Il confronto con l’esperienza del panico

 

Dal diario di Munch:

«Mi ricordo benissimo, era l’estate del 1893. Una serata piacevole, con il bel tempo, insieme a due amici all’ora del tramonto. […] Cosa mai avrebbe potuto succedere? Il sole stava calando sul fiordo, le nuvole erano color rosso sangue. Improvvisamente, ho sentito un urlo che attraversava la natura. Un grido forte, terribile, acuto, che mi è entrato in testa, come una frustata. D’improvviso l’atmosfera serena si è fatta angosciante, simile a una stretta soffocante: tutti i colori del cielo mi sono sembrati stravolti, irreali, violentissimi. […] Anch’io mi sono messo a gridare, tappandomi le orecchie, e mi sono sentito un pupazzo, fatto solo di occhi e di bocca, senza corpo, senza peso, senza volontà, se non quella di urlare, urlare, urlare… Ma nessuno mi stava ascoltando: ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come se fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori. Non mi riconoscete, ma quell’uomo sono io. […] L’intera scena sembra irreale, ma vorrei farvi capire come ho vissuto quei momenti. […] Attraverso, l’arte cerco di vedere chiaro nella mia relazione con il mondo, e se possibile aiutare anche chi osserva le mie opere a capirle, a guardarsi dentro»

 

 

Le crisi di panico travolgono, come vampate improvvise, una condizione di vita che si svolgeva, almeno in apparenza, senza evidenti difficoltà di carattere emozionale. Tratto comune delle crisi acute d’ansia è il passaggio imprevisto e spesso imprevedibile da una condizione di compensazione ad una di rottura emozionale apparentemente sganciata da motivazioni di carattere personale e/o di carattere ambientale. Sovente gli attacchi possono presentarsi senza alcun segno che possa indicarne l’arrivo, in altri casi, invece, possono insorgere in risposta ad eventi che hanno un’importante connotazione traumatica. Le crisi tendono a manifestarsi nel contesto di un modo d’essere del soggetto in cui la disposizione all’ansia, per quanto compensata, è presente nello sfondo della vita emotiva e può accadere che la riattivazione di situazioni conflittuali interiori o eventi ambientali a valenza traumatica (o l’interazione tra le due componenti) portino a manifestazioni di panico improvvise e, in alcune circostanze, particolarmente intense. Il vissuto d’angoscia è spesso accompagnato da sensazioni di carattere somatico: nel giro di pochi minuti all’intensificarsi dell’angoscia si accompagnano condizioni cardiache, circolatorie, respiratorie e posturali che danno l’idea di una sofferenza non solo funzionale ma organica. Si sente “il cuore in gola” e si ha la sensazione di soffocare, si è colti da vertigine e da forte sudorazione, si sperimenta un senso di estraneità rispetto alla realtà delle persone e delle cose, talvolta, uno stato d’animo di “morte imminente”.

La crisi si esaurisce nel giro di alcune ore. E’ piuttosto frequente che, nel caso degli episodi iniziali, si propenda per una “diagnosi” di disturbo organico (di cui non c’è segno). In genere si arriva dallo psicoterapeuta solo quando si sia concluso il pellegrinaggio tra un esame strumentale e l’altro in area medica (spesso in cardiologia). La diagnosi differenziale, finalizzata ad eliminare ogni dubbio sulla possibile presenza di fattori organici, è certamente necessaria. D’altro canto è comune, paradossalmente, l’attitudine a sottovalutare l’importanza della sofferenza emozionale e il valore comunicativo della stessa. Sembra difficile, infatti, poter accogliere l’idea di un confronto con quegli aspetti del nostro vissuto personale e relazionale che, repressi e non adeguatamente assimilati, trovano nello stato di panico un linguaggio per affermarsi. Contestualizzare una crisi all’interno di una cornice di riferimento più complessa, che tenga conto delle sue implicazioni psicologiche e relazionali può, invece, essere di notevole aiuto. Individuare e affrontare subito le matrici psicologiche del panico può, in realtà, ridurre le possibilità che una condizione ad insorgenza acuta e temporanea si trasformi in un disturbo emozionale in cui lo “stato di allarme”, divenuto più stabile e durevole, tende a far precipitare l’ansia di fronte a situazioni altrimenti controllabili e gestibili.

fonte: http://www.dialogopsicologia.it/articoli/psicologia_clinica/esperienza_del_panico.html

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