Istruzioni per un buon litigio

Mi rimarrà sempre nella mente una frase che da bambino sentivo dire dai miei genitori quando li rimproveravo perchè litigavano e che da allora sento spesso ripetere da molte coppie quando litigano di fronte a testimoni, in particolar modo ai figli:

“Gli adulti non litigano, discutono animatamente”.

Quale fosse poi la differenza tra le litigate di noi bambini e quelle dei nostri genitori, non sapevo proprio dirlo, per cui, ancora piccolino, mi ritenni vittima di una grossa ingiustizia quando venni rimproverato perchè, essendo stato ripreso mentre litigavo con mia sorella, avevo prontamente replicato: “ Non stiamo litigando, stiamo solo discutendo animatamente”.

Al di là dello stabilire chi avesse avuto ragione in quella occasione, questo episodio mi fa sempre pensare a quanto l’idea di stare litigando con qualcuno possa disturbare noi adulti.

E’ un po’ come se ci vergognassimo di avere lasciato trapelare all’esterno quelle parti di noi “negative” della cui esistenza siamo comunque consapevoli, ma che preferiremmo tenere ben nascoste tanto agli altri quanto a noi stessi.

Eppure, e lo possiamo constatare ogni giorno, in un modo o nell’altro è il nostro corpo stesso a tradire l’esistenza delle nostre parti più impulsive ed aggressive, e dove impareremo ad essere molto controllati con le parole, falliremo nel tono della voce, o nei gesti carichi di nervosismo, o nei rapporti di potere sul lavoro, o sfogando fisicamente questa tensione su persone e oggetti, o ancora vendicandoci attraverso un certo malumore o una tristezza inguaribile che finisce per fare sentire in colpa chi ci è attorno, o in mille altri modi.

Tutto ciò per dire che questi nostri aspetti disturbanti, in ogni caso, anche se nascosti, esistono, e con essi esiste anche la spinta a litigare.

In particolare i partner di una relazione d’amore, dato il grande coinvolgimento emotivo e l’elevato grado di intimità, si trovano nella posizione ideale perchè i litigi si sviluppino con tutta la loro forza, e il lasciarsi andare ad essi, già di per se stesso fastidioso per le ragioni prima espresse, lo diventa ancora di più considerando che avviene proprio nei confronti della persona che più si dice di amare.

E’ sicuramente spiacevole ammettere che le parti più brutte di sè fuoriescono a volte incontrollate in un rapporto che si dice essere di amore, di stima, di fiducia reciproca e di complicità: di fronte agli altri si rischia addirittura di passare per degli ipocriti.

In realtà in un rapporto intimo tra due persone, oltre un certo livello di profondità, è fisiologico che si creino tensioni e squilibri tali da spingere al litigio, e dunque in una certa misura anche in una buona relazione di coppia è fisiologico il litigio stesso. Accettare questo, però, non è sempre facile, perchè implica accettare che esiste anche una quota di odio che inevitabilmente permea ogni nostra relazione d’amore.

E’ per questo che in genere ogni coppia trova le sue strategie per cercare di risolvere questa “dissonanza”, che spesso però producono più danni del male a cui vorrebbero porre rimedio.

Mi riferisco a chi di fronte alla possibilità di un litigio prende, su un versante o sull’altro, una posizione rigida: vale a dire sia chi giunge alla conclusione che il litigio è da evitare a tutti i costi, sia chi considera suo diritto inalienabile denunciare anche i più minuscoli difetti o errori del proprio partner.

Le coppie appartenenti a quest’ultima categoria sono quelle che non riescono a condurre un discorso per più di qualche minuto, senza che salti fuori un qualche pretesto riferito a vecchi torti o a presunte disattenzioni, che accende all’improvviso una battaglia al termine della quale non c’è mai in genere nè un vincitore, nè un perdente.

In questo tipo di coppie i partner tendono a scegliersi in base a criteri di forza, e su questo parametro si scelgono uguali, in un tentativo eterno di prevaricazione sull’altro che è destinato a non riuscire mai.

Altro caso, della stessa “famiglia”, si ha in quelle coppie in cui a seguito di queste esplosioni si ha un vincitore ed uno sconfitto.
Lettura suggerita
Non gioco più. Come rendere produttivi i litigi e ritrovare l’intesa

Uno, spesso quello che apparentemente ha torto, vince la battaglia, mentre l’altro si prende alla fine tutte le colpe, salvo poi un giorno scoppiare di botto con violenza quando il vaso della sua sopportazione tracima (ma dopo questo scoppio, poichè ha “ferito gravemente” il partner, torna ad essere dalla parte del torto, e dunque si perpetua il solito schema).

Queste coppie sono quelle in cui i partner si scelgono sulla base di un bisogno sadico-masochistico, in cui l’occupare uno qualsiasi dei due ruoli serve a tutti e due per esercitare una forma di dominanza.

Vi è infine il caso di cui parliamo in questo articolo, quello in cui le coppie sperano di risolvere il problema del litigio attraverso la sua negazione.

Queste coppie spesso sono apparentemente molto affiatate, o meglio si danno molto da fare per apparire tali. Per esse è intollerabile pensare di dover giungere ai “ferri corti” con il proprio partner e, sebbene questo ogni tanto accada, fanno di tutto per minimizzare la cosa o non renderla troppo visibile agli altri. I partner in queste coppie sono afflitti dai sensi di colpa e dalla paura di essere abbandonati, per cui la loro unione, in apparenza così solida, è in realtà fragilissima, e lo stress di un litigio è visto come intollerabile e potenzialmente distruttivo del legame.

In genere i partner di queste unioni si scelgono soprattutto per compensare l’uno le gravi carenze dell’altro, tali per cui mettere in discussione la loro separazione non potrebbe essere sopportato.

La famiglia originata da questi “evitatori del conflitto” rischia di essere caratterizzata da una grande litigiosità tra i figli, che in qualche modo esprimono il “litigio latente” che è rimasto inespresso nella coppia genitoriale.

Dunque quale deve essere la posizione “giusta” da tenere di fronte al litigio di coppia? Non ci dicono forse gli psicologi che il litigio dei genitori fa male ai bambini, e che è meglio che una coppia si separi piuttosto che il clima in casa sia litigioso?

Eppure, da quanto visto prima, anche le coppie che non litigano mai sono potenzialmente dannose quanto quelle che litigano, al limite di più perchè sono difficilmente criticabili e quindi poco motivate al cambiamento.

La prospettiva che ci permette di uscire da quest’impasse, richiede di spostare il fuoco della propria attenzione e studiare il fenomeno “litigio” per scoprire se ha anche delle funzioni positive, cioè sforzarsi di ipotizzare che, al di la’ dell’apparenza negativa, il litigio serva davvero a qualcosa.

Nella formazione di ogni coppia si incontrano e si scontrano due diversi tipi di polarità, opposte e complementari:

  • Mondo maschile e mondo femminile.
  • Famiglia di origine di lei e di lui.

Per quanto riguarda il primo punto, così come vi è una indiscutibile differenza anatomica tra uomo e donna, vi è anche tutta una diversità psichica tra mondo maschile e femminile, che si coniuga negli affetti, nel pensiero, nel sentire le emozioni, nell’interpretare la realtà e così via. Tutte queste caratteristiche, pur essendo complementari e quindi ben integrabili con reciproco vantaggio, rendono spesso difficile la comunicazione, dando adito più spesso di quanto non si creda a incomprensioni e fraintendimenti.

Il secondo punto, relativo alle famiglie di origine, ha anch’esso un peso determinante. Nella scelta di coppia, a livello inconscio, si cercano nel partner quelle caratteristiche che lui ha assunto dalla propria famiglia e che nella nostra erano assenti, e questo fa si che la nuova famiglia che si origina metta in contatto polarità e modi di vivere opposti ed entrambi necessari.

Ne consegue che ogni nuova coppia si trova di fronte all’immane compito di mettere insieme queste parti diverse di cui ognuno è portatore che, pur facendo parte di un incastro ottimale, sono invece percepite da entrambi come negative. Poichè questa percezione negativa non si colloca a livello razionale, ma è profondamente iscritta negli strati inconsci della propria personalità da un lato e nella propria identificazione sessuale dall’altro, il processo di fusione può avvenire solo a prezzo di uno scontro emotivo che può avere anche caratteristiche violente, come è proprio delle pulsioni inconsce (positive e negative) non filtrate dalla ragione.

Ed è precisamente a questo che servono i litigi, perchè purtroppo le “discussioni molto animate” si fermano al livello della “testa” e non smuovono affatto quelle profonde forze emotive che devono invece essere sbloccate.

Credo sia chiaro a questo punto che la quantità di litigi all’interno di una coppia e la loro violenza sia un aspetto poco rilevante, mentre molto più significativo è il modo in cui questo “strumento” viene gestito o, in altre parole, il livello di efficacia nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Le tecniche di gestione del conflitto diventano allora come gli elementi di controllo che permettono ad una centrale nuclerare di produrre energia senza che si inneschi la reazione incontrollata che farebbe scoppiare tutto: l’importante è tenere a mente il vero obiettivo, che per la centrale è la produzione di energia e per la coppia è l’integrazione ad un livello superiore di parti di sè reciprocamente complementari.

Bisogna poi considerare che la possibilità di sperimentare un violento conflitto di coppia all’interno del quale ci si sente liberi di esprimersi integralmente anche negli aspetti più sgradevoli e vedere che il rapporto sopravvive, è una preziosa esperienza emotiva che rafforza la propria fiducia nella stabilità di tale legame.

In effetti chi potrebbe dire sinceramente di avere una buona nave se prima non la ha collaudata affrontando una tempesta tremenda e, seppure ammaccato, ne è uscito vincitore?

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2012/12/istruzioni-per-un-buon-litigio.html

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