Reagire male ai cambiamenti: i Disturbi dell’Adattamento

I Disturbi dell’Adattamento sono la risposta ai normali cambiamenti della vita da parte di chi non riesce a ripristinare un nuovo equilibrio e vive uno stress sproporzionato alla situazione.

L’esistenza di ognuno di noi è in continua evoluzione e richiede la capacità di rispondere ai cambiamenti perché si possa proseguire con la propria vita ristabilendo un equilibrio quando qualcosa non è più come prima, ma non tutti reagiscono allo stesso modo quando la loro vita cambia e non tutti reagiscono favorevolmente a cambiamenti che la maggior parte delle persone ritiene positivi, almeno in teoria.

Qualunque cambiamento infatti porta con sé la capacità dirompente di turbare profondamente l’equilibrio di chi lo vive o lo subisce, anche al di là di quelle che possono essere le legittime e razionali attese e aspettative.  Ne consegue che anche di fronte ad un evento gioioso come il matrimonio, la nascita di un figlio, la promozione ad una miglior posizione lavorativa, il trasloco in una casa più grande e più bella in alcune persone prevale il disagio per il cambiamento rispetto alle emozioni positive che questo potrebbe portare con sé e porta effettivamente con sé quando avviene nella vita di altre persone. In generale si può affermare che nessun cambiamento è totalmente privo di aspetti negativi (o positivi), ma a volte la reazione difensiva del precedente status quo non nasce da una valutazione razionale della nuova condizione, ma rappresenta una risposta percepita come inevitabile, automatica e inspiegabile da chi la sperimenta in prima persona.

Per questo motivo la Psicologia Sociale considera qualunque life event una potenziale fonte di stress, perché ognuno di essi richiede il riadattamento del soggetto a nuove condizioni emotive e materiali che, a loro volta, gli richiedono risposte differenti da quelle che emetteva in partenza, comportando un costo cognitivo ed emotivo non indifferente.

E’ il caso del neo-genitore che non può più dedicare a sé stesso/a  tutto il tempo libero, ma deve occuparsi del neonato e, per quanto questo gli/le faccia piacere, non riesce da subito a spostare il focus dell’attenzione sul nuovo nato senza provare un disagio e sentirsi sopraffatto/a dalla sensazione di non essere più padrone/a della propria vita e di non contare più come prima nella vita del partner.

Ma è anche il caso di chi vince una forte somma alla lotteria e, passata l’euforia iniziale, si sente disorientato perché non riesce a riadattare la propria vita alle accresciute disponibilità finanziarie e inizia a comportarsi in maniera incontrollata, cadendo infine in disgrazia.

Di conseguenza gli aspetti cruciali sono due:

  • la percezione che un soggetto ha del cambiamento che lo riguarda, del quale può non essere del tutto consapevole, e che può portargli conseguenze spiacevoli nel momento in cui si sta riadattando alla nuova situazione;
  • la natura intrinsecamente e oggettivamente perturbante l’equilibrio di un qualunque cambiamento, indipendentemente dalla sua valenza positiva o negativa.

Si può stimare il rischio psicologico comportato da un cambiamento?

I principali life event sono considerati fonti di stress in quanto fonti di cambiamento e si osserva spesso che l’insorgenza di patologie fisiche e di disturbi psicologici può aumentare a seguito del loro verificarsi.

La Social Readjustment Rating Scale* (SRRS) di Holmes e Rahe (Scala di Riadattamento Sociale) individua 43 life event stressogeni (in seguito altri autori hanno ampliato e rivisto parzialmente il loro elenco): ad ogni evento è assegnato un punteggio di impatto medio che indica il valore stimato dell’impatto negativo che il singolo evento potrà avere sulla vita di un soggetto e la Scala è utilizzata per misurare il potenziale impatto di eventi stressanti concomitanti sulla vita di un individuo.

*Social Readjustment Rating Scale (life event e relativo impatto stimato):

  • Morte del coniuge  100
  • Divorzio  73
  • Separazione coniugale  65
  • Detenzione in carcere  63
  • Morte di un familiare  63
  • Ferita o malattia  53
  • Matrimonio  50
  • Licenziamento dal lavoro  47
  • Riconciliazione con il coniuge  45
  • Pensionamento  45
  • Cambiamento nella salute di un familiare  44
  • Gravidanza  40
  • Difficoltà sessuali  39
  • Ingresso di un nuovo membro in famiglia  39
  • Miglioramento negli affari  39
  • Cambiamento della propria situazione finanziaria  38
  • Morte di un amico  37
  • Cambiamento nel ritmo di lavoro  36
  • Aumento o diminuzione delle discussioni con il coniuge  35
  • Ipoteca o debito di entità rilevante  31
  • Estinzione di un’ipoteca o di un prestito  30
  • Uscita di casa di un figlio  29
  • Cambiamento nelle responsabilità sul lavoro  29
  • Difficoltà con i parenti acquisiti  29
  • Grande successo personale  28
  • Lavoro di inizio o di arresti dello sposo  26
  • Inizio o fine del lavoro del coniuge  26
  • Inizio della scuola  26
  • Cambiamento delle condizioni di vita  25
  • Revisione delle abitudini personali  24
  • Difficoltà con i superiori  23
  • Cambi nell’orario o nelle condizioni di lavoro  20
  • Trasloco  20
  • Cambiamento di scuola 20
  • Cambiamento degli hobby  19
  • Cambiamento nelle abitudini religiose  19
  • Cambiamento nelle attività sociali  18
  • Ipoteca o prestito di scarsa entità  17
  • Cambiamento nelle abitudini legate al sonno  16
  • Cambiamento nella partecipazione a riunioni della famiglia  15
  • Vacanza  13
  • Natale  12
  • Violazione minore della legge  11

Gli Autori hanno stimato che il raggiungimento di un punteggio totale di almeno 300 nell’ultimo anno, ottenuto sommando i punteggi di tutti gli eventi che hanno riguardato un dato soggetto, corrisponde ad una probabilità di ammalarsi dell’80%.

Il significato di un evento e quindi anche la percezione della sua potenzialità stressogena sono non solo soggettivi, ma in parte costruiti socialmente: secondo Rahe e Holmes le persone assegnano ai life event un significato che per i 2/3 è co-costruito con i membri del proprio gruppo sociale d’appartenenza e per il terzo restante è individuale e quindi altamente variabile.

Viceversa, i pazienti psichiatrici attribuirebbero ai life event un significato in cui la porzione individuale e soggettiva è preponderante e il ruolo del gruppo sociale è meno influente. Di conseguenza, i soggetti che presentano già una vulnerabilità psicologica si trovano ad essere maggiormente “in balia degli eventi” nel senso che non trovano nel gruppo sociale un riferimento adeguato per l’interpretazione della realtà, e si basano in misura superiore alla media sulle proprie percezioni che possono portarli a sovrastimare la portata di un evento.

La popolazione non psichiatrica invece condivide a grandi linee il significato dei principali eventi di vita e per questo è possibile misurarne anche mediante stime il potenziale impatto sul benessere psicofisico.

I Disturbi dell’Adattamento

Quando la risposta di un soggetto ad un cambiamento di vita comporta un marcato disagio sociale e lavorativo e lo sviluppo di sintomi significativi si può parlare di Disturbo dell’Adattamento, che all’interno del DSM-IV è classificato a seconda dei sintomi predominanti come:

  • Disturbo dell’Adattamento Con Umore Depresso
  • Disturbo dell’Adattamento Con Ansia
  • Disturbo dell’Adattamento Con Ansia e Umore Depresso Misti
  • Disturbo dell’Adattamento Con Alterazione della Condotta
  • Disturbo dell’Adattamento Con Alterazione Mista dell’Emotività e della Condotta
  • Disturbo dell’Adattamento Non Specificato

I Disturbi dell’Adattamento esordiscono entro 3 mesi dal verificarsi dell’evento stressante e rappresentano il fallimento dei tentativi di risposta adattiva della persona alla novità che è entrata a far parte della sua vita, indipendentemente dal fatto che, come dicevamo, questa novità sia positiva come una promozione sul lavoro o negativa come una separazione coniugale subita e non richiesta.

Chi sviluppa questo tipo di disturbo presenta un disagio che si può considerare sproporzionato rispetto a quanto prevedibile in relazione agli effetti del cambiamento che sta vivendo, una compromissione significativa del funzionamento sociale o  lavorativo e sintomi che possono essere di natura ansiosa e/o depressiva senza giustificare una diversa diagnosi. Si riscontra spesso anche l’alterazione dell’emotività della persona che è colpita da questo disturbo, che fatica a riadattarsi e può esibire comportamenti ipocontrollati e una condotta disturbata.

A seconda della durata, nel singolo caso si può parlare di Disturbo dell’Adattamento Acuto (meno di 6 mesi) o Cronico (6 mesi e oltre).

Disturbi dell’Adattamento vs. Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

Fra le due tipologie diagnostiche sussistono delle differenze sostanziali per quanto riguarda le cause e le sintomatologie alle quali si riferiscono.

Mentre i Disturbi dell’Adattamento sono reattivi rispetto ai comune life event, il Disturbo Post-Traumatico da Stress deriva da un evento ad altissimo impatto emotivo, e in particolare da un episodio in cui la persona ha sperimentato intensa paura e senso di impotenza a fronte di una minaccia per la vita o l’integrità fisica propria o altrui, configurando un vero e proprio trauma.

Anche le sintomatologie sono molto differenti: rispetto ai Disturbi dell’Adattamento chi soffre di PTSD è come bloccato al momento del trauma che continua a rivivere con pensieri, ricordi e sogni, e sviluppa di conseguenza seri sintomi di natura ansiosa e/o depressiva, oltre a condotte di evitamento di tutto ciò che gli ricorda la scena traumatica. Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è infatti collocato fra i Disturbi d’Ansia perché i sintomi che lo configurano sono riconducibili ad una grave risposta ansiosa ad un evento traumatico, mentre i Disturbi dell’Adattamento costituiscono una categoria a sé stante.

Decorso e trattamento dei Disturbi dell’Adattamento

Trattandosi di disturbi di natura reattiva, solitamente i Disturbi dell’Adattamento regrediscono entro 6 mesi e chi ne soffre trae comprensibilmente giovamento dalla rimozione del fattore stressante. E’ quindi importante, quando possibile, intervenire per cambiare quelle condizioni esterne che possono essere modificate perché non generino più intenso disagio nel soggetto.

Dal momento che non tutte le cause sono rimuovibili, e che molti cambiamenti sono definitivi, è opportuno chi reagisce ad uno o più life event sviluppando un Disturbo dell’Adattamento si avvalga di un sostegno psicologico con l’obiettivo di ripristinare le condizioni di tranquillità ed equilibrio preesistenti rispetto all’evento pur in presenza del cambiamento e dei suoi effetti concreti.

Quando i Disturbi dell’Adattamento superano la durata di 6 mesi e sono quindi considerati cronici, infatti, aumenta il rischio di sviluppare anche un Disturbo dell’Umore, un Disturbo d’Ansia o un Disturbo da Uso di Sostanze che possono essere prevenuti se la persona trova l’aiuto che le serve per adattarsi serenamente alla nuova situazione.

 

fonte:http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1261-reagire-cambiamenti-disturbi-adattamento.html

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