Quando la sessualità diventa un disturbo?

La sessualità è un aspetto fondamentale della vita di una persona. Fin dalla prima infanzia essa gioca un ruolo influente; e quando si parla di infanzia, non si può non fare riferimento a Sigmund Freud, colui che per primo riconobbe l’esistenza di una sessualità non più intesa soltanto come pura attività genitale del soggetto adulto, ma come condizione fondamentale nello sviluppo psicosessuale del bambino.

Secondo Freud lo sviluppo psicosessuale è un percorso molto complesso e delicato che si articola attraverso delle fasi ben precise ( orale, anale, fallica, di latenza, genitale); se si verificano problemi durante la riorganizzazione di queste fasi allora compare quella che Freud definisce regressione (meccanismo di difesa attraverso il quale il soggetto torna alle fasi di sviluppo precedenti), la quale crea le basi per lo sviluppo delle cosiddette perversioni.

Le deviazioni sessuali vengono scientificamente definite parafilie ovvero comportamenti psicosessuali che rientrano nel quadro di una vera e propria patologia clinica, da non confondere con quei comportamenti che invece rientrano nella categoria delle trasgressioni e che comportano violazioni di regole, ma che non hanno niente a che vedere con le deviazioni psicopatologiche che andremo ad analizzare.

L’elemento che contraddistingue le psicopatologie è rappresentato dalla componente ossessiva, cioè quella condizione in cui i desideri e le fantasie sessuali prendono il sopravvento sulla vita del soggetto al punto da creare disagio, umiliazione e distruzione del rapporto con l’altro e non solo.

Esaminandole nel dettaglio potremmo sinteticamente classificarle nello schema seguente:

Pedofilia: è senz’altro il disturbo che più di qualsiasi altro inorridisce al solo pensiero perché comporta il coinvolgimento di bambini prepuberi (generalmente non superano i 13 anni).
Secondo quanto stabilito dal DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 1994) un soggetto per esser definito pedofilo non deve avere un’età inferiore a 16 anni circa ed essere maggiore del bambino (vittima delle sue azioni) di almeno 5 anni.
Secondo il pensiero di G.O. Gabbard alla base di tale perversione vi sarebbe una condizione di narcisismo estremo , in pratica il pedofilo vede il bambino come un’immagine della proiezione di sé e lo “utilizza” come sistema per rafforzare la propria morbosa autostima.

Masochismo sessuale: comporta una condizione di reale sofferenza e umiliazione subita e inflitta dal partner. Può prevedere l’uso di oggetti o comportamenti che, in alcuni casi, possono anche provocare gravi incidenti.

Sadismo sessuale: è la condizione opposta al masochismo nel senso che l’appagamento sessuale è strettamente connesso all’atto di infliggere sofferenza e umiliazione nel partner. In questo caso, a differenza del masochismo, vi può esser la presenza di sensi di colpa e quindi il peggioramento del quadro clinico.
Secondo Medard Boss l’atto sadomasochista scaturirebbe dal bisogno di ricevere amore e dall’incapacità di donarlo, una sorta di insensibilità fisica nel masochista e percettivo-emotiva nel sadico.
La persona cerca di liberarsi di tale forma di insensibilità attraverso il dolore e paradossalmente riesce a sentirsi emotivamente viva. Senza questa condizione il soggetto sadomaso vivrebbe un rapporto freddo e vuoto.

Esibizionismo: è un disturbo sessuale che comporta l’atto di mostrare i propri genitali ad un estraneo. Può essere accompagnato dall’atto masturbatorio.
Generalmente compare prima dei 18 anni ma può manifestarsi a tutte le età.
Dal punto di vista psicopatologico può dipendere da una umiliazione subita da parte di una donna, in questo modo il soggetto riesce a vendicarsi nei confronti delle donne. Inoltre pare che chi ne è affetto sia fortemente insicuro nel vivere la propria virilità.

Feticismo: si tratta di una perversione che si serve di oggetti inanimati (feticci) per l’ottenimento dell’eccitazione sessuale ( per esempio scarpe, reggicalze ecc ), può comparire in fase adolescenziale ma è importante sottolineare che in alcuni casi il feticcio può assumere un significato particolare anche molto prima. È una condizione molto limitante del rapporto amoroso.

Frotteurismo: comporta l’atto di strofinare i genitali contro una persona non consenziente, spesso in luoghi pubblici, anche se il soggetto consapevole fa di tutto per non essere scoperto. Ciò può determinare forti stati d’ansia e disagio.

Travestitismo: è quella condizione in cui l’ottenimento del piacere si ottiene indossando i vestiti del sesso opposto.
Compare nei maschi eterosessuali e il soggetto fantastica di essere sia il maschio soggetto che la femmina oggetto della sua fantasia.
Questo disturbo può comparire già durante l’adolescenza.

Voyeurismo: condizione morbosa che si manifesta con l’atto di osservare persone (del tutto ignare) nude o impegnate in attività sessuali. La semplice osservazione determina eccitazione sessuale .
Nei soggetti sessualmente disturbati questa condizione in genere compare prima dei 15 anni.
Secondo Otto Fenichel questo può scaturire da un evento che in psicanalisi viene chiamato scena primaria (è possibile che il bambino abbia visto o sentito per la prima volta il rapporto sessuale dei genitori).

Poiché, come abbiamo accennato in precedenza, i disturbi sessuali iniziano a strutturarsi durante l’infanzia occorre considerare già in questa fase l’importanza di un’educazione alla sessualità, o meglio, allamore, poiché rappresenta uno dei più importanti “modellatori” della personalità.

I genitori dovrebbero evitare situazioni che nel bambino potrebbero disturbare la realizzazione della sessualità futura.
L’educazione sessuale deve mirare allo sviluppo della capacità di esprimersi, di vivere le emozioni e i rapporti in maniera autentica senza repressioni o tabù. Il bisogno di amore va vissuto in maniera naturale senza impedimenti di natura culturale, sessuofobica o psicopatologica.
Il perverso è spesso una persona che ha subito un trauma durante la fase infantile, trauma che ha determinato dei danni nella struttura della personalità che non sono mai stati affrontati in maniera conscia e perciò emergono sotto forma di perversioni.

Il trattamento delle parafilie è al quanto complesso soprattutto quando il soggetto ha già attivato processi difensivi che comportano una negazione della patologia. E’ necessaria un’ attenta diagnosi finalizzata anche ad escludere eventuali altri disturbi di personalità, ma è comunque un trattamento lungo e impegnativo, legato a quanto la persona sia disturbata ed a quanto desidera lavorare sul suo disturbo.

Un’eziologia precisa non è identificabile e questo rende ancora più difficile la cura.
Inoltre l’approccio e il metodo devono esser personalizzati anche in rapporto alla pericolosità del soggetto, prevedendo un’attenta e completa anamnesi delle dinamiche contestuali del paziente (contesto socio-ambientale in cui vive).
E’ importante che il terapeuta assuma un atteggiamento non punitivo, capace di comprendere il significato inconscio del sintomo e la sua funzione nella personalità.

In alcune situazioni la terapia può coinvolgere la coppia (quando il disturbo riflette le difficoltà emotivo-sessuali del rapporto coniugale), la famiglia (per esempio nei casi di pedofilia, quando si verifica un incesto), il gruppo (quando si tratta di voyeurismo o esibizionismo può esser utile il confronto con gli altri aggressori) e può prevedere l’ospedalizzazione o l’uso di farmaci antiandrogeni (ma i numerosi effetti collaterali fan si che essi vengano utilizzati di rado).

Un utile trattamento può essere quello cognitivocomportamentale che, come dice lo stesso nome, si serve della combinazione di due elementi:

aspetto comportamentale: stimola la comprensione e il miglioramento del rapporto tra le situazioni che scatenano il disagio e il comportamento che ne consegue, orientando così il paziente verso nuove possibilità di soluzione;

aspetto cognitivo: comporta una revisione degli schemi di interpretazione della realtà e di conseguenza una correzione più obiettiva della stessa. In questo modo il paziente impara a vivere meglio il rapporto con se stesso e il mondo esterno.

Come abbiamo sottolineato poc’anzi la maggiore difficoltà, nell’ ostacolare il processo verso la guarigione, è determinata dal fatto che le persone affette da parafilie non credono di avere un problema e di conseguenza non vogliono l’aiuto di figure esperte, per cui il primo passo verso la guarigione consiste nel prendere coscienza delle responsabilità delle proprie azioni e dei danni che esse provocano.
Una guarigione completa è difficile ma non impossibile.
Tuttavia un’adeguata e rigorosa terapia può aiutare il paziente a ripercorrere in maniera protetta i traumi subiti durante l’infanzia, interpretarne i meccanismi e riuscire ad avere il controllo sulle proprie azioni, in modo da avvicinarsi il più possibile a una vita “normale” e socialmente sana.
Altrettanto importante è il ruolo dei propri cariil loro amore (non a caso il termine parafilia deriva dal greco para= presso filia=amore) rappresenta, per chi è affetto da tali patologie, uno dei più importanti farmaci. Non dimentichiamoci infatti che, a prescindere dalla natura del trauma subito, la persona tende a ricercare lamore attraverso la perversione, quell’amore che in precedenza le è stato negato o che ha vissuto in maniera sbagliata.

fonte: http://www.psychomer.it/quando-la-sessualita-diventa-un-disturbo-2%C2%B0-parte/

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