Contro le perversioni, l’educazione sessuale

Qual è il legame tra le parafilie e l’infanzia? Come influiscono l’educazione e l’ambiente in cui si cresce sui comportamenti perversi? E soprattutto, come si può neutralizzare una perversione scomoda? Doctissimo lo ha chiesto alla dott.sa Nicoletta Suppa, psicoterapeuta presso l’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica.

Educare contro le perversioni
© Getty Images

Ansia, depressione e angoscia: contro cosa combatte il perverso?

Nella maggior parte dei casi si tratta di una patologia che ha a che fare con l’affettività, con la difficoltà ad entrare in contatto con l’altro, quindi quello del perverso è un tentativo disperato di esprimere un’affettività che è disfunzionale. I giochi sessuali tra due partner che hanno una relazione normale non sono considerate perversioni. Il rischio della deviazione sessuale c’è quando l’individuo ha già delle problematiche attive nella sua struttura psicologica. Non si diventa perversi all’improvviso: c’è una storia dell’affettività e della sessualità delle persone che può portare  alla perversione.

Questa storia porta sempre all’infanzia?

Per la maggior parte dei casi sì. Si tratta di persone che hanno subito traumi nella loro infanzia, ma non necessariamente di carattere sessuale. Sono soprattutto dei traumi affettivi: anche l’abbandono, le violenze psichiche da parte delle figure di accudimento possono sviluppare delle perversioni sessuali, di qualunque tipo. Le parafilie infatti assumono una forma a seconda di quello che la persona trova davanti a sé nel momento dell’eccitazione. Da quel momento l’individuo comincia a perpetuare l’atteggiamento.

Qual è il livello di consapevolezza di questi traumi?

Se esiste, è sempre superficiale. Se il livello è alto c’è il desiderio di integrare quello che è successo e quindi far fronte alla problematica, chiedendo aiuto. Quando è basso o assente la persona perversa non chiede aiuto ma tende a mettere in atto dei comportamenti che cercano in maniera fallimentare di riparare il trauma.

In che modo?

Nella maggior parte dei casi si mette in atto quel che si è subito, in particolare nei casi del sadismo e della pedofilia. Molti pedofili hanno subito nella loro infanzia dei traumi sessuali dello stesso tipo e anche nel sadico si riscontra un trauma di tipo violento in cui lui da piccolo era la vittima. Nella vita da adulti avviene un tentativo di recupero, di rivincita su ciò che si è subito.

Passiamo alle perversioni meno gravi. Da cosa può derivare il voyeurismo?

Dipende dall’incapacità di entrare in contatto con l’altro. La caratteristica principale è l’immedesimazione: vuole mettersi in contatto un’altra persona, ovvero la vittima, ma ne è completamente. Questo può derivare da un accudimento nell’infanzia di tipo disfunzionale, perché la capacità di entrare in contatto con l’altro e con l’affetività dell’altro si impara da piccolissimi. In primis grazie al contatto con la madre subito dopo la nascita e poi con il padre. Se poi già il genitore è disfunzionale a livello di affettività, allora anche il bambino avrà difficoltà a entrare in contatto con l’altro.

La scoperta del corpo umano può essere all’origine di simili traumi?

Può essere traumatica per un bambino quando assume dei canali che non sono quelli del naturale sviluppo. Ad esempio quando la scoperta è troppo precoce o mediata in maniera ambigua da parte dell’adulto, i cui messaggi il bambino non è in grado di  codificare. Tra bambini può causare dei traumi se i due hanno età diverse, se ce n’è uno già avviato verso l’età adulta e che quindi comunica attraverso un canale diverso. I bambini della stessa età fanno giochi sessuali che non portano a dei traumi, perché tra loro non c’è quella malizia che esiste nel mondo degli adulti.

C’è un nesso tra le perversioni e un’educazione sessuale rigida?

Certamente, il fatto di non dare libertà nell’espressione dell’affettività e della sessualità può creare delle fantasie che poi, spinte all’estremo, possono dar luogo a una perversione. Ma parliamo di educazioni sessuali molto rigide, dove tutto è un tabù, ogni gesto è vietato o considerato sporco.
L’ambiente educativo e culturale incide tantissimo nelle perversioni, quando scompare “l’altro” come individuo: nelle parafilie infatti “l’altro” diventa solo un oggetto del proprio piacere. L’importanza dell’altro è invece veicolata da una sana educazione sessuale, il cui obiettivo di è che la sessualità non sia mai slegata mai dall’affettività.

Quali sono le principali devianze che si riscontrano nella società italiana?

Da psicoterapeuta clinico posso affermare che quelle che incontriamo più spesso sono legate al sadomasochismo. Ma, attenzione, un pedofilo difficilmente chiede aiuto. Noi trattiamo quindi le parafilie più consapevoli, per le quali il soggetto arriva a chiedere un aiuto psicoterapeutico. Anche il feticismo è molto comune. Non si tratta di un outing spontaneo: il motivo per cui chiedono aiuto è la difficoltà a relazionarsi con un partner che non capisce le loro perversioni. Non vogliono tanto liberarsi della perversione quanto piuttosto migliorare una relazione, mantenendo la propria fantasia.

Quali le perversioni più assurde?

E’ facile imbattersi in pazienti uomini, che hanno una sorta di doppia identità. Pur avendo una vita sociale e lavorativa vincente, ci sono parecchi uomini in carriera che nella loro sessualità provano il piacere di essere umiliati. In modi variabili, dal sadomasochismo alla manipolazione delle feci e dell’urina, fino ad arrivare a comportamenti estremi.

E le donne?

Le donne invece hanno spesso fantasie di masochismo che vogliono subire da parte di uomini molto potenti. Gli uomini sono portati a mettere in pratica le perversioni molto più delle donne, che invece conservano dei tabù, sempre e comunque fonte di eccitazione proprio perché restano nell’immaginario femminile.

In che modo interviene la psicoterapia?

Si tratta di psicoterapie interpretative a lungo termine, basate su un’indagine profonda della personalità: bisogna scovare quali sono i traumi dell’infanzia che sono all’origine della perversione e che cosa cerca il paziente tramite la perversione, che cosa cioè vuole riparare o ottenere. Si ricerca qualcosa che nel suo interno è rappresentato da un vuoto. Bisogna capire cosa è mancato nello sviluppo sessuale delle persone e come recuperare il tassello mancante, cosa resa più difficile dal carattere coatto e ripetitivo della perversione.

fonte: http://sesso.doctissimo.it/disturbi-sessuali/perversioni/contro-le-perversioni-l-educazione-sessuale/pagina-2.html

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