Come poter guarire dal vittimismo patologico?

Guarire dal vittimismo patologico non è facile, considerato anche alla base una scarsa autostima e fiducia in se.

Occorre innanzi tutto prendere coscienza della situazione, ammettere che il proprio atteggiamento sia una strategia consolidata per tenere in pugno gli altri e per evitare di affrontare in modo maturo le relazioni.

E’ frequente che in terapia arrivino delle persone affette dalla cosiddetta Sindrome di Calimero e per aiutarle è necessario capire quali siano le cause della loro costante posizione da vittime (ad esempio, se è un comportamento appreso da altri o se veramente da piccoli si sono subite ingiustizie, violenze o se si è stati trascurati dalla famiglia di origine),  e un intervento mirato per far emergere l’autostima, la fiducia in se e negli altri.

L’atteggiamento vittimistico infatti può diventare una vera e propria prigione di se stessi, dalla quale uscire è molto pericoloso perché il mondo esterno viene vissuto come dannoso e pieno di ingiustizie. Questo è infatti un buon motivo per non fare niente e crogiolarsi nell’atteggiamento da vittimista.

Non è facile guarire, in quanto si parla di schemi mentali e comportamentali ben appresi e radicati, ma non per questo è impossibile attuare importanti cambiamenti in merito. Un buon lavoro di psicoterapia aiuta in tal senso e a seguire dei passi ben precisi per liberarsi dalla prigione.

Un secondo elemento assolutamente necessario è quello dell’autocritica, in modo tale da capire che si è diventati più vittime di se stessi che del mondo circostante, individuando una quota di responsabilità personale in ciò che succede.

Altro passo da fare è smettere di accusare gli altri o il destino. Nonostante alla base ci sia stato oggettivamente un torto subito, ciò non vuol dire che tutto il mondo è ingiusto nei propri confronti.

Smettere di fare paragoni, perché si sa, che l’erba del vicino è sempre più verde, soprattutto per chi è abituato a ragionare così.

Evitare di parlarne in continuazione. Le persone ci trattano come noi ci mostriamo ad esse e alimentano gli aspetti che condividiamo con loro. Parlarne in continuazione fomenta anche il senso di colpa negli altri e questo li farebbe agire a loro volta in modo tale da alimentare il vittimismo.

E’ infatti molto più efficace affrontare il problema in terapia, dove viene garantito sì uno spazio di ascolto totale, ma allo stesso tempo scevro da coinvolgimenti emotivi e proiezioni di vissuti personali che potrebbero fomentare la posizione del vittimismo. E’ infatti uno spazio dove si prende coscienza di se, del problema, dei propri funzionamenti, di nuovi modi di vedere la vita e di cambiamenti funzionali ad essa.

Il percorso terapeutico aiuta inoltre a depotenziare le emozioni negative, a trovare un maggiore equilibrio interiore e ad attuare un cambiamento di prospettiva che rivela un mondo positivo e stimolante.

Aiuta inoltre a stare in contatto con il dolore, che non è un’esperienza positiva, ma sicuramente necessaria, poichè è l’unico modo per elaborare seriamente e definitivamente ciò che accade.

Occorre infine imparare a porsi nelle relazioni in modo adulto, considerandosi alla pari rispetto agli altri e comportandosi come tali.

In questo modo Calimero può togliersi il suo capello e apprezzarsi per come è.

fonte: http://caterinasteri.blog.tiscali.it/2016/01/28/come-poter-guarire-dal-vittimismo-patologico/

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