ANSIA DA PRESTAZIONE E MODELLI SESSUALI

Nel secolo trascorso abbiamo assistito a un sempre maggiore affrancamento dalle precedenti restrizioni all’espressione e al comportamento sessuale. E’ frequente oggi assistere a discussioni sulla sessualità in contesti dove in passato sarebbe stato impensabile anche soltanto pronunciare la parola “sesso”; di fronte a questo tema è inoltre comune dimostrare una mentalità aperta e un maturo interesse. Anche se grandi passi restano ancora da compiere sembrerebbe che la strada verso un’emancipazione della sessualità vanti nella società odierna significativi traguardi. Se tale sviluppo è tangibile nella nostra vita sociale, ne possiamo riscontrare il riflesso anche nella sfera intima?
Probabilmente la risposta non è così scontata; già negli anni ’60 Alexander Lowen parlava di una “sofisticazione sessuale” della società moderna specificandone la distinzione dalla più auspicabile “maturità sessuale”. Lowen descrive l’individuo rispondente a tale modello come apparentemente libero da sensi di colpa e inibizioni, appassionato di letteratura erotica, informatissimo circa le diverse posizioni e tecniche amatorie, favorevole ad un atteggiamento obiettivo e scientifico verso la sessualità e così via. Un vero esempio di emancipazione sessuale dunque, eppure spesso tutto questo non si accompagna ad una piena soddisfazione nella sfera della sessualità, stiamo parlando di una frustrazione non derivante dalla mancanza di occasioni di esperienze sessuali, ma da un’incapacità di ottenere la felicità e l’appagamento che l’amore sessuale promette.
Rappresentano soltanto la punta dell’iceberg di tale fenomeno i numerosi casi di disagio sessuale di fronte ai quali si trovano quotidianamente medici e sessuologi, ma basta pensare anche alla copiosa diffusione di rubriche sessuologiche su riviste non specializzate o al successo di manualetti con titoli del tipo: “far bene l’amore” o “farla felice a letto”. Potremmo supporre che l’individuo medio di oggi pur dimostrando, rispetto al passato, maggiore informazione e ampiezza di vedute in tema di sessualità, tradisca una certa confusione e incertezza per quanto riguarda la sua funzione sessuale e gli obiettivi dell’atto amoroso.
Il rapporto sessuale è spesso vissuto come una dimostrazione di quella “competenza” che determinati modelli culturali ci impongono e che dovrà essere confermata dalla soddisfazione del partner. Di qui l’inevitabile esito in ansietà legate alla paura dell’insuccesso, della disconferma, del fallimento; per quanto riguarda l’uomo queste si manifestano nella paura di incorrere in episodi disfunzionali quali l’eiaculazione precoce e la disfunzione erettile, nella donna nel timore di non raggiungere l’orgasmo o in ogni caso di non corrispondere a quel modello di sessualità idealizzata con i quali i media quotidianamente ci confrontano.
La paura del fallimento ha oggi prevaricato qualsiasi altro tipo di timore riguardante la sfera della sessualità, sono infatti in buona misura superate le paure che in passato derivavano dalla disinformazione e dalla colpevolizzazione del sesso; ma a ben vedere anche il timore di una prestazione fallimentare ha le sue origini in una concezione dell’atto sessuale distorta e basata su false credenze.
Dal timore del fallimento alle sintomatologie disfunzionali connesse all’ansia da prestazione come sappiamo il passo è breve; d’altronde la stessa parola “prestazione” richiama l’idea di una prova fornita, intesa a richiamare l’attenzione sulle particolari capacità di colui che si esibisce. La prestazione ha sempre carattere pubblico, nel senso che il modo in cui l’atto viene eseguito è soggetto all’osservazione e alle critiche di un’altra persona o di un pubblico; il concetto di prestazione, di esibizione distingue le azioni pubbliche da quelle private. L’atto sessuale da atto squisitamente privato diviene esibizione quando è finalizzato ad impressionare il partner più che ad esprimere un sentimento interiore. La soddisfazione del partner diviene più importante del proprio piacere con la conseguenza di un appagamento sessuale soltanto parziale.
Nelle terapie sessuologiche delle disfunzioni sessuali assume particolare importanza il fatto che il paziente non continui a preoccuparsi della prestazione: a questo fine si giunge a farlo focalizzare sulle proprie sensazioni erotiche orientandolo a concentrarsi sul proprio appagamento sessuale, dal momento che il piacere dipende in larga misura dalla capacità dell’individuo ad abbandonarsi alle proprie sensazioni erotiche.
E’ bene ricordare che il desiderio di procurare piacere al partner e condividerlo con lui è non solo augurabile e salutare, ma anche un requisito importante per un rapporto sessuale soddisfacente. Tuttavia se esiste una volontà ossessiva di dare piacere, di prodursi in una prestazione, di non deludere, allora, come afferma la Kaplan (1974), potremmo trovarci di fronte a una grossa causa di emozioni distruttive. Le persone ansiose nei riguardi della sessualità restano spesso al di fuori di sé, mantengono uno stretto controllo delle proprie emozioni e osservano le proprie reazioni sessuali; questa tendenza a osservare con gli occhi di un giudice la propria maniera di fare l’amore è altamente dannosa per la sessualità. Questo fenomeno è stato definito da Masters e Johnson “spectatoring”.
Se un individuo non compie l’atto sessuale come prestazione, come esibizione per sé o per il partner, non ha più senso nemmeno parlare di fallimento, in quanto si esce da una dimensione di valutazione e giudizio; non si è più osservatori del proprio corpo, e dunque esterni ad esso, ma vi è una partecipazione totale all’atto sessuale. Per un’attività sessuale soddisfacente l’individuo deve essere in grado di sospendere tutti i pensieri distraenti e perdersi nell’esperienza erotica; in questa accezione la vita sessuale della coppia è orientata al fine del piacere sessuale invece che alla prestazione e all’orgasmo, nessuno dei due chiede all’altro la sua aspettativa di prestazioni fisiologiche, né la esige da sé stesso.
Disfunzioni sessuali di origine psicogena connesse all’ansia da prestazione e a fenomeni di spectatoring possono essere efficacemente trattate mediante terapie sessuali brevi (centrate sulla soluzione del sintomo) o con psicoterapie a mediazione corporea. Una consulenza professionale sarebbe comunque auspicabile in tutti quei casi in cui la vita sessuale è vincolata e limitata dalla frenesia della prestazione e dal timore del fallimento con l’obiettivo di attivare un “pensiero” sulla sessualità che sia più funzionale alla reale soddisfazione dell’individuo e della coppia.
Sito Web AISPS: http://www.aisps.net
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