COME GESTIRE EVENTI CHE TRAVOLGONO LE NOSTRE VITE COME VALANGHE

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Una valanga, un incidente, un lutto..la vita ci mette di fronte ad eventi improvvisi, anche traumatici. Le cronache di questi giorni ci ricordano come non abbiamo il controllo su nulla. Crediamo di pianificare come trascorrere le giornate, la nostra quotidianità e, più in generale, la nostra vita, ma in realtà gli eventi ci ricordano che la nostra capacità di controllo è più che altro illusoria.

La valanga occorsa venerdì scorso in Abruzzo con diversi morti, al di là del dispiacere per le persone direttamente coinvolte, ci rimanda ad un interrogativo pesante come un macigno: come faranno i sopravvissuti ed i familiari delle persone decedute a gestire i momenti successivi all’ accaduto? Come potrà questo ricordo non influenzare le loro vite al punto di travolgerle immancabilmente?
Secondo Fabio Sbattella, responsabile dell’ unità di ricerca in psicologia dell’ emergenza e dell’ intervento umanitario all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, operativo sul campo in Molise (2002), l’ Aquila (2009) e Haiti (2010), bisognerà aspettar almeno un mese per capire se l’ esperienza della valanga influenzerà a tal punto le persone da trasformarsi in un Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD).

“I percorsi di sostegno suggeriscono di confrontarsi con un professionista in psicotraumatologia entro quattro settimane dall’ evento”, afferma. “L’ incontro deve avviare un distacco progressivo dall’ esperienza traumatizzante. Una volta superata l’ emergenza fisica, è fondamentale curarsi della sfera psicologica”.

Il Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) è quella condizione in cui si ha un’ esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale (Criterio A del DSM-V) per cui la persona fa esperienza diretta o assiste ad un evento accaduto ad altri. Inoltre sperimenta uno (o più) sintomi intrusivi associativi (Criterio B) che hanno inizio successivamente all’ evento traumatico in modo ricorrente, sotto forma di sogni, reazioni dissociative (in cui il soggetto sente o agisce come se l’ evento si stesse ripresentando) e intensa e prolungata sofferenza psicologica. Inoltre compare l’ evitamento di stimoli associati all’ evento (Criterio C) ed alterazioni significative di pensieri ed emozioni (Criterio D). Per ultimo si presentano alterazioni dell’ arousal e della reattività (Criterio E) con: comportamento spericolato ed autodistruttivo, ipervigilanza, attacchi di panico e difficoltà relative al sonno. Perché si parli di PTSD le alterazioni si devono presentare per un tempo superiore ad un mese, provocando una grave compromissione del funzionamento sociale e lavorativo del soggetto.

Le persone riferiscono un senso di continua angoscia e panico, uniti a flashback che riportano alla mente i momenti più delicati. I piccoli sono più fragili: hanno l’ immaginazione che li protegge, ma uno scarso bagaglio di abilità per gestire le emozioni ed i pensieri. Nell’ adulto la ferita appare ancora più profonda perché la consapevolezza della perdita può essere lacerante ed il senso d’ irrealtà iniziale (“non è possibile, è solo un incubo”) lascia velocemente il posto alla verità sull’ accaduto.

Per questo è necessario intervenire precocemente sul trauma ed è importante sapere che esistono trattamenti efficaci in grado di permettere di superare questo disagio e andare avanti con la vita.
La Terapia Cognitivo Comportamentale focalizzata sul trauma è un trattamento efficace e convalidato da numerose ricerche scientifiche (fonte American Psychological Association). Essa consiste nell’esposizione graduale a pensieri, emozioni e situazioni che ricordano il trauma. Nel corso della terapia, inoltre, s’identificano i pensieri associati all’evento traumatico che sono fonte di disagio – in particolare i pensieri che sono distorti ed irrazionali – e si apprende a sostituirli con una visione più equilibrata e realistica del mondo e della realtà.

Alcuni dei trattamenti proposti per guarire da questo disturbo non hanno ottenuto una validazione scientifica. Al contrario, le uniche due tecniche che hanno dato prova di efficacia ( l’ Esposizione Prolungata, la Terapia del processamento cognitivo) fanno parte della Terapia Cognitivo Comportamentale. Anche le ricerche sulla validità dell’ EMDR, secondo la fonte dell’ American Psychological Association, Division 12, appaiono confermare l’efficacia del metodo.

Vi invitiamo a consultare il sito dell’ APA (American Psychological Association), per visionare le terapie più efficaci.

fonte:http://www.iwatson.com/non-lasciarsi-travolgere-dagli-eventi/testa_rossa

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