La disforia nella donna dopo i rapporti sessuali

Mentre le disfunzioni relative a desiderio, eccitazione ed orgasmo sono costantemente oggetto di ricerca, poco o nulla è stato indagato su reazioni e sentimenti post – orgasmici, in particolare riguardo la disforia post coitale (postcoital dysphoria PCD) che risulta essere la meno trattata. Caratterizzata da profonda tristezza, melanconia o depressione, ansia, agitazione o aggressività si manifesta nella fase di risoluzione del ciclo di risposta sessuale. Per ovviare alla mancanza di informazioni Schweitzer, O’Brien e Burri hanno condotto una ricerca per indagare l’esistenza di un’associazione tra attaccamento ansioso, attaccamento evitante, differenziazione del Sé e la presenza di PCD. Lo studio, una collaborazione tra la Queensland University (Australia) e l’Università di Zurigo (Svizzera), ha visto il reperimento online di 300 volontarie over 18 alle quali è stato chiesto di: fornire i dati anagrafici, livello di educazione, orientamento sessuale, stato civile, numero di figli. A seguito sono stati somministrati i seguenti reattivi: 1. FSFI (Female Sexual Function Index) per valutare il funzionamento sessuale (desiderio, eccitazione, lubrificazione, orgasmo, dolore, soddisfazione sessuale); 2. ECR-SF (Experiences in Close Relationships Scale) relativo allo stile di attaccamento cioè ansioso o evitante, dove nel primo caso il soggetto di caratterizzerebbe per la paura di essere abbandonato e la ricerca di fusione con l’altro, mentre nel secondo rifletterebbe disagio verso l’intimità e le relazioni; 3. DSI-R (Differentiation of Self Inventory – Revised) per misurare la capacità della persona nel bilanciare autonomia e vicinanza così come razionalità ed emotività; 4. K6 al fine di individuare soggetti con eventuali psicopatologie. Delle 300 volontarie iniziali solo 195 sono risultate totalmente idonee. Dai risultati è emersa una correlazione positiva tra: PCD e l’aver subito abusi sessuali durante il corso della vita o nel mese precedente, tra PCD e disturbi psicologici, tra abusi subìti in età adulta e attaccamento evitante. I dati hanno inoltre confermato un’associazione tra un alto livello di attaccamento ansioso ed evitante, elevata emotività, scarsa differenziazione del Sé e sintomi di PCD. Gli stessi autori sottolineano come ci siano notevoli limiti nello studio: l’estromissione di donne omosessuali, il target limitato alla sola razza caucasica, l’alta desiderabilità sociale nelle risposte, la mancanza su un possibile stato depressivo delle partecipanti e le scarse informazioni sulla qualità della relazione che stanno vivendo. Gli studi precedenti sono stati pochi e con scarsità di dati. Burri e Spector investigarono la PCD descrivendola come una condizione di irritabilità e di pianto immotivato dopo un rapporto sessuale o un orgasmo su un campione di 1489 donne britanniche. Le precedenti ricerche, in numero esiguo e di scarso contenuto, non hanno saputo spiegare l’eziologia della disforia postcoitale che, al momento, viene considerata come un disturbo di origine multifattoriale.

COMMENTO

È evidente che la quasi totalità delle disfunzioni sessuali colpisce la prima e la terza fase di risposta sessuale del modello di Masters and Johnson, ovvero l’eccitamento e l’orgasmo. In questo caso si è rivolta l’attenzione, giustamente, alla quarta fase detta di risoluzione, la quale è maggiormente presa in considerazione quando si parla di uomini, perché strettamente legata al periodo di latenza. Con questo studio si è voluto capire cosa accade alle donne che sperimentano la PCD e, soprattutto, se è determinata dal tipo di attaccamento e dalla presenza di psicopatologie o traumi pregressi. A mio parere più che essere compatibile con il modello lineare di Masters e Johnson, la PCD calza a pennello con la teoria circolare della risposta sessuale di Basson, la quale non si basa meramente sulla risposta fisiologica del corpo ma risulta essere un complesso mix di fattori. Elaborato nel 2005 questo modello, orientato principalmente alla sessualità femminile, pone l’accento su come viene vissuta la fase di risoluzione in quanto processo di valutazione positiva o negativa dell’esperienza vissuta. Dalla ricerca è emerso che questa valutazione può portare con sé forti vissuti negativi, perché non è assolutamente scontato che il sesso sia solo piacere e gioia. Qualità della relazione, fiducia, intimità, rapporto con il proprio corpo, presenza o meno di traumi fisici o sessuali, stile di attaccamento, etc sono tutte componenti che incidono inevitabilmente sulla qualità del rapporto e sulla reazione ad esso: può capitare che una donna scoppi in lacrime nonostante il rapporto possa essere considerato soddisfacente. Indipendentemente da tutti i fattori elencati sopra, nel sesso si è nudi, non solo fisicamente, davanti all’altro e davanti a sé stessi e ci si mostra per quello che si è lasciando andare la parte più vera e istintiva di noi. E a questo punto mi viene da pensare che, a volte, la lacrime che arrivano dopo essersi uniti, magari, sono solamente di liberazione.

fonte: https://aispa.it/la-disforia-nella-donna-dopo-i-rapporti-sessuali

 

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