Amore, faremo tardi anche oggi: esci dal bagno!” Quando il Disturbo Ossessivo Compulsivo tiene in scacco una famiglia

Esortazioni simili a quella che dà il titolo a questo breve articolo suoneranno familiari a molti. Chi non ha mai trovato il bagno di casa occupato proprio quando ne ha urgente bisogno? Chi non ha mai pregato un familiare di spegnere le luci mentre prova a dormire? Chi non ha mai visto due conviventi discutere perché uno dei due usa troppo dentifricio o troppo sapone o consuma tutta l’acqua calda? Nella maggior parte dei casi si tratta di inevitabili e banali attriti tipici della convivenza.
Ma cosa fare quando scene del genere scandiscono gran parte del tempo trascorso in casa?
Alle persone che vivono con un familiare affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) può accadere proprio questo: assistere a lavaggi interminabili, controlli ripetuti, rituali scaramantici, riassetti cervellotici, richieste insistenti, lentezze estenuanti. Giorno e notte in trappola, con il proprio caro, alla mercé di un ospite molesto: il DOC.
Se è vero che il DOC causa un deterioramento del clima familiare, è vero anche l’inverso: le interazioni problematiche alimentano il DOC stesso, in un circolo vizioso potenzialmente infinito. Capire e affrontare quest’aspetto del problema significa, in alcuni casi, curare in modo più incisivo il disturbo.
Il coinvolgimento dei familiari nel Disturbo Ossessivo Compulsivo e il ruolo da essi giocato nel mantenimento del disturbo è noto da tempo e viene solitamente descritto su un continuum che va da atteggiamenti estremamente accomodanti (accommodation) ad atteggiamenti opposti, dominati da antagonismo. In parole povere, alcuni familiari fanno tutto quello che il paziente chiede per contenere la propria ansia ossessiva e all’occorrenza anticipano le sue richieste, altri aggrediscono il paziente rimproverandolo o bloccando con la forza i suoi rituali, altri ancora oscillano tra le due modalità contrapposte. Nessuno dei due atteggiamenti ha effetti positivi duraturi, sebbene il familiare possa illudersi che la compiacenza smorzi le tensioni e che l’antagonismo inibisca definitivamente i rituali.
ll continuum tra accomodamento e antagonismo aiuta terapeuti, pazienti e familiari a riconoscere e contrastare molte delle modalità relazionali disfunzionali determinate dal DOC. Tuttavia, i familiari non si limitano a compiacere o ad aggredire il proprio caro affetto dal disturbo. L’osservazione clinica mostra, ad esempio, che molti familiari, prima di assecondare una richiesta ossessiva, usano strategie persuasive allo scopo di convincere il proprio caro dell’inconsistenza delle sue paure. Non lo fanno in modo accomodante né in modo aggressivo: usano la logica e la dialettica allo scopo di smontare le ragioni del disturbo, ma falliscono miseramente. In altri casi, ricorrono, sempre a fin di bene, a forme pacifiche e benevole di pressione morale (“Amore, per favore, non rovinarti la vita… Fallo per me!”), che non sono in senso stretto né antagonistiche né accomodanti, ma altrettanto controproducenti.

La complessità del disturbo e degli scenari familiari appena descritti non deve scoraggiare. La terapia cognitivo-comportamentale rappresenta da circa cinquant’anni un trattamento elettivo del disturbo ed è in continua evoluzione grazie anche al parallelo sviluppo di modelli psicopatologici sempre più accurati e scientificamente fondati. La conoscenza dei meccanismi individuali e dei circoli viziosi interpersonali coinvolti nella genesi e nel mantenimento del DOC consente oggi di proporre un aiuto tecnico sempre più mirato e completo al paziente e, all’occorrenza, ai suoi familiari.

fonte: https://cognitivismo.com/2016/07/04/amore-faremo-tardi-anche-oggi-esci-dal-bagno/

Per approfondimenti:

Cosentino, T., Faraci, P., Coda, D., D’Angelo, R., De Pari, L.A., Di Crescenzo, M.R., Scelza, A. (2015), “Family accommodation in Obsessive-Compulsive Disorder: a study on associated variables”. In Clinical Neuropsychiatry, 12, 5.

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Mancini, F.,  a cura di, (in press), “La mente Ossessiva. Curare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo”. Raffaello Cortina, Milano.

Saliani, A.M., Barcaccia, B. (2009), ” Interpersonal cycles in the treatment of OCD: empirical data and indications for treatment”.

39th EABCT Annual Congress

Dubrovnik, 16-19 Sept. 2009

Saliani, A.M., Barcaccia, B., Mancini, F. (2011),  “Interpersonal vicious cycles in Anxiety Disorder”. In Rimondini, M. (a cura di), Communication in Cognitive Behavioural Therapy. Springer, New York, pp.149-183.

Saliani, A.M., Cosentino T., Barcaccia, B., Mancini, F. (in press). “Il ruolo dei familiari nel mantenimento del disturbo ossessivo-compulsivo. Psicoeducazione e psicoterapia”. In Mancini, F. (a cura di), La Mente Ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Raffaello Cortina, Milano.

Saliani, A.M., Mancini, F., Barcaccia, B., Capo, R., Cieri, L., Gangemi, A., Gragnani A., Perdighe, C., Rainone, A., Romano, G., Saettoni, M. (2007). “Il razionale della psico-educazione nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo.”

Convegno “Il disturbo ossessivo-compulsivo: psicoeducazione, supporto ai familiari, terapia in età evolutiva”. Roma, 23 ottobre 2007.

van Noppen, B.L., Rasmussen, S.A., Eisen, J., McCartney, L. (1990). Family function and treatment in obsessive compulsive disorder. In MA Jenike, L Baer, WE Minichiello (Eds), Obsessive-compulsive disorder: Theory and management (2nd ed). Littleton, MA: Year Book Medical Publishers, Inc.

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