Te l’ho chiesto io. La pretesa nevrotica, un gioco di potere!

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Sarà sicuramente difficile incontrare qualcuno che non si sia trovato davanti ad una richiesta, o meglio, una pretesa in ambito relazionale imposta su basi prive di ogni fondamento e sostenuta solo da dinamiche emotive. In ambito famigliare, e soprattutto, nelle coppie, questi giochi “irrazionali” sono alla base di litigi, conflitti e, in certe occasioni, addirittura di rotture. A quanti uomini una propria compagna ha chiesto di rinunciare alla palestra, a un corso di formazione, un viaggio di lavoro o di fare un acquisto al di fuori della propria portata economica? O a quante donne il proprio compagno ha chiesto di non andare a cena con le amiche o di non seguire un corso di aerobica? “Vorrei che non andassi in quel posto perché sono io che te lo chiedo”, “mi piacerebbe che rinunciassi a quella cosa solo per me” o, ancor peggio, “devi farlo perché è una cosa che ti chiedo io” e davanti a richieste di spiegazioni che possano supportare le motivazioni di tale richieste si ottengono risposte ancora più rigide del tipo: “semplicemente perché te lo sto chiedendo io”.

Nel 1982 gli Psichiatri Sarteschi e Maggini nel loro Manuale di Psichiatria descrissero la medesima dinamica osservata negli anziani e che definirono “pretesa nevrotica” ossia una richiesta irrazionale e priva di fondamento basata esclusivamente sulla forza della pretesa e che determina reazioni di frustrazione e di rabbia quando questa viene, giustamente, messa in discussione dal soggetto al quale tale richiesta viene inflitta.

La pretesa nevrotica, spesso, è sostenuta da motivazioni fittizie e, il più delle volte, il richiedente difficilmente si accorge della natura infondata di tale richiesta poiché radicata su basi prettamente emotive legate, come direbbe Jay Haley, su celati giochi di potere che aleggiano all’interno di una coppia, una famiglia o un gruppo.

Il rifiuto di accettare una pretesa nevrotica è percepito come una sorta di ferita narcisistica a cui il compagno o la compagna ha inflitto per motivi, o almeno così interpretati, di egoismo personale. Più essa viene rifiutata più questa diviene rigida e più il richiedente si accanisce aggiungendoci motivazioni addirittura paranoiche: “perché non fa questa cosa per me?”, “cosa nasconde?”, “che progetti occulti avrà sotto questa scelta?”; non accorgendosi che il rifiuto, spesso accanito, è la diretta conseguenza della natura irrazionale e inutile della rinuncia verso la quale si è “invitati”.

La richiesta nevrotica può essere infarcita di motivazioni di emergenza legate a gelosie (anche se quest’ultime, seppur comprensibili fino a un certo punto, difficilmente vengono ammesse), a questioni funzionali che mettono in ballo gli orari poco comodi, il bisogno di un aiuto o di altro privo di un reale elemento fondato. Nel tempo il richiedente si convince sempre di più della natura “onesta” e importante della sua richiesta al punto tale da portare avanti vere battaglie emotive, seppur sempre irrazionali, per far si che si realizzi. L’aspetto davvero frustrante è che non ottenendo la concretizzazione di una richiesta del genere il richiedente si sottrae, per ripicca, da impegni già presi e davvero importanti in ambito relazionale, effettuando paragoni fittizi tra la scelta di non accondiscendere del o della partner e altre scelte di natura più fondata: “se non rinunci alla cena con gli amici io non verrò mai più a far visita ai tuoi genitori” mettendo, in modo arbitrario, sullo stesso piano argomenti e impegni di natura completamente diversa. Più il partner cerca di separare i livelli più l’idea legata alla giustezza della propria pretesa si rinforza.

Essa possiamo paragonarla a una sorta di prova d’amore in cui la dama chiede al proprio cavaliere un atto di coraggio dal nulla, come passare in un cerchio di fuoco o attraversare un fiume di coccodrilli, solo per avere la dimostrazione di quanto si sia disposti a fare per la propria amata. Soltanto che fiamme e coccodrilli vengono sostituiti dalla rinuncia verso qualcosa di innocente ma che piace tanto al partner o alla partner. Questo nei casi più innocenti (si fa per dire) poiché in virtù di una prova d’amore, spesso basata su una credenza irrazionale e nevrotica del tipo “se mi ama deve sacrificarsi”(1) si sfocia, quasi come percorso inevitabile legato ad essa, in ripicche e ricatti che aprono le porte verso conflitti e rotture. E per cosa?

Dietro una pretesa legata alla prova d’amore, tuttavia, vi sono dinamiche meno innocenti ma legate a giochi di potere. O, meglio, la richiesta della prova d’amore si trasforma in un gioco di potere dove il richiedente ha l’inconscia necessità di dimostrare il proprio dominio.

Il partner che rifiuta un nuovo impegno o accetta una richiesta irrazionale, senza se e senza ma, viene percepito come estremamente gratificante e la sua rinuncia, in realtà, non ha coperto un reale bisogno di aiuto o fondato da altre motivazioni reali, bensì ha solo gratificato quella richiesta di superiorità relazionale grazie alla quale si è riusciti ad ottenere qualcosa, solo perché la si è pretesa! Anche se il tutto va a discapito delle reali esigenze del o della compagna.

Non sto affermando che non siano legittime certe richieste, poiché vi sono decine di motivazioni reali che possono spingere una o un partner a pretende qualcosa, ma la richiesta funzionale è ben motivata – questioni economiche, reale sottrazione del tempo a questioni più importanti e cose simili – ma se seguite da affermazioni come quelle su riportate il sospetto della pretesa nevrotica non può non esserci.

Che si tratti di giochi di potere può essere sostenuto anche dal fatto che le pretese nevrotiche sono una caratteristica dei luoghi di lavoro dove, chi percepisce di avere un ruolo su un piano superiore rispetto ad un altro effettua richieste dall’area irrazionale. A quanti è capitato di percepire una richiesta del suo capo ufficio come inutile e insensata? Tale sensazione può essere il campanello di allarme di una “semplice” dinamica di potere in cui la soddisfazione del “ l’ho chiesto io” è legata alla gratificazione narcisistica di aver imposto il proprio volere. Che si tratti di coppie, di famiglie, di genitori (quanti genitori impongono scelte prive di senso?), o di luoghi di lavoro, l’imposizione del proprio potere, seppur mascherato in qualche modo, è una esperienza potente e estremamente gratificante. Anche se, il più delle volte, rappresenta un elemento di disequilibrio che induce alla rottura.

Avete una richiesta? Motivatela e discutetela senza ripicche. Sostituiamo, in questo modo, un atto di potere con uno di maturità.

fonte: http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6479-chiesto-pretesa-nevrotica-gioco-potere.html

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