Disturbi del sonno e insonnia

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E’ risaputa l’importanza che il sonno abbia per il completo benessere psico-fisico dell’individuo. Solo riposando bene si può affrontare adeguatamente l’intera giornata e i vari impegni quotidiani.

Purtroppo, però, sono sempre più frequenti i soggetti che soffrono di disturbi del sonno. Diverse indagini epidemiologiche dimostrano, infatti, che circa il 30% della popolazione manifesta occasionalmente qualche problema del sonno e che l’insonnia, nello specifico, è un disturbo presente nel 10-13% delle persone adulte.

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali divide i disturbi del sonno in quattro sezioni principali secondo l’eziologia presunta.

Nello specifico, distingue tra:

1) Disturbi primari del sonno: non attribuibili a nessuna condizione medica generale o a disturbi mentali o ad assunzioni di sostanze. Si presume che insorgano da anomalie della regolazione del ritmo sonno-veglia;

2) Disturbi del sonno correlati ad altro disturbo mentale: sono secondari ad altri disturbi mentali diagnosticabili, in genere disturbi dell’umore o d’ansia, ma abbastanza gravi tanto da richiedere un’attenzione clinica indipendente;

3) Disturbi del sonno dovuti ad una condizione medica generale: ci si riferisce ad un disturbo del sonno conseguente agli effetti di una condizione medica sul sistema sonno-veglia;

4) Disturbo del sonno indotto da sostanze: che implica disturbi del sonno causati dall’uso o dalla recente interruzione di sostanze, inclusi farmaci.

L’insonnia rientra all’interno dei disturbi primari del sonno. Tale disturbo è caratterizzato da un vissuto di difficoltà ad iniziare o mantener il sonno, o di un sonno “non ristoratore” che dura per almeno un mese e causa uno stress clinicamente significativo o menomazione nell’area sociale, lavorativa o in altre importanti aree del funzionamento.

Quello dell’insonnia è un disturbo troppo spesso sottovalutato, sia dai pazienti che dai medici. I primi, infatti, tendono a procrastinare la ricerca di un aiuto specialistico, in quanto convinti del fatto che la situazioni si possa risolvere da sé. Il medico, dal canto suo, non sempre dedica il tempo necessario ad effettuare una corretta valutazione e diagnosi differenziale. Per tale ritardo nell’intervento, spesso l’insonnia tende a cronicizzarsi.

Secondo il modello delle 3 P, è possibile considerare l’insonnia come il prodotto dell’azione nel tempo di tre fattori. Il primo fa riferimento ai fattori predisponenti, cioè una predisposizione innata a sviluppare livelli elevati di attivazione emotiva e/o cognitiva. All’interno dei fattori predisponenti si aggiungono anche l’età avanzata, il genere femminile e la presenza di familiarità per l’insonnia. Sono inoltre da considerare i fattori precipitanti, come, ad esempio, un lutto, un evento stressante acuto e/o preoccupazioni che concernano il lavoro o la salute. Se la situazione viene affrontata tempestivamente, è possibile allora che la si risolvi. Altrimenti il disturbo rischia di cronicizzarsi, anche a causa dei cosiddetti fattori perpetuanti che determinano, a lungo andare, comportamenti disfunzionali difficili da trattare.

In riferimento ai sintomi dell’insonnia, i pazienti lamentano principalmente: un senso di irrequietezza durante l’addormentamento, sonno agitato e interrotto anche da minime fonti di rumore e disturbi ambientali e sensazione di aver riposato male.

È evidente come tale disturbo del sonno abbia importanti ricadute sulla vita diurna delle persone che ne soffrono. I pazienti riportano, infatti, un generico senso di stanchezza, che diventa particolarmente difficile da gestire in determinati momenti della giornata, e altri disturbi quali cefalea e irritabilità. Tali sintomi si ripercuotono anche sulla performance lavorativa, sulla qualità e sulla gestione del tempo libero, fino a compromettere i livelli di autostima del soggetto. Le ripercussioni si hanno anche a livello sociale, basti pensare, ad esempio, all’aumentato rischio di incidenti sul lavoro e al problema della sicurezza stradale.

Il momento della valutazione dei disturbi del sonno è estremamente importante: solo attraverso corrette valutazioni è infatti possibile predisporre adeguati interventi.

Per i disturbi del sonno, si procede ad una duplice valutazione, clinica e strumentale.

La prima comprende un’approfondita anamnesi familiare, lavorativa, patologica remota e recente del paziente. Si andranno, quindi, a ricercare informazioni su eventuali precedenti morbosi, su eventuali traumi e sui motivi che hanno portato il paziente a chiedere aiuto in quel particolare momento. Al fine di ottenere informazioni più dettagliate, il clinico può adoperare questionari specifici e lo strumento del “diario del sonno”. In tale diario, il paziente avrà il compito, al mattino appena sveglio, di annotare le più svariate informazioni riguardo il sonno appena concluso, includendo quindi le ore di sonno, il tempo di addormentamento, il numero di risvegli, ecc…

Per quanto concerne la diagnosi strumentale, inoltre, le principali tecniche adoperate sono due: la polisonnografia e l’attigrafia. La prima viene effettuata mediante il monitoraggio di tre parametri fisiologici, quali: l’elettroencefalogramma, l’elettrooculogramma e l’elettromiogramma.

L’attigrafia, invece, attraverso la registrazione dell’attività motoria, è in grado di misurare la quantità e la qualità del sonno del paziente.

Dopo aver accertato la presenza dell’insonnia o di qualche altro disturbo del sonno, è necessario che il trattamento sia mirato e specifico, vista la complessità del disturbo e la mancanza, di conseguenza, di una soluzione terapeutica univoca.

In riferimento al trattamento dell’insonnia, esiste ancora una diatriba tra coloro che si dichiarano favorevoli all’uso dei farmaci e coloro i quali, invece, ne sono contrari. Tale disputa si fa risalire agli anni Sessanta, con la scoperta delle benzodiazepine. Tale classe di farmaci, infatti, aveva creato l’illusione di poter risolvere l’insonnia senza effetti collaterali. Tuttavia sono subito emersi i limiti delle benzodiazepine, sia per quanto riguarda l’efficacia nel tempo e sia per i fenomeni di assuefazione che l’uso prolungato causa.

In generale, oggi, c’è una certa concordanza nel ritenere che l’uso più appropriato del trattamento farmacologico dovrebbe essere limitato a brevi periodi di tempo e riservato alle insonnie acute.

A tale intervento farmacologico deve essere affiancato un trattamento psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale. Tale approccio terapeutico attribuisce un ruolo predominante ai fattori cognitivi ed emotivi quali responsabili dell’instaurarsi e cronicizzarsi dell’insonnia. Il terapeuta, quindi, lavora sugli aspetti emotivi e i comportamenti dei pazienti che possono disturbare il sonno e creare circoli viziosi che alimentano l’insonnia e incrementano la sensazione di impotenza rispetto al problema.

Altre tecniche di intervento da utilizzare nei casi di insonnia sono:

– rilassamento, il cui obiettivo è quello di facilitare l’inizio del sonno. Tra queste tecniche rientrano i training autogeni e il rilassamento progressivo;

– controllo degli stimoli, che ha lo scopo di correggere cattive abitudini o condizionamenti ambientali negativi;

– restrizione del sonno, che, aumentando le ore di veglia, tende a ripristinare la fisiologica propensione del sonno;

– fototerapia, attraverso la somministrazione di luce ad alta intensità, a determinati orari, consente di regolarizzare l’orologio biologico.

In generale, quindi, emerge come quello dell’insonnia sia un fenomeno complesso, che necessita di attenzioni ed interventi mirati. Già ai primi sintomi è necessario, allora, rivolgersi ad uno specialista, così da non inficiare la propria qualità della vita.

Bibliografia

– American Psychiatryc Association (2002) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. (DSM-IV-r) Trad. it. Masson, Milano.

Natale, V., Occhionero, M. (2009) Insonnia: se la riconosci la curi. Psicologia Contemporanea, Vol. 216, pag. 12- 17.

fonte: http://www.psicozoo.it/2011/12/07/8261/

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