L’amore malato

Per comprendere bene quali meccanismi psicologici portino spesso le vittime di maltrattamenti o di violenza a “legarsi” in maniera perversa ai propri aggressori, bisogna cercare nella loro infanzia le malsane forme di attaccamento ricevute dai propri genitori.

Lo aveva già spiegato Jung come ogni persona tenda istintivamente a “scegliere” dei partner che abbiano delle caratteristiche di personalità simili (o più raramente, contrarie) a quelle del proprio genitore del sesso opposto.

Ne consegue il facile rischio, per chi ha “subito” gravi forme di mal-trattamento durante la propria infanzia, di legarsi a partner violenti. Gli etologi chiamano questo meccanismo “trasmissione lamarckiana degli atti acquisiti” e spiegano come sia comune, in natura, riportare nelle generazioni successive i comportamenti appresi dalla generazione precedente.

Così accade, quasi come un meccanismo automatico, che la vittima ritenga “normale” il dover sottostare a delle violenze o più semplicemente dover “tollerare” le azioni di maltrattamento subite. Non è facile, per questo, prendere consapevolezza della propria situazione e ci si riduce, perciò, di frequente, ad investire tutte le proprie energie per cercare di “cambiare” il comportamento dell’altro, piuttosto che compiere lo sforzo, di fatto meno grave, di “cambiare sé stessi”, i propri modi di pensare, le proprie convinzioni e quindi il proprio modo di leggere la realtà.

Piuttosto che sprecare le proprie energie per “lottare” contro l’altro, nella assurda speranza che un giorno possa cambiare, sarebbe più funzionale farsi aiutare da uno psicologo a “comprendere” il perché di quella insensata caparbietà che rischia di diventare la tragedia della propria vita!

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2015/02/lamore-malato.html
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