PSICOLOGIA DEL PERDONO: BASTA UN GESTO PER CHIEDERE SCUSA?

Il concetto di perdono è tradizionalmente appannaggio di confessioni e credo religiosi e poco sembrerebbe avere a che fare con la psicologia.
Eppure da alcuni anni si parla di psicologia del perdono poiché questo concetto è divenuto un oggetto di interesse scientifico e diversi sono gli studi che lo hanno indagato dal punto di vista psicologico.
Perdonare è un processo psicologico complesso, solo parzialmente connesso a gesti di scusa e indennizzo da parte dell’aggressore.
Riconoscere la gravità del torto subito, provareempatia e ridefinire l’evento in termini costruttivi questi alcuni degli elementi fondamentali della psicologia del perdono.

La Psicologia Positiva del perdono

È stato recentemente pubblicato su Pnas un articolo sulla psicologia del perdono che suggerisce come gesti di scusa, assunzione di responsabilità e indennizzoda parte dell’aggressore siano elementi utili a promuovere un atto di perdono da parte della vittima.
Tali comportamenti avrebbero, secondo Michael Mc Cullogh e colleghi, una loro ragione evolutiva in quanto, tanto negli esseri umani quanto in alcune altre specie animali, la capacità di perdonare e superare i conflitti per preservare le relazioni importanti sarebbe funzionale e adattiva alla sopravvivenza degli individui e del sistema sociale.
Mc Cullogh è uno dei principali autori americani che, insieme a Robert Emmons, fa ricerca nell’ambito della Psicologia Positiva, quella branca della psicologia che studia i fattori che influenzano uno stato di benessere e felicità negli esseri umani. In particolare gli studi di Mc Cullogh non riguardano solo il perdono, ma anche atteggiamenti come la gratitudine su cui l’autore ha fatto numerosi studi volti a dimostrare il benessere fisico e psicologico associato ad essa.
In quest’ottica, dunque, il perdono viene concettualizzato come un fattore adattivo, risultato di unaselezione naturale e dipendente dal ricevere, da parte di chi ha recato offesa, una serie di comportamenti che dimostrino scuse, riconoscimento dell’offesa recata e proposte di risarcimento per la stessa.
Sembra, in altre parole, che in quest’ottica la psicologia del perdono riguardi soprattutto gliatteggiamenti e i comportamenti di chi ha offeso in un’ottica che vede il perdono come una capacità trasversale agli esseri umani e non solo.

Il perdono secondo la psicologia cognitivo-comportamentale

La Psicologia Positiva non è l’unica branca delle scienze psicologiche che si è interessata al perdono. Anche gli studiosi di psicoterapia cognitivo-comportamentale ne hanno studiato cause ed effetti sia nelle relazioni interpersonali che in psicoterapia.
Le ricerche in questa prospettiva sono tutte made in Italy e sono esposte nel volume Teoria e Clinica del Perdono edito da Cortina e scritto da Barbara Barcaccia, psicologa dell’Università dell’Aquila e Francesco Mancini, della società italiana di psicoterapia comportamentale e cognitiva.
Gli autori hanno studiato specificatamente il perdono interpersonale definendolo un processo psicologico complesso, che chiama in causa diversi fattori e diverse fasi.
Anzitutto è necessario riconoscere la gravità del torto subito: perdonare non significa assolutamente negarlo o dimenticarlo, ma prenderne pienamente coscienza. Solo così sarà possibile, attraverso le proprie capacità empatiche, mettersi nei panni dell’altro, non per giustificarlo, ma per comprendere le circostanze e le motivazioni che hanno determinato il suo gesto, assumendone la prospettiva.
In tal modo sarà possibile non solo contestualizzare l’offesa subita, ma ristrutturare cognitivamente l’evento assegnando ad esso un significato costruttivo per la propria vita.
In questa prospettiva, dunque, il perdono è un fenomeno processale e non puntuale: implica un percorso psicologico nel tempo, e non un semplice atto improvviso, che dipende soprattutto dalla psicologia della vittima a prescindere dal comportamento successivo dell’aggressore.

Perdonare secondo le neuroscienze

Un ulteriore contributo alla psicologia del perdono proviene dagli studi neuroscientifici svolti dal team di ricerca diretto da Pietro Pietrini dell’Università di Pisa.
Mediante tecniche di risonanza magnetica funzionale è stato dimostrato come, nel perdono, vengano effettivamente coinvolte quelle aree della corteccia cerebrale associate all’empatia e alla ristrutturazione cognitiva degli eventi.
Comprendere le ragioni di chi ci ha offeso e ridefinire l’evento in termini costruttivi sarebbero gli ingredienti principali della psicologia del perdono, le neuroscienze sembrano confermarlo.
E le scuse? A quanto pare potranno fare la differenza a patto che l’altro sia psicologicamente disposto ad accettarle e ad utilizzarle per dare un nuovo significato a quanto accaduto.
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