In famiglia, a ciascuno…il suo letto

Una riflessione semplice ma concreta su come gli spazi della casa possano essere spazi psicologici e relazionali capaci di rivelare disagi e blocchi evolutivi del sistema famiglia.

Nella mia esperienza di terapeuta familiare capita spesso di trovare situazioni di disagio nelle relazioni tra i membri riconducibili a fasi di cambiamento affrontate con difficoltà o vera e propria sofferenza psicologica. Il ruolo del terapeuta è allora quella di favorire questi passaggi dando anche strumenti concreti da cui partire.

Non è inusuale, ad esempio, scoprire come, nella gestione della quotidianità, in molte famiglie sia diventato “normale” che i bambini dormano nel letto dei genitori per molti anni (fino a 7, 8, 10 anni!). Sottolineo nel letto DEI genitori e non COI genitori perché, di contro, spesso uno dei genitori (più comunemente il padre) è praticamente esiliato per anni a dormire sul divano o nel lettino preparato per il figlio con tanto di piumone di Peppa Pig o cuscino delle Winx.

Col rischio di risultare fin troppo direttivo sono convinto che, ad un certo punto, sia fondamentale che ciascuno dorma e si riappropri del proprio letto. Se questo risulta difficile, se vengono posti tanti problemi nell’affrontare questo vero e proprio compito evolutivo, significa che c’è un problema sottostante.

Il figlio nel letto dei genitori può essere allora il segnale di un problema nella coppia, che magari nasconde così la fatica di ritrovare la propria intimità, il proprio spazio di coppia. Il figlio allora si infila, suo malgrado, in questo spazio relazionale divenuto vuoto che è rappresentato dal letto.

Dico “suo malgrado” perché ogni genitore dovrebbe aver chiaro che quello spazio vuoto nel lettone di mamma e papà è un posto scomodo per i bambini, è un posto che sentono di dover riempire ma che non appartiene a loro.

Ben inteso, poter giocare la domenica mattina tutti insieme sul lettone può essere un momento di serenità e di ritrovo per la famiglia, purché siano i genitori a “regolamentare” l’accesso a quello spazio.

In un ambito di sostegno alla famiglia quando sentiamo frasi del tipo “…ma è il bimbo che di notte viene e si infila nel letto” oppure “preferiamo così perché mio marito russa tanto!” oppure “…è che a me piace guardare la TV fino a tardi, quindi rimango a dormire sul divano” credo che sia compito del terapeuta entrare più a fondo nelle dinamiche familiari per ristabilire un maggiore equilibrio, anzi, accompagnare la famiglia verso un nuovo equilibrio più sano e funzionale dove ciascuno svolga, nella famiglia, il proprio ruolo e occupi il proprio spazio. A partire dal letto!

fonte: http://www.guidapsicologi.it/articoli/in-famiglia-a-ciascunoil-suo-letto?&utm_medium=social&utm_source=facebook&utm_campaign=paidcontest
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...