Ossessione o pensiero fisso?

Con l’ingresso nel linguaggio comune del termine “ossessione” utilizzato per indicare un sintomo psicopatologico si è creata una certa confusione su cosa sia davvero un’ossessione in senso clinico e cosa sia invece un pensiero fisso che non ha le caratteristiche di un disturbo psichico.
Alcune persone si dicono convinte di soffrire di ossessioni perché pensano spesso al proprio ex, a un errore, a una cattiva azione compiuta che genera in loro senso di colpa, a persone care morte da poco, a un progetto, a un dispiacere, al passato.
La tendenza a far rientrare nell’ambito della psicopatologia tutto ciò che non è espressione di totale serenità e di “calma piatta” porta queste persone a pensare di soffrire di un disturbo quando invece i loro “pensieri fissi” sono perfettamente motivati da ciò che sta accadendo nelle loro vite ed è oltretutto assente la componente compulsiva tipica del disturbo ossessivo-compulsivo che insorge in molti casi in presenza di ossessioni (tentativi di distrarsi, di trovare rassicurazioni, di compiere azioni che annullino la paura contenuta nell’ossessione).
Un pensiero fisso NON è un’ossessione se non è generato e alimentato dall’ansia e non richiede psicoterapia se non deriva da una psicopatologia.

Quali caratteristiche distinguono i pensieri ossessivi dai semplici pensieri fissi?
Le ossessioni sono pensieri indesiderati (o immagini sgradevoli) che si presentano nella mente conscia generando angoscia e che la persona cerca di scacciare, anche attuando dei comportamenti che dovrebbero servire a sedare la sua ansia, o di ignorare, distraendosi o sostituendo a quel pensiero un altro pensiero di segno opposto.
Secondo il DSM il contenuto delle ossessioni non è semplicemente riferito a preoccupazioni eccessive per problemi della vita reale ed è percepito dal soggetto come frutto della propria mente e non come trasmesso dall’esterno.

Quando le ossessioni compaiono all’interno di un disturbo ossessivo-compulsivo (nevrosi ossessiva) si generano quadri sintomatologici caratterizzati dall’accoppiata ossessione+compulsione.
Alcuni esempi:

Ossessione: “Ho chiuso il gas/la porta/la finestra/l’automobile?”
Compulsione: andare a controllare, e non accontentarsi di farlo una sola volta perché il dubbio ritorna

Ossessione: “Sono omosessuale?”
Compulsione: sottoporsi a test per verificare se la vista o il pensiero di persone dello stesso sesso provoca eccitazione fisica; cercare rassicurazioni da altre persone, in genere psicologi o raramente un amico fidatissimo

Ossessione: “Temo di poter accoltellare per un raptus mio marito/mia moglie”
Compulsione: nascondere tutti i coltelli e verificare più volte se sono ben chiusi al sicuro; eliminare qualunque oggetto possa essere utilizzato per ferire gli altri

Ossessione: “E se prendessi qualche malattia?” o “quando rientro in casa sono pieno di microbi! mi sento male solo a pensarci…”
Compulsione: lavarsi spesso le mani, fino a provocarsi desquamazioni e dermatite a causa della disidratazione e del contatto con i detergenti; pulire ossessivamente la casa

Ossessione: “Potrei essere rimasta incinta?” (anche dopo l’arrivo del ciclo e/o in assenza di rapporti a rischio)
Compulsione: sottoporsi a continui test di gravidanza; cercare rassicurazione da parte di esperti

Le ossessioni sono quindi pensieri o immagini sgradevoli, immotivati e intrusivi che il soggetto non riesce a scacciare e riguardano la salute, la sicurezza, la vita sessuale e di relazione della persona che cerca rassicurazioni o compie altre azioni (compulsioni) per tranquillizzarsi ma non ci riesce, perché i suoi pensieri sono frutto di ansia.
La ricerca stessa di rassicurazioni costituisce una compulsione perché il soggetto sente che “deve” trovare delle risposte e non ne è mai soddisfatto.
In certi casi compare solo la compulsione e il pensiero ossessivo è inconscio: ne sono un esempio i casi in cui il soggetto evita di calpestare le righe (fughe) delle mattonelle quando cammina, “deve” compiere una certa azione N volte o un numero di volte pari o dispari, conta le volte che ripete quello che fa, riordina ossessivamente gli oggetti e li dispone secondo determinate regole.

Di conseguenza un pensiero fisso può essere sgradevole, ma non è di per sé un’ossessione.
Se ho fatto un torto a qualcuno e continuo a pensarci non ho “le ossessioni”, ma mi sento semplicemente in colpa: mi libererò dal pensiero fisso facendo qualcosa per “riparare” o almeno chiedere scusa.
Se un progetto sul quale avevo riposto le mie speranze va a monte sono dispiaciuto e arrabbiato per aver speso inutilmente tante energie ed essere magari stato trattato ingiustamente da qualcuno, non sono automaticamente un ossessivo.
Se un ex partner non mi va via dalla mente, non sono per forza vittima di un pensiero ossessivo: forse lo/la amo ancora, forse sono arrabbiato/a, forse non ho trovato per ora qualcun altro cui interessarmi.

In tutte queste situazioni un supporto psicologico può essere utile a chiarirsi le idee, a elaborare le emozioni, a indirizzare altrove le proprie energie, ma non siamo in presenza di un quadro psicopatologico e non è necessaria alcuna psicoterapia.
Se invece sono presenti ossessioni nel senso sopra descritto una psicoterapia è necessaria e a volte è indispensabile affiancare anche un supporto farmacologico, soprattutto in quei casi così gravi da rendere alienante la necessità di occuparsi di rituali ossessivi per più ore al giorno.

fonte: http://www.serviziodipsicologia.it/pensiero-ossessivo-o-pensiero-fisso/

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