Attacchi di panico: la libertà imprigionata

L’attacco di panico è divenuto quasi il segno rappresentativo del male inafferrabile del nostro tempo. È un malessere senza ragione apparerente, che può colpire chiunque.

L’ansia e l’attacco di panico sono tra le situazioni più sgradevoli che un individuo possa vivere, ma senza di loro la nostra specie non sarebbe sopravvissuta. La domanda è: perché s’innescano queste reazioni?

Potremmo interpretare queste risposte come dei meccanismi di attacco e fuga che ci strappano al pericolo. Volendo far riferimento alle origini della nostra specie, se davanti a un animale pericoloso ci fossimo fermati a riflettere saremmo stati divorati.

Il nostro cervello, in caso di paura, attiva quei sintomi che predispongono il nostro corpo all’attacco o alla fuga, il sistema limbico (l’area delle nostre emozioni) e, allo stesso tempo, diminuisce l’attivazione delle zone più cognitive e razionali, quindi l’area prefrontale e frontale.

Dinanzi a una minaccia il nostro cervello inizia a inviare segni particolari al nostro organismo, come quella tipica respirazione rapida e a piccoli tratti; la sensazione è la mancanza d’aria, in realtà l’ossigenazione aumenta e questo è il primo sintomo che provocherà tutto il resto. L’eccesso di ossigenazione procura, per esempio, l’aumento dei battiti cardiaci.

A sua volta il cuore, pompando più rapidamente, porterà a una maggiore affluenza di sangue agli arti diminuendola invece verso gli organi interni. Nel caso fossimo colpiti a un organo, questo lascerebbe uscire meno sangue consentendoci di difenderci o di darci alla fuga malgrado la lesione. Anche l’intorpidimento ha un valore nel circolo dell’attacco e della fuga: una minore sensibilità agli arti permette di continuara a lottare o di fuggire.

Possiamo presentare il problema da un altro punto di vista: quando interpretiamo uno stimolo o una situazione come potenzialmente pericolosi, si attiva il sistema che ci dice di scappare o lottare. Aumenta la vigilanza, lo “stato di allerta” e per questo l’attacco di panico è caratterizzato da fenomeni quali iperventilazione, tachicardia, formicolii, stordimento della vista, sudore freddo, sensazioni di perdita dei sensi. Tutti sintomi che il nostro cervello, guarda caso, inizia a inviare di fronte a una percezione di pericolo.

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Ma cos’è un attacco di panico?

Gli attacchi di panico rappresentano un vero e proprio disturbo psicologico accettato dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e fanno parte dell’ampio filone dei Disturbi d’Ansia. In generale, l’ansia è una sensazione di smisurata inquietudine e preoccupazione, una condizione di allerta in cui l’individuo che ne è colpito vive un’eccessiva sollecitazione emotiva esprimibile in sensazioni di sgomento, paura, minaccia, pericolo alla propria vita.

L’ansia è un sottile rivolo di paura che s’insinua nella mente. Se incoraggiata, scava un canale nel quale tutti gli altri pensieri vengono attirati.

(Robert Bloch)

In tale ambito, il disturbo attualmente più diffuso risulta essere appunto il Dap, ovvero il Disturbo da attacchi di panico: secondo fonti scientifiche (DSM IV – Manuale Diagnostico dei disturbi mentali) ne soffrono dall’1, 5% al 4% della popolazione europea, vale a dire una persona su 67 o una persona su 25.

I numeri

Sono circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta l’esperienza di un attacco di panico. Si tratta di un caso isolato per molti, che si trasforma però in una malattia in un caso su due, infatti secondo l’Alpa (Associazione liberi dal Panico e dall’Ansia), in Italia oltre 5 milioni di persone soffrono di panico. Non dimentichiamo poi quei due milioni per i quali la malattia ha assunto un andamento cronico con episodi ripetuti.

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La presenza ininterrotta di questo malessere indica, evidentemente, l’esistenza di un forte disagio nella nostra società. Tra le cause più comuni è doveroso citare lo stress, altra patologia del nostro tempo. Tra altre possibili scintille è possibile individuare la genetica, la morte o la grave malattia di una persona cara, grandi cambiamenti e gli eventi traumatici. Purtroppo, però, non sempre la causa è riconoscibile. Il rischio è che si generi un circolo vizioso dal quale potrebbe essere difficile uscire e la cosiddetta paura della paura è dietro l’angolo.

Le persone che soffrono di problemi come il panico, di fatto, vanno in panico all’idea di andare in panico. È il fatto stesso di pensare al problema, ad alimentarlo. In altre parole, il problema più grosso non è il problema originario, ma il problema che si ha con quel problema. La chiave sta nello spingere le persone al punto in cui non gli importa più di avere quel problema.

(Richard Bandler e Owen Fitzpatrick)

Seguendo una terapia adeguata si può fare tanto ed è possibile guarire per sempre. In diversi casi, soprattutto se mal curati, è invece probabile una ricaduta. L’importante è non perdere mai la speranza e cercare di prendere in mano la situazione il prima possibile.

fonte: http://www.guidapsicologi.it/articoli/attacchi-di-panico-il-disturbo-del-nostro-tempo

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