Cybercondria: una patologia da non sottovalutare

Young woman looking desperately at a laptop
Un tempo c’erano gli ipocondriaci, persone che pensavano di essere costantemente malate e che quindi erano impegnate a tessere giornalmente relazioni di visita e consulto con i medici. E’ interessante notare che la parola ipocondria deriva dal greco, dall’unione delle parole “hypo”, che significa “sotto”, e da “khondros”, che significa “cartilagine sternale”. Lo spazio che si trova sotto le costole, dove si trovano gli organi depuratori come il fegato e la milza, era infatti ritenuto cruciale in antichità, perché si pensava che la malinconia e la tristezza dipendessero dal malfunzionamento di questi organi.
I tempi sono cambiati e se attualmente si è compreso che l’ipocondria è una conseguenza della paranoia, i medici non hanno fatto bene i conti con l’avvento della rete, perché una nuova patologia si sta profilando all’orizzonte. Si tratta della cybercondria, ovvero dell’atteggiamento ipocondriaco riversato sulla rete, in versione 2.0.
Otto persone su dieci negli Stati Uniti e oltre il 32% in Italia di persone consultano continuamente la rete, in particolare Google, per avere a disposizione notizie fresche sulla loro salute, per capire quali sono i sintomi che presentano e che malattia possono nascondere. Si tratta di un fenomeno pericoloso, perché chi un po’ ipocondriaco lo è per natura è tentato a scavalcare il medico e quindi a cercare le risposte di cui ha bisogno sulla rete.
Il risultato è una confusione accesa, tanto più che gli esperti affermano che nessuna fra le prime dieci ricerche disponibili in rete può donare responsi positivi o veritieri alle domande poste. Si tratta di post generalisti, molto spesso ben indicizzati e quindi lontani anni luce dalla realtà scientifica, che a conti fatti creano confusione nei pazienti e non li aiutano a trovare risposte vere sul loro reale stato di salute.
fonte: http://www.psicozoo.it/2016/03/25/cybercondria-una-patologia-da-non-sottovalutare/
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