La compassione tra tenerezza e crudeltà

La compassione può creare a una serie di considerazioni, ce n’è da scrivere un libro, un’enciclopedia. Ecco un elenco nominativo parziale: commiserazione, pietà, amore, comprensione, condivisione, empatia, simpatia, antipatia, intropatia, nirvana, misericordia. È il sentimento che proviamo nella lettura di Ettore e Andromaca, oppure nel racconto del sogno delle oche di Penelope al mendico che copre le spoglie di Ulisse; è la condizione che descrive Aristotele nella Poetica quando, unica volta nel testo, usa il termine catarsi; è la virtù quotidiana di Enea che porta il padre Anchise, sulla spalla sinistra, e il figlioletto Ascanio in salvo, o la vicenda della disobbedienza di Eros alla madre, per amare Psiche. Via via, fino alla letteratura romantica, e poi ancora la pietra dello scandalo nella controversia Nietzsche/Wagner riguardo a Schopenhauer.

Non siamo certi che questo sentimento, così come lo descriviamo noi contemporanei sia il medesimo. Non siamo neppure certi che le parole che usiamo per descrivere questi sentimenti corrispondano, in ognuno di noi, al medesimo. La compassione non è solo polisemica, è espressione sentimentale molteplice, singolare. Non c’è dubbio che la nostra compassione è influenzata dal romanticismo, Le affinità elettive e Cime tempestose. Ediz. integrale sono due differenti esempi di compassione, forse opposti. Come dice il poeta Horacio Ferrer, nella compassione c’è della follia.

Quereme asi, piantao, piantao, piantao…
Trepate a esa ternura de locos que hay en mi,
ponete esa peluca de alondras, y vola!
Vola conmigo ya! Veni, vola, veni!

I versi, musicati da Astor Piazzolla nella Balada Para un Loco (1969), parlano di tenerezza e, all’inizio, dicono: “Amami così, pazzo. Avvinghiati a questa folle tenerezza che c’è in me”.

La tendenza ad avvinghiarsi ha poco a che vedere con l’attaccamento, si tratta di scuole di pensiero differenti. Il termine attaccamento puzza di puritanesimo benpensante, può essere giusto o sbagliato, sicuro o disorganizzato; rinvia a un funzionamento. Questo aggrapparsi appassionato è già sempre con l’altro, non corrisponde a una pulsione naturale che precede la relazione, in principio era il legame.

Michael Balint (1896-1970) indica almeno due tipi di tenerezza, una tenerezza passiva e una tenerezza attiva, e sostiene che il desiderio di tenerezza appassionato, espresso dall’infante, non richiede un appagamento orgasmico. Indica l’ambiguità dei codici affettivi, della “confusione delle lingue” tra adulti e bambini. Si tratta di non fare confusione tra lingua della madre e lingua materna. La relazione d’amore primaria dell’adulto con il bambino è tenerezza, compassione nel senso di con-una-passione che si prolunga nel tempo, con intensità attenuata, plateau continuo d’intensità senza climax. L’infante esprime un desiderio di avvinghiamento, la tenerezza è altro dal piacere esplosivo, dobbiamo distinguere desiderio appassionato da piacere appassionato. Nella relazione tenera, alla passione infantile corrisponde un piacere tenero. La tenerezza attiva è precisamente il frutto dell’inibizione dell’eros inteso come sessualità genitale.

Se la tenerezza attiva non è passione orgasmica, la compassione non è sempre scambio simmetrico. All’aggrapparsi del bambino, del folle, dell’altro rispondo con tenerezza, passione attenuata, inibita. Questa forma della compassione si compone di un’estetica, un ricambio tenue di sensazioni. Si tratta della lingua della madre, che non è ancora lingua materna: la lingua materna appartiene al dominio della significazione, del sociale, la lingua della madre a quello delle sensazioni. Per la tenerezza bisogna regredire alla lingua della madre, divenire-donna. La lingua materna è dell’adulto, si possono avere più lingue materne, come nel caso del bilinguismo o del multilinguismo; la lingua della madre è una semiotica affettiva sfumata: fàtica, sensitiva, estetica, mai referenziale.

Il merito di Balint è avere tenuto conto del contesto, per non fare del moralismo psicoanalitico. Potremmo dire che i principi amorosi occidentali, accanto alla codificazione orgasmica, contengono forme e modi della relazione amorosa non orgasmica. Potremmo aggiungere che queste sono le maniere della compassione occidentale e giungere infine a parlare dell’erotica orientale come di qualcosa che si mantiene costantemente di sotto la soglia orgasmica, che produce piani d’intensità continui, come nelle sequenze fotografiche di Gregory Bateson che illustrano la vita quotidiana a Bali. Tuttavia nelle forme della relazione che abitiamo abbiamo bisogno di questa distinzione tra passione erotica e tenera compassione.

Dobbiamo però fare attenzione. Se la crudeltà, sul piano semantico, è l’opposto della tenerezza, nella dimensione estetica tenerezza e crudeltà si possono combinare; con le sensazioni è molto più difficile. La scena che più si avvicina a quest’ambivalenza si trova nell’opera cinematografica di Marco Bechis Garage Olimpo. Un torturatore reclutato dagli squadroni della morte durante la dittatura, si trova a dover torturare una donna che conosce bene, di cui è innamorato. Non si tratta, in questo singolare caso, di sadismo, benché il contesto generale della dittatura argentina rimandi alla Salò di Pasolini e all’opera di Sade; non si tratta neppure di masochismo, benché siano presenti certi negoziati sulla soglia del dolore, durante la scena delle torture. Quest’uomo è corrotto, la crudeltà corrompe la tenerezza.

Ma ecco un’altra storia: due amanti appassionati si scambiano crudeltà reciproche, si feriscono per rompere la loro relazione ma ogni volta questo incontro si rinnova. I due smettono di comprendersi. Dopo alcuni anni d’incontri clandestini appassionati, la tenerezza per i figli, per un coniuge – verso cui la passione sembrava attenuata, ma è rimasto l’amore come forma d’intimità prolungata; la tenerezza per gli anziani genitori, o per la morte di uno di loro, diventa più forte della passione. L’habitus, la rassegnazione, la vita quotidiana, le linee molari, che costringono alla moderazione, inibiscono, sono linee della tenerezza.

Durante la crisi i due si danno il cambio tra torturatore e torturato. Quando s’incontrano si rinfacciano quanto hanno reciprocamente ritirato dal gioco delle passioni, questo gioco si è ormai trasformato; ogni volta che si parlano alludono, sottendono, mostrano il proprio risentimento. Si parla di un evento capitato a uno dei due, di una vicenda politica, di un caso letterario, di un incontro; si cerca di fare finta di parlare d’altro. Inevitabilmente gli incontri finiscono con incomprensioni, discussioni, liti furibonde. Poi ci si rivede, per ripetere nuovamente quel diverso tipo di godimento crudele. E al contempo tenero. Nella compassione Eros si presenta nella maniera dell’amore materno, ma può capitare che le tenerezze che si scambiano gli adulti siano, in vari modi, mescolate con la crudeltà.

“Tra un essere e l’altro, scrive George Bataille (1897-1962), c’è un abisso, una discontinuità”. i tratta, per l’essere, di passare da questo isolamento verso un sentimento di continuità. La compassione è difficile perché lo stato d’isolamento è normalità, prevede una dissoluzione dell’Io, una dissolutezza. Qui la nozione di discontinuità andrebbe forse vista nei termini di discrezione. Discrezione ha infatti il senso della discontinuità, ma anche quello del rispetto. Balint dunque vede, nella tenerezza, una sorta di continuità incompleta, attenuata da una parziale discontinuità; si diventa adulti separandosi. Bataille invece insiste sulla nostalgia della continuità, che sembra essere ciò che è specifico dell’erotismo: erotismo del corpo, erotismo del cuore, erotismo sacro: “Ci manca il cuore all’idea che l’individualità discontinua che è in noi d’un tratto sia annientata”, scrive Bataille.

È pur vero che l’eros è, in ogni modo, una sospensione della discontinuità, che è temporaneo. Se si passa però dall’erotismo del corpo all’erotismo del cuore, è molto più complicato. L’erotismo del cuore è forse la fonte di quella nostalgia della continuità che, nel confonderci, rende precaria la nostra esistenza come esseri separati. Siamo sempre in conflitto tra la libertà e la fusione, potremmo quasi dire, seguendo le parole di Bataille, che il concetto di amore libero è un ossimoro. Ciò accade ai due amanti che, infine, non fanno altro che accusarsi reciprocamente di egoismo, di narcisismo. In ogni scambio verbale, senza volerlo, ciò parla. Come nell’espediente scenico di Romeo e Giulietta, gli amanti si congiungono nella morte per sfuggire il potente divieto di amarsi.

Questo tipo di compassione nostalgica, in cui la sospensione temporanea della discrezione si è dissolta, dove la dissolutezza ha ceduto alla dissoluzione perpetua dell’erotismo dei corpi – questa sensazione di morte per la nostalgia dei cuori che, senza corpo, non possono dissolversi mai più l’uno nell’altro; tutto ciò è la sintesi dell’esistenza, per questi amanti, di una compassione terribile, che ha il volto della crudeltà.

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2016/11/la-compassione-tra-tenerezza-e-crudelta.html
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...