Lo studente vincente

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La ricerca scientifica degli ultimi vent’anni ha tracciato una sorta di prototipo dello studente vincente, colui che ha successo in ambito scolastico e accademico, delineandone le caratteristiche essenziali. Studenti più o meno capaci si differenziano sulla base di diversi aspetti del comportamento di studio definibili a più livelli: cognitivo, metacognitivo e motivazionale (Moè e De Beni, 1995, 2001; De Beni e Moè, 2000 a).

Aspetti cognitivi

Per quanto riguarda gli aspetti cognitvi lo studente di successo preferisce utilizzare strategie schema-driven, basate cioè sulla schematizzazione, la costruzione di tabelle e diagrammi, il prendere appunti e l’elaborazione personale dei contenuti, piuttosto che strategie text-driven, cioè guidate dal testo e basate sul leggere e ripetere o su una sottolineatura poco selettiva e flessibile. Affronta gli argomenti di studio in maniera approfondita e rielabora attivamente i contenuti proposti.

Altro elemento cruciale per differenziare uno studente abile da uno che non lo è, è il maggiore impegno durante le fasi di ripasso. Tipicamente lo studente di successo utilizza strategie self-testing. Lo studente poco efficace, invece, fa coincidere l’attività di studio con una superficiale lettura e sottolineatura del materiale da apprendere, o con una prima lettura seguita da una fase di ripasso di tutti i contenuti indipendentemente dalla loro importanza.

Rispetto alle strategie di comprensione del testo, lo studente più efficace possiede e utilizza un maggior numero di conoscenze precedenti circa i contenuti da affrontare e adotta una modalità di elaborazione profonda delle informazioni lette. Seleziona correttamente le idee principali distinguendole dai dettagli ed è in grado di fornire un’elaborazione personale del testo. Al contrario lo studente con difficoltà ha una modalità superficiale di elaborazione del testo e tende a considerare tutti i contenuti come di uguale importanza.

Un aspetto particolarmente discriminante tra gli studenti di successo e con difficoltà è dato dalla coerenza strategica, definibile come il livello di corrispondenza tra la conoscenza di determinate strategie di studio e una stima del loro effettivo utilizzo. In generale, il ragazzo che riesce bene negli studi utilizza effettivamente le strategie che ritiene più efficaci e non altre che giudica come meno pertinenti, evitando l’applicazione di quelle che ritiene meno efficaci. Al contrario studenti che presentano difficoltà di studio tendono ad applicare strategie che ritengono poco valide e a non utilizzare le procedure che loro stessi valutano come le più efficaci.

Aspetti metacognitivi

Dal punto di vista delle conoscenze metacognitve, gli studenti più capaci tipicamente organizzano la loro attività di studio pianificando un piano di lavoro distribuito nel tempo, scelgono in modo flessibile le strategie più adatte in relazione al materiale da apprendere e si informano con maggiore frequenza e precisione degli studenti poco strategici circa il tipo di prova che dovranno affrontare.  Una prova con domande a scelta multipla o con risposte vero/falso dovrebbe essere affrontata in modo diverso rispetto ad un test che prevede domande aperte e rielaborazione dei contenuti. Nel primo caso sono privilegiate strategie di memorizzazione, mentre nel secondo è preferibile un’elaborazione attiva del materiale.

Secondo Moè e De Beni (2000) la capacità di organizzarsi in modo adeguato rispetto agli impegni attesi e alle scadenze sembra essere una delle abilità più rilevanti per un buon rendimento scolastico a livello universitario. Le autrici esaminano gli effetti predittivi sull’abilità di studio di tre importanti strategie di autoregolazione: l’organizzazione, l’elaborazione personale e l’abilità di autovalutazione. I risultati ottenuti evidenziano l’importanza di tutti questi aspetti e confermano il ruolo critico ricoperto dall’abilità di organizzazione, in particolare per lo studente universitario. Per quest’ultimo, il mancato superamento degli esami può essere dovuto, in particolare per i primi anni di corso, proprio ad una serie di difficoltà nella gestione autonoma della propria attività di studio, tendenzialmente meno strutturata ed etero-organizzata rispetto a quella della scuola superiore.

In sintesi, la caratteristica prima dello studente universitario di successo è il suo essere autoregolato, cioè attivamente partecipe del proprio processo di apprendimento dal punto di vista strategico, metacognitivo e motivazionale (Zimmerman, 1986). Egli sa identificare gli obbiettivi di apprendimento e i mezzi strategici attraverso cui raggiungerli, in relazione al suo stile individuale, al tipo di testo e alle richieste del compito. Questo avviene attraverso la messa in atto di processi di autointerrogazione e autoistruzione sul come, dove, quando è più conveniente studiare.

Aspetti motivazionali

Per quanto riguarda gli aspetti motivazionali, lo studente di successo si percepisce adeguatamente efficace, è intrinsecamente motivato, crede nelle proprie possibilità ed è sostenuto da una teoria dell’intelligenza come accrescimento. Queste caratteristiche lo portano a proiettare la sua attività verso obbiettivi di padronanza piuttosto che di prestazione. Attribuisce eventuali insuccessi all’insufficiente impegno, piuttosto che alla mancanza di abilità, così da mantenere invariata la propria percezione di autoefficacia e incrementare una rinnovata aspettativa di successo.

Aspetti emotivi

Per quanto riguarda i vissuti emotivi, lo studente di successo dichiara di provare un certo interesse, soddisfazione e piacere pensando alla propria condizione di studente, al contrario dello studente con difficoltà, il quale prova spesso rabbia, vergogna, preoccupazione e imbarazzo.

Inoltre gli studenti di successo tendono ad essere maggiormente abili nella gestione dell’ansia: l’utilizzo di adeguate strategie di coping, la ferma convinzione nella propria riuscita e un’elevata fiducia in se stessi, rende questi studenti in grado di padroneggiare brillantemente anche contesti di apprendimento emotivamente stressanti.

Al contrario, studenti che incontrano difficoltà nella loro carriera accademica tendono ad adottare strategie di coping poco efficaci. Fra queste, le più comuni sono le strategie self-handicapping. Queste consistono nell’anticipare, prima dell’esecuzione di una prova, ad esempio di un esame, delle difficoltà che ne possano giustificare un eventuale esito negativo. Questi impedimenti possono essere reali o solo dichiarati. Fra i primi vi sono il fare tardi la sera precedente l’esame, assumere sostanze che possono interferire con l’attività cognitiva, studiare solo i pochi giorni precedenti l’esame. Fra i secondi vi sono il riferire di avere avuto malattie o impedimenti familiari che hanno reso difficile trovare il tempo per studiare o le dichiarazioni d’ansia.

Di fronte a un fallimento, in genere molto temuto per chi adotta queste strategie, l’immagine di sé non viene intaccata in quanto la causa va ricercata nell’impedimento anticipato. In caso di successo, la propria immagine può addirittura migliorare attraverso pensieri del tipo “ce l’ho fatta nonostante le cose che mi hanno impedito di studiare bene”. Purtroppo queste strategie non sono altrettanto funzionali per l’apprendimento. E’ stato dimostrato, in particolare con studenti universitari (Zuckerman, Kieffer e Knee, 1998), che chi utilizza frequentemente dei self-handicap ha prestazioni scolastiche mediocri e che questa relazione è mediata dalle abitudini di studio tendenzialmente poco strategiche. Vi è da ricordare che una delle più frequenti strategie di self-handicap consiste nel dichiarare di avere studiato poco (a causa di un impedimento). Si tende quindi a creare un circolo vizioso negativo in cui, allo scopo di proteggere l’immagine di sé, il metodo di studio risulta sempre più impoverito e meno strategico.

fonte: http://www.glipsicologi.info/wordpress/lo-studente-vincente.html

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