Disagio vs benessere psicologico: ecco cosa fa la differenza

Cosa differenzia una persona che prova disagio da una persona che prova benessere psicologico?

A questa domanda potremmo rispondere in molti modi differenti. Dal momento, infatti, che la psicologia è un campo vasto e sfaccettato, diverse teorie e visioni della mente umana permettono di mettere a fuoco aspetti differenti del nostro funzionamento psicologico.

A mio avviso, però, una risposta efficace a questa domanda proviene da un tipo di lavoro terapeutico chiamato Acceptance and Commitment Therapy (il cui acronimo è ACT). Si tratta di un tipo di psicoterapia cognitiva  che negli ultimi anni ha ricevuto varie validazioni scientifiche, e che si basa fondamentalmente su due pilastri:

 
  • accettazione dei contenuti dolorosi della nostra mente;
  • impegno nell’intraprendere azioni che arricchiscano la nostra vita

Dai un’occhiata a questa infografica che ho preparato, la quale differenzia i processi tipici del disagio psicologico da quelli tipici del benessere. Dopo l’immagine, approfondiremo i vari aspetti.

Disagio e benessere psicologico secondo l'ACT

 

Cominciamo col dire che…

La mente è uno strumento con il quale dobbiamo familiarizzare

Uno dei presupposti dell’ACT è che la mente sia un’arma a doppio taglio. Potrebbe suonarti strano, ma sembra che le cose stiano proprio così. Una delle differenze principali tra noi e gli altri animali deriva dal fatto che noi abbiamo sviluppato la coscienza, questa complessa capacità tipicamente umana veicolata dal linguaggio.

Diversi evoluzionisti sono però concordi nel ritenere la coscienza una funzione che non presenta solo vantaggi, a differenza di altre funzioni acquisite come il pollice opponibile o la deambulazione eretta. La nostra coscienza ci porta vantaggi e svantaggi in egual misura, per cui si tratta di un’acquisizione evolutiva differente rispetto alle tipiche conquiste che aumentano la sopravvivenza.

In quanto mammiferi pensanti, che hanno acquisito il linguaggio come strumento essenziale di evoluzione, abbiamo una mente che ci permette di immaginare il futuro, condividere le conoscenze, comunicare con i nostri simili, capire il funzionamento dei vari aspetti della realtà, e altro ancora.

Tuttavia c’è uno scotto da pagare per questa conquista evolutiva. Il linguaggio, infatti, ci permette anche di rimuginare continuamente su eventi dolorosi del  passato, confrontarci con gli altri, giudicarli, criticare noi stessi, ingannare noi stessi o gli altri, etc. In altre parole, in linguaggio è anche fonte di sofferenza psicologica.

Da ciò ne deriva che la mente è uno “strumento” che deve essere maneggiato in maniera efficace, altrimenti rischieremo di subirne i risvolti negativi, più che quelli positivi.

L’ACT delinea sei processi fondamentali che promuovono il benessere psicologico, ponendoli all’interno di un esagono chiamato hexaflex (i due esagoni che hai visti nell’infografica). I sei processi sono strettamente legati tra di loro, e vengono distinti per chiarezza concettuale. Vediamoli.

Contatto con il momento presente

Noi esseri umani troviamo molto difficile restare nel momento presente. In genere siamo più propensi ad ancorarci al passato o al futuro.

Contattare il momento presente significa essere consapevoli di tutto ciò che accade momento per momento, senza giudicarlo, lasciando che semplicemente accada. Quando ciò non avviene, siamo immersi e catturati in pensieri che riguardano il passato (“se avessi fatto…”, “se non avessi sbagliato…”, etc.), oppure il futuro (“cosa succederà se…”, “ho paura che avvenga…”). Le conseguenze sono facilmente immaginabili.

Defusione

Hai presente quando non riesci a scacciare i tuoi pensieri disturbanti, le tue preoccupazioni o i tuoi auto-rimproveri? In quei momenti il problema non è il fatto che quei pensieri ci siano, ma il fatto che sei intrappolato nel loro vortice come un pesce nella rete di un pescatore.

In termini ACT, sei fuso con i tuoi pensieri, ovvero dai loro eccessiva importanza, come se fossero la realtà. Spesso dimentichiamo però che si tratta solo di pensieri, frasi che ci ronzano nella mente. Se li trattassimo come tali la loro influenza sarebbe più limitata.

La defusione consiste nel fare un passo indietro rispetto ai nostri contenuti mentali, osservandoli per quello che sono e lasciandoli andare con leggerezza.

Accettazione

I pensieri disturbanti, le emozioni dolorose, i ricordi che non ci piacciono, spesso vengono visti da noi come dei nemici, ovvero qualcosa da debellare, scacciare, sconfiggere.

Sappi che questo atteggiamento, che nell’ACT viene definito evitamento esperienziale, non farà altro che farti stare peggio. La chiave del benessere è l’accettazione, ovvero il fare spazio alle emozioni, ai pensieri, ai ricordi, agli impulsi, abbandonando la lotta con loro e permettendo che compaiano nella nostra mente per quello che sono.

Ciò non significa che un ricordo negativo debba iniziare a piacerci, ma che smettiamo di lottare contro di lui, lasciandogli il suo spazio.

Sé come contesto

La nostra mente possiamo dividerla in due aspetti. Da una parte c’è la mente pensante, dall’altra la mente che osserva se stessa. Quest’ultima capacità viene poco utilizzata da noi occidentali, ma è fondamentale per il nostro benessere psicologico.

Si tratta della capacità della nostra mente di essere consapevole di se stessa. Generalmente è invece preponderante il sé concettualizzato, ovvero l’attaccamento a descrizioni di noi stessi del tipo “io non sono un bravo compagno”, oppure “io sono cattivo”.

Anche restare attaccati a descrizioni positive può essere controproducente. Arroccandomi su “io riesco a farcela da solo” può portarmi ad avere difficoltà a chiedere aiuto quando ce ne sarà bisogno.

Valori

Chiarire ciò che vogliamo veramente da noi stessi e dalla nostra vita è fondamentale, perché senza focalizzare questo punto è impossibile riuscire a creare una vita piena e ricca.

I valori sono come una bussola che guida il nostro cammino, ma non sempre li mettiamo a fuoco in maniera adeguata, disperdendo le energie.

Avendo presenti i nostri valori, avremo anche maggiori possibilità di direzionare la nostra vita versa una direzione che ci rappresenta.

Azione impegnata

Solo agendo si può iniziare a creare la vita che desideriamo, coerentemente con i nostri valori. Quando la nostra direzionalità di vita non è chiara rischiamo di impelagarci in azioni infattibili, ovvero che ci allontanano da una vita che noi consideriamo significativa.

Azione impegnata significa fare ciò che è utile per vivere secondo i nostri valori, anche se questo può portare a pensieri o sentimenti non sempre piacevoli.

fonte: http://bolognapsicologo.net/blog/disagio-vs-benessere-psicologico-ecco-cosa-fa-la-differenza/

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