Vampiri Affettivi e Vampiri Virtuali

Vampiri affettivi e vampiri virtuali

Un argomento vasto e complesso quello della manipolazione nelle relazioni interpersonali, così come delicato e articolato è quello ad esso correlato delle dipendenze affettive (di cui, in diverse occasioni, mi sono occupata in questo blog). Eppure la Rete pullula di semplicistici libretti di istruzioni per difendersi da queste complesse e dolorose trappole relazionali: vi sono puntuali decaloghi per disfarsi del vampiro affettivo trafuga-certezze, manuali di sopravvivenza al manipolatore scippatore di autostima e accurate diete per digerire i chili di insicurezze accumulati a causa di questi predoni di buoni sentimenti. Navigando in alcuni spazi virtuali dedicati a questo tema, confesso la fatica per individuare l’identikit di chi, a detta di chi li frequenta, possa ragionevolmente vantare l’ampolloso titolo di “Signor np” (deduco, in attesa di essere smentita, che l’acronimo stia per “narcisista patologico”). E’ sufficiente una lettura veloce e superficiale di alcuni di questi forum per accorgersi che in questo vastissimo calderone è possibile rintracciare, a parte qualche rara eccezione con i tacchi a spillo, un’ampia e variegata rappresentanza del popolo maschile: uomini che non si sono mai decisi a lasciare moglie e figli per andare a vivere con l’amante, partner che hanno avuto l’ardire di risentirsi per aspre offese nei propri confronti da parte dei suoceri (pretendendo addirittura che la moglie chiedesse alla propria famiglia di riservargli il rispetto dovuto) e ancora, uomini rei di essersi ripetutamente dimenticati di compleanni e anniversari! In questo magma è finito persino un malcapitato ragazzino colpevole, dopo aver litigato con la propria fidanzatina, di averla bloccata su Facebook per un giorno intero, salvo poi tornare sui propri passi, ammettere il proprio errore spiegando i motivi per cui era arrabbiato e chiedere scusa (roba che Goleman e Gottman, teorici dei costrutti e delle tecniche dell’Intelligenza Emotiva, avrebbero di che essere fieri di lui!). La verità è che fino a qualche tempo fa, a chi metteva in atto i comportamenti di cui vengono accusati alcuni di questi signori venivano riservati ben altri termini, magari in alcune circostanze meno eleganti, ma che almeno non avevano la pretesa di patologizzare ciò che patologico non è.

Relazioni di aiuto e Relazioni abusive

Gabbard, colonna portante della psicologia contemporanea, punto di riferimento per quanto concerne le componenti descrittive dei disturbi psichici, in un lavoro del 1995, ammetteva le enormi difficoltà a “determinare quali tratti indichino un Disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali”. Il fatto che moltissimi di questi spazi virtuali vengano gestiti da soggetti privi della benché minima competenza legittimamente riconosciuta in materia e, fatto assai più grave, che le presunte “diagnosi psicologiche” vengano fatte a distanza e a soggetti terzi, dovrebbe indurre chi li frequenta ad un’attenta riflessione. Il dato ancora più inquietante è che alcuni di questi soggetti si spingono a propinare lectio magistralis sull’eziologia, lo sviluppo e il riconoscimento di quadri psicopatologici di enorme complessità, completando le proprie dissertazioni con la promozione di “incontri” (al limite dell’esercizio abusivo della professione psicologica!) per imparare a riconoscere questi numerosissimi vampiri che abiterebbero indisturbati i nostri quartieri! Affidarsi a questi sedicenti esperti delle relazioni di aiuto equivale a mettere il proprio benessere psicologico nelle mani di chi pensa basti un giro in lavatrice dei vostri panni per lavare via la sofferenza. E se è pur vero che il solo titolo accademico non sia di per sé garanzia di competenza e professionalità, è altrettanto palese che nessuno si affiderebbe ad una falegname per curare l’osteoporosi, né che possa costituire titolo preferenziale l’aver vissuto esperienze di vita similari, come alcuni di questi “esperti” vantano nel proprio curriculum vitae. Un po’ come se una donna con squilibri ormonali, anziché rivolgersi al proprio medico di base per individuarne eziologia e cura, affidasse la sua salute alla dirimpettaia reduce da una recente e sgradevolissima sindrome premestruale! O, rovesciando la medaglia, come se io, mi mettessi improvvisamente a impartire lezioni su particelle elementari e buchi neri dopo aver ascoltato Piero Angela in qualche replica di Quark!

La manipolazione si nasconde anche dietro lo schermo

A dispetto di quanto si legge in molti di questi salotti virtuali, il termine “narcisismo” non solo non ha un’accezione negativa intrinseca come qualunque professionista potrà confermare, ma caratterizza alcune importantissime fasi evolutive dello sviluppo psichico infantile e rappresenta un fattore cruciale per il consolidamento dell’autostima e della sicurezza in se stessi. Basterebbe questo per comprendere come semplicistiche istruzioni per “sfuggire al tenebroso fascino del narciso seduttore” o per “sottrarsi al pranzo domenicale con la sgradevole mamma del fidanzato narcisista siano aride di significato, derivino da alcune improprie distorsioni del termine e rischino di svuotare di senso e di valore la sofferenza di chi, suo malgrado, ha davvero patito le sofferenze psicologiche di relazioni malate!
Lo spinoso tema della manipolazione relazionale e delle personalità narcisistiche dovrebbe essere affrontato con la serietà che merita e solo da chi possa vantare consolidata esperienza e comprovata competenza sull’argomento. Trattare un problema così complesso (che non di rado sfocia in terribili drammi di cronaca nera), come se si gestisse un sito di gossip, è frutto di colpevole incoscienza quando non anche di becero opportunismo, considerando gli interessi economici che spesso si celano dietro questo tipo di informazione del tutto priva di fondamento scientifico. Un’informazione distorta e pericolosa che se da un lato legittima la colpevolizzazione tout court dell’altro anziché promuovere una sana e faticosa riflessione, dall’altro facilita l’abuso di etichette diagnostiche per definire comportamenti che, quand’anche riprovevoli e inopportuni, in molti casi nulla hanno a che vedere con intenti manipolativi o quadri personologici borderline sottostanti.
Quando finisce una relazione sentimentale, soprattutto se è stata burrascosa, è necessario tanto elaborare il lutto, quanto prendere coscienza del proprio “contributo” per eludere il rischio di riproporre i medesimi copioni comportamentali nelle relazioni successive. Diventa indispensabile farlo soprattutto quando si è stati realmente intrappolati in una ragnatela di comportamenti e comunicazioni manipolative, affidandosi solo a personale esperto e specializzato, con cui avviare un percorso di sostegno che aiuti a riappropriarsi della serenità perduta, attraversando il dolore che imprigiona l’anima.
In alternativa si può perseverare ad attribuire la colpa al partner, scegliendo di restare impantanati nelle sabbie mobili della propria rabbia e rintracciando sterili conferme delle proprie ragioni nell’eco delle proprie stesse parole. Restando impigliati nella “Rete” di altri “vampiri” che cavalcano l’onda della nostra sofferenza alla ricerca di Like che gratifichino i propri bisogni narcisistici e di banconote che appaghino quelli del proprio conto corrente.

fonte: https://psichenessunoecentomila.wordpress.com/2016/03/23/vampiri-affettivi-e-vampiri-virtuali/

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