynn e Brendan Nyhan, entrambi del Dartmouth College, e Jason Reifler, riassumono tutto ciò che sa la scienza sulle “convinzioni false e non dimostrate in politica”.

I ricercatori raccomandano un gruppo di tecniche molto semplici, per esempio presentare le informazioni sotto forma di immagini o di grafica invece di un testo. La combinazione migliore sembra essere di grafica e storie.

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Donald Trump durante il suo primo discorso al Congresso degli Stati Uniti (ZUMAPRESS.com / AGF)

Ma questo si scontra con un’altra intuizione scientifica, che sarà frustrante per chi vorrebbe opporsi alle bugie di Trump: quello che conta è chi è a raccontare la storia. Uno studio dopo l’altro, è ormai dimostrato che le persone sono molto più propense a convincersi di un fatto quando “proviene da fonti ideologicamente in sintonia” – come dice l’articolo – ed è di grande aiuto se quelle fonti somigliano a chi ascolta.

In breve, se si vuole fermare Trump, deve essere un maschio bianco conservatore  a dire che mente.

E gli altri nel frattempo che cosa devono fare?

Dobbiamo darci l’esattezza come obiettivo, anche quando i fatti non si adattano alla nostra realtà emotiva. Iniziamo a verificare le informazioni, alla ricerca di fonti diverse in competizione, facciamo crescere un social network diverso, condividiamo le informazioni in modo corretto, e ammettiamo quando non ci riusciamo.

Questo è facile. Ma la cosa più importante e difficile che possiamo fare in questo momento, suggerisce questa linea di ricerca, è mettere una certa distanza critica tra noi e i nostri gruppi di appartenenza, così da diminuire la pressione a far parte di un gregge.

Donald Trump dice bugie, sì: ma questo non significa che tutti, compresi i suoi sostenitori, debbano seguirne l’esempio.

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