Il pensiero negativo: spezzare la catena dipende da noi!

Vi è capitato di ritrovarvi a pensare a qualcosa di negativo e rimanere intrappolati in questo vortice facendovi rovinare la giornata? Leggiamo l’esperienza di Anna.

Anna si ritrova a passeggiare per strada in un pomeriggio di sole, ad un certo punto dall’altro lato della strada vede passare sul marciapiede Giulia, la sua amica che non vede da diverso tempo, ma con la quale intrattiene un buon rapporto. Anna si affretta a salutare Giulia chiamandola per nome per farsi notare, ma Giulia prosegue per la sua strada senza salutare Anna. A questo punto Anna inizia a farsi avvolgere da una spirale di pensieri negativi… “cosa avrò fatto di male a Giulia per non meritare nemmeno il suo saluto?”, “eppure mi sono sempre comportata bene con lei, ogni volta che ha avuto bisogno io c’ero” , “qualcuno le avrà parlato male di me e adesso mi evita” ,  “ecco vedi non sono in grado di tenermi gli amici” , “forse c’è qualcosa che non va in me”…

A volte è facile cadere in questa catena di pensieri negativi e spesso la sensazione che ci lasciano addosso è tutto tranne che positiva. Possiamo rimanere ingabbiati nei nostri pensieri per ore e a volte anche tutto il giorno, facendo sì che la nostra giornata si rovini, che si crei del malumore e che questo incida a sua volta sulle relazioni sociali che ci troviamo ad affrontare. Ci troviamo poi a volte a pensare che tanto questa giornata finirà e domani ne inizierà una nuova, dove magari sarà tutto più rosa. Eppure questa modalità di farsi ingabbiare dai pensieri negativi è una tendenza che la nostra mente ha e che spesso influenza molte delle nostre giornate diventando quasi un’abitudine.

Siamo biologicamente predisposti a pensare negativo:

Secondo alcune ricerche, si evince come il nostro cervello sia impostato per individuare il negativo o il pericolo e scartare il bene, questo meccanismo è stato fondamentale per l’evoluzione dell’uomo. Gli stimoli negativi infatti vengono recepiti dal nostro cervello molto più velocemente di quelli positivi e questo in passato ha permesso alla specie di sopravvivere. Da alcuni studi è emerso come ad esempio, le persone siano in grado di identificare volti di persone arrabbiate più veloce di quelle felici, e ciò accade anche quando queste immagini vengono proiettate così velocemente che non implicano un riconoscimento consapevole da parte della persona. La tendenza alla rimuginazione può addirittura compromettere le strutture neurali che regolano le emozioni, la memoria e i sentimenti. L’amigdala e il talamo non sono in grado di operare una differenziazione tra lo stress e i pensieri negativi ipotetici (che noi stessi creiamo) e quelli che appartengono alla realtà, si limita semplicemente a leggerli come negativi.

Possiamo cambiare il nostro modo di pensare  

Riprendiamo l’esempio di Anna e ipotizziamo che anche questa volta Giulia non la saluti. Se Anna invece di farsi ingabbiare dai pensieri negativi, operasse un’inversione e decidesse che oltre a quei pensieri ci sono anche altre possibilità come ad es. “Giulia potrebbe tranquillamente non avermi vista” “stava passando un camion, il rumore può aver coperto la mia voce e non mi ha sentita”, tutto questo potrebbe far si che la sua giornata si concluda in modo molto diverso da prima e che i pensieri siano più positivi. Noi generiamo i nostri pensieri, ma noi non siamo il nostro pensiero. Siamo artefici delle valutazioni che facciamo di un certo evento, possiamo decidere di attribuire ad esso un contenuto negativo, ma  soprattutto possiamo scegliere di rimanere sul presente e dare una valutazione positiva all’esperienza che abbiamo vissuto.

fonte: http://www.psicologo.torino.it/index.php

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