Il ruolo dell’autostima


Attualmente molti stati di disagio psicologico riflettono una carenza di autostima basata su una valutazione negativa del concetto di sé. L’autostima si può definire un’esperienza soggettiva e stabile di valutazione positiva del proprio valore basata sulla considerazione che si ha di sé. Essa rappresenta un elemento essenziale poiché consente un riconoscimento adeguato delle proprie risorse e qualità. Quando invece la persona ha una scarsa stima di sé, rivela un senso di inadeguatezza di fronte alle sfide basilari della vita. Infatti chi ha un’immagine negativa di sé non è in grado di agire in modo efficiente, razionale e non utilizza nel modo migliore le sue potenzialità. Il mio scopo in questo articolo è evidenziare come esperienze interattive con adulti significativi nella prima infanzia e nell’adolescenza siano determinanti sulla formazione dell’identità e dell’autostima. Occorre tener presente che una carenza di cure parentali procura una scarsa considerazione del proprio valore personale e un’incapacità di esprimere i propri sentimenti. Lo sviluppo dell’autostima viene ostacolata, quando relazioni genitoriali primarie non garantiscono i bisogni fondamentali.

L’incapacità di esprimere i propri sentimenti è un altro aspetto importante da considerare in relazione ad una bassa autostima. La paura di esprimere le proprie emozioni è legata ad un contesto familiare in cui viene insegnato al bambino che è necessario nascondere il dolore, la rabbia, la paura,ecc. In tal modo il soggetto apprende a non mostrare i suoi sentimenti perché teme di essere criticato e non accettato. Saper esprimere gli stati affettivi significa sapere comunicare con se stessi e gli altri e non innalzare un sistema di difesa disfunzionale. Una bassa stima di sé viene considerata, come uno dei segnali d’allarme di una personalità disfunzionale che può ricorrere a comportamenti deleteri per se stessi e per gli altri. Il soggetto con problemi di autostima si può percepire fallito, non meritevole di amore e sperimenta una lunga serie di sconfitte accompagnate da sentimenti d’impotenza e di depressione. Gli studi di Beck (1967), sulla depressione hanno rilevato le autovalutazioni negative come una componente fondamentale della depressione. Nell’ambito delle relazioni intime, ad esempio, un concetto negativo di sé fa nascere la convinzione di essere inadatti a relazioni valide.

Sviluppare un’immagine di sé positiva, cioè di persona degna di amore è di fondamentale importanza per lo sviluppo della persona. Va sottolineato l’importanza dei processi di autovalutazione nello sviluppo e mantenimento dell’autostima. Le autovalutazioni sono la base primaria per sentimenti di approvazione e disapprovazione personale (Giusti, Testi 2006).Le autovalutazioni negative comportano quel senso di inferiorità che porta tanta sofferenza e fa assumere comportamenti passivi o aggressivi. Coloro che non hanno una buona immagine di Sé non riescono a instaurare buone relazioni sociali e concentrano la loro attenzione sul bisogno di essere apprezzati dagli altri.

Il ruolo delle relazioni affettive e sociali nello sviluppo dell’autostima
Il modello biopsicosociale riconosce nello sviluppo dell’autostima, un’influenza di fattori legati al temperamento con cui si nasce, alla personalità e alle relazioni affettive e sociali che si vivono. Nei primi anni di vita il bambino sviluppa un’immagine di sé, in base alla percezione di una positiva o negativa relazione con le figure primarie. La formazione del proprio modo di considerarsi e definirsi e la valutazione del proprio valore avviene ad un’età molto precoce. L’immagine che si ha di se stessi comporta la valutazione delle proprie caratteristiche percepite nell’interazione dell’individuo con il suo ambiente. Le informazioni sull’Io da parte di altre persone, come ha notato Sullivan (1962b), in Schizophrenia as a Human Process hanno un importante ruolo nello sviluppo della personalità e nella formazione del concetto di sé. Una bassa autostima in genere ha origine da precoci esperienze di rifiuto,trascuratezza, carenza affettiva, ma anche da possibili richieste eccessive da parte degli adulti significativi.

Alcuni dei valori che regolano la nostra vita spesso non derivano dai nostri bisogni autentici ma possono nascere da aspettative genitoriali, culturali, che ostacolano il processo di crescita personale. Le valutazioni altrui assumono un grande potere. Sappiamo bene che il modo in cui gli altri ci vedono e ci giudicano condiziona la nostra percezione e il nostro giudizio su noi stessi. La persona che fa dipendere la propria autostima dalla stima altrui sente il bisogno delle valutazioni positive e vuole essere rassicurata sul proprio valore. Così ogni critica diventa motivo di sconforto. Per la paura di essere rifiutato, l’individuo assume un atteggiamento conformista, compiacente, dipendente, e finisce per negare i propri bisogni più autentici. Il bisogno di piacere agli altri ci porta spesso a nascondere certe nostre caratteristiche o intenzioni in modo tale da presentare un’immagine di sé distorta.

Nell’ambito delle teorie psicodinamiche, la formazione dell’autostima è determinata dal processo fondamentale dello sviluppo del Sé e dalla qualità delle esperienze familiari precoci. Secondo Kohut (1971-1977), un ambiente familiare deprivato affettivamente può incidere negativamente sullo sviluppo del bambino determinando un arresto nella formazione di un narcisismo sano cioè nella capacità di regolare in modo ragionevole e coerente la propria autostima. Kohut intende il concetto di oggetto-Sé come un oggetto del mondo esterno che viene percepito come parte del Sé e utilizzato per regolare funzioni psicologiche come l’autostima. Nel sistema teorico di Kohut, la formazione di un sé coeso e stabile consente alla persona lo sviluppo dell’autonomia.

Il lavoro di Kohut sul narcisismo e le ricerche empiriche contemporanee sull’infanzia e l’adolescenza hanno dato un valido contributo in contesto psicoanalitico, alla conoscenza del ruolo centrale attribuito al Sé. Il senso della propria identità personale, la capacità di acquisire un Sé coeso, le strategie per mantenere e incrementare la propria autostima sono concetti fondamentali nello studio dello sviluppo del Sé. Per quanto riguarda le cure genitoriali è importante un ambiente in cui il bambino può sentirsi sicuro e curato. La relazione del bambino con un caregiver disponibile affettivamente consente al bambino di sviluppare un’immagine di sé positiva e di costruire quelli che Bowlby chiamava “modelli operativi interni” (Bowlby, 1980), definiti dall’interiorizzazione degli aspetti affettivi e cognitivi delle relazioni primarie. I bambini con modelli di attaccamento insicuro sono incapaci di regolare da soli i propri stati emotivi. In tal modo essi sperimentano un livello eccessivo di ansia, rabbia e desiderio di ricevere cure. I dati di ricerca suggeriscono che gli stili di attaccamento insicuri sono associati a una scarsa capacità di costruire e mantenere relazioni intime e da una carenza di forme di sostegno, cura e protezione, oltre che a una maggiore presenza di disturbi psicologici (Bifulco et al, 2002a ). Lo stile di attaccamento sicuro, invece, è generalmente connesso a un miglior benessere psicofisico.

L’esperienza di sicurezza nel primo ambiente familiare, ha un’influenza importante nello sviluppo affettivo del bambino e nella nascita delle sue rappresentazioni del Sé e dell’oggetto (Stern,1985). Esperienze negative nell’infanzia in termini di trascuratezza o di abuso invece hanno gravi ripercussioni sulla psiche adulta. I bambini maltrattati, non riscontrando il proprio essere intenzionale nella mente del caregiver subiscono uno scarso sviluppo del processo di mentalizzazione. (Fonagy, Target, 1991). Molti dati sembrano confermare l’ipotesi che il maltrattamento danneggia le capacità riflessive del bambino e il suo senso del Sé. Un grave problema è quindi quello degli abusi all’infanzia. Attualmente vi è un aumento di casi di maltrattamento di bambini e adolescenti che richiedono una grande attenzione per gli effetti patogeni sullo sviluppo. Ad esempio l’abuso psicologico si riferisce a una forma di maltrattamento infantile che può assumere l’aspetto di attenzione negativa sotto forma di critiche e svalutazioni continue. Oates, Forrest, Peacock, (1985), hanno notato che i bambini e gli adolescenti che subiscono forme di maltrattamento hanno una bassa autostima e inoltre hanno un concetto di sé scarsamente definito e articolato, difficoltà relazionali ed obiettivi occupazionali limitati.

Il bambino che viene trascurato, non amato, rifiutato, può percepirsi come persona indegna, senza valore e meritevole della “punizione che riceve. Gli ambienti familiari disfunzionali, ostili, vengono interiorizzati e finiscono per danneggiare la psiche. In tal modo il soggetto non può sperimentare quel senso di sicurezza alla base dei sentimenti di autonomia ed efficacia personale. Durante l’adolescenza, momento decisivo per lo sviluppo dell’identità adulta, il soggetto ha bisogno sempre più dell’accettazione sociale ed è influenzato dalla propria percezione di sé. In questo periodo evolutivo l’immagine di sé è alimentata dal confronto con i coetanei che rivestono un ruolo cruciale nello sviluppo psicologico e sociale degli adolescenti. Con l’adolescenza assumono rilievo variabili quali: il successo scolastico, l’accettazione dei pari, l’aspetto fisico, il raggiungimento degli obiettivi nei compiti prefissi.

Il successo e il fallimento sono i principali elementi che alimentano lo sviluppo del Sé nella formazione della propria identità personale come possibilità di avere buoni risultati nelle prestazioni scolastiche. Pertanto la convinzione di riuscire nelle attività di studio favorisce il conseguimento del successo scolastico e contrasta l’insorgere di sentimenti negativi e l’assunzione di comportamenti problematici. Durante il periodo adolescenziale, gli stati affettivi quali la vergogna, la mortificazione, l’inferiorità, come afferma Pelanda (1998), svolgono un ruolo centrale nel funzionamento mentale e nel vissuto soggettivo adolescenziale. L’alternarsi e l’intrecciarsi di questi stati affettivi provocano continue fluttuazioni nel senso d’identità e nell’autostima e hanno un rilevante peso nel regolare il rapporto con gli altri. Nell’ambito scolastico, promuovere nei ragazzi l’autostima è un compito essenziale per l’insegnante che vuole raggiungere risultati soddisfacenti. Il grado di autostima è influenzato molto dalla credenza o meno di poter raggiungere un risultato desiderato e in secondo luogo dalla consapevolezza o meno di poter efficacemente rimediare a un insuccesso. Sembra che la maggior parte delle persone attribuisca a sé la responsabilità degli eventi positivi e agli altri la responsabilità di quelli negativi. È il caso ad esempio dello studente che incolpa la cattiva sorte quando un compito è andato male.

Un aspetto importante da considerare nel contesto scolastico riguarda l’influenza positiva di alcuni fattori protettivi che possono avere sul rendimento scolastico: l’autostima, l’autocontrollo, lo sviluppo di aspettative ottimistiche, la capacità di interazione sociale. È essenziale per la crescita psicologica della persona imparare a uscire dall’influenza limitante e demotivante delle proprie convinzioni negative circa le sue abilità per poter raggiungere un senso di controllo e di competenza personale e la percezione di sé come agente in grado di fare.

Conclusioni
È importante sottolineare come “il paradigma relazionale” nato dalle ricerche emerse sia nel campo clinico sia nel campo della psicologia dello sviluppo, sostiene lo stretto rapporto esistente tra le condizioni dello sviluppo psicoaffettivo del singolo individuo e la genesi di disturbi psicopatologici a carattere relazionale (Stern,1985). Lo sviluppo della personalità è legato all’interiorizzazione di modelli relazionali che si costruiscono fin dalle prime interazioni infantili. Nell’infanzia la presenza di figure di attaccamento positivo capaci di dare sostegno emotivo ha un effetto benefico sul senso di autostima, mentre in adolescenza avere delle amicizie intime e delle relazioni interpersonali caratterizzate da fiducia e reciprocità protegge da alcuni rischi psicosociali che aumentano la probabilità dello sviluppo di disturbi psicologici (Bifulco e Moran, 1998).

Bisogna tener conto che nelle relazioni di attaccamento traumatico, il soggetto non sperimenta quel senso di sicurezza definito da Winnicott (1965), come la fiducia in qualcosa che sia buono e su cui si possa contare. Il funzionamento di modelli operativi dissociati si situa all’interno di un attaccamento traumatico. Si viene a formare un sistema dove i modelli operativi interni danneggiano il funzionamento mentale e relazionale. I modelli operativi interni dissociati non consentono che le relazioni siano occasione di riconoscimento di bisogni, potenzialità, benessere sviluppo. La forma di trascuratezza emotiva è caratterizzata da assenza di reciprocità emotiva che comporta la sottomissione dei bisogni affettivi del bambino alle esigenze genitoriali. La trascuratezza emotiva include dunque una serie di fenomeni, tipici dell’attaccamento insicuro, quali il disinteresse o il disimpegno relazionale da parte dei genitori, il rovesciamento di ruolo, i comportamenti diretti al dominio psicologico del bambino e l’avversione verso le iniziative di autonomia ed esplorazione dell’ambiente che, pur non manifestandosi in forma di evidente abuso, possono avere un impatto traumatico sullo sviluppo emotivo dell’individuo (Craparo e Schimmenti, 2008).

Il soggetto può diventare protagonista attivo delle proprie relazioni e della propria vita quando riconosce le proprie caratteristiche personali e si percepisce come persona competente e in grado di gestire la propria vita. Al centro della vita di ogni persona vi deve essere l’importanza di incrementare e sostenere la propria autostima che ha un grande impatto su ogni aspetto dell’esistenza: sul nostro modo di lavorare e di stabilire relazioni con altre persone, sul raggiungimento dei nostri obiettivi, eccetera. Riguardo agli interventi sociali e di prevenzione risulta fondamentale identificare fattori di protezione come funzioni genitoriali svolte adeguatamente, presenza di figure di sostegno, esperienze scolastiche positive, sia caratteristiche psicologiche individuali come ad esempio, buone capacità di gestione delle situazioni stressanti, autonomia, empatia. È necessario individuare i fattori di rischio in adolescenza per predisporre strategie di intervento più adeguate e che siano rispondenti ai bisogni di crescita della persona. Le risorse psicologiche del soggetto vanno sviluppate al fine di contrastare gli effetti delle difficoltà, promuovendo l’autoefficacia. La teoria social- cognitiva assegna un ruolo determinante alle convinzioni di efficacia personale. Le persone con un alto senso di autoefficacia, percepiscono le difficoltà come occasioni per mettersi alla prova e non si arrendono di fronte agli insuccessi mentre le persone con un basso senso di autoefficacia tendono ad esagerare le difficoltà e si predispongono al fallimento.

Chi non si valuta positivamente tende a impegnarsi poco e a non persistere nei propri sforzi così da aumentare le probabilità di insuccesso. Dall’insuccesso il soggetto riceverà conferme delle proprie autovalutazioni negative con il risultato di una ulteriore diminuzione dell’autostima. Aumentare la propria autostima significa affermare se stessi nel coraggio di essere autentici. Le persone autentiche realizzano la propria individualità personale e apprezzano quella degli altri. A mio avviso, per lo sviluppo dell’autostima, dobbiamo innanzitutto conoscerci bene dando valore alla “fiducia in se stessi” per raggiungere con maggiore consapevolezza obiettivi reali e non estranei alla nostra personalità. Occorre sottolineare l’importanza di riflettere sui valori che ci sono stati insegnati e chiedersi se sono in linea con le proprie percezioni e la propria comprensione della realtà, o se invece sono in contrasto con quanto di più profondo c’è in noi, con la nostra vera natura.

fonte:http://rolandociofi.blogspot.it/
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