UMANA IMPERFEZIONE

Quando vennero ritrovati i manoscritti di Proust, ciò che colpì dal principio fu senz’altro la folla di foglietti su cui l’autore scriveva continue revisioni incollati ad ogni pagina. Si dice che non fosse mai abbastanza soddisfatto del suo lavoro, che trovasse sempre l’errore da correggere o l’arricchimento da apportare. Ma non fu certo il solo, molti famosi musicisti e pittori produssero innumerevoli bozze prima di arrivare a compimento dell’opera.

La tendenza alla perfezione è un potente motore per l’essere umano, una valida spinta all’azione, alla crescita e alla creatività ma bisogna stare attenti a non esagerare. Possiamo infatti dire che se da un lato esiste il perfezionismo “buono”, quel di cui abbiamo poc’anzi scritto, ne esiste un altro “cattivo” che potremmo immaginare come una sorta di trappola, di strumento di controllo.

Per tutta la vita siamo bombardati da messaggi che incitano alla perfezione; a scuola devi prendere voti alti, nello sport devi essere un campione, a lavoro tra i più competenti ed efficienti, in amore un amante impeccabile, un cittadino irreprensibile e in tutto questo devi poterti vantare di un corpo degno degli spot pubblicitari.

Ma la perfezione non è di questo mondo e nel vano tentativo di raggiungerla, le sue vittime soffrono spesso di stress, disturbi d’ansia e depressione da esaurimento.

Vi sono tre ordini di perfezionismo, di solito associati, e consistono in uno detto “narcisistico” di valorizzazione di se stessi, uno di “integrazione” in cui vi è un forte bisogno d’amore e approvazione degli altri ed uno infine di “controllo” teso ad evitare errori ed imprevisti.

L’eziologia del perfezionismo tossico possiamo rintracciarla nell’imitazione di comportamenti genitoriali altrettanto disfunzionali, nel voler riscattare al contrario un genitore che non è riuscito nell’autorealizzazione, in un’educazione particolarmente attenta ed ansiosa. Educare al miglioramento in senso generale è sen’altro cosa buona ma un genitore o un’insegnante non   dovrebbe mai omettere la naturale possibilità d’errore che caratterizza le fasi d’apprendimento e ne stimola l’approfondimento.

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2013/02/umana-imperfezione-cura-di-claudia.html
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