Figli: Istruzioni per l’uso

depressione-PostpartumIl difficile compito di crescere i figli. Ma esistono realmente delle vere e proprie istruzioni per l’uso, una sorta di “libretto di istruzioni” per i figli. Partiamo da alcuni concetti chiave.

Essere e fare il genitore

Il sogno di ogni genitore, in attesa di un figlio o alle prese con un bambino o un adolescente, sarebbe senz’altro quello di potersi affidare a un manuale cui attingere ogni volta che qualche difficoltà ostacola il sereno compimento del proprio ruolo di padre o di madre. Infatti, il compito dell’essere e fare il genitore si configura come uno dei più ardui e complessi in assoluto.

Fornire delle regole ad hoc è un’operazione molto difficile, in quanto i bambini sono tutti diversi e imprevedibili, come ben sanno molti genitori che non riescono a capacitarsi di avere figli tanto differenti tra loro. Padri e madri che non hanno incontrato grossi ostacoli nell’educazione e nella crescita di un figlio, possono invece trovarsi inaspettatamente impreparati nel gestire la relazione con un altro bambino.

“Severità-autorità”, “Permissività-amicalità”, “Autorevolezza”: quale è lo stile genitoriale più idoneo?

Nella consapevolezza che non esistono “ricette” miracolistiche e soprattutto che non esistono soluzioni che possono essere corrette per la molteplicità delle famiglie esistenti, non vogliamo esimerci dal proporre dei suggerimenti per sostenere i genitori in ciò che è universalmente riconosciuto come “il mestiere più difficile del mondo”.

Ma veniamo al sodo: qual è lo stile genitoriale più adeguato a crescere un bambino sano ed equilibrato? Rispondiamo subito senza perderci in preamboli: uno stile “autorevole”, come sostenuto da diversi studi scientifici condotti in questo ambito (ad esempio Webster-Stratton et al., 2004; Kim et al., 2003; Chang et al., 2003; Feindler et al., 2003; Hartman et al., 2003).

Cosa vuol dire essere un papà o una mamma autorevoli? Innanzitutto, chiariamo che essere “autorevoli” è cosa ben diversa dall’essere “autoritari”. Il genitore autorevole è colui che non ha bisogno di “imporre” con la forza il proprio ruolo, in quanto nel tempo, attraverso l’esempio, la fermezza, la coerenza, l’equilibrio, il senso della misura e del limite, ha costruito un modo di essere genitore credibile agli occhi del bambino. Al contrario, il genitore autoritario pretende l’obbedienza assoluta senza dare spiegazioni, utilizzando le maniere forti, vale a dire alzando la voce (o peggio ancora le mani) o somministrando punizioni esemplari, regole eccessivamente severe e sottraendo il proprio affetto come ritorsione nei confronti del bambino, ottenendo così solo un aumento della conflittualità.

Di segno opposto, ma di uguale inefficacia, è uno stile troppo permissivo e incoerente, che a tratti vede il genitore “amico” del proprio figlio e a tratti disimpegnato (“Fai come vuoi”), anche nella dimensione affettiva.

Crescere bene il proprio figlio: dipende solo dalla mamma e dal papà?

Spesso si è portati a credere che il genitore sia l’unico responsabile dello sviluppo “sano” del bambino, seguendo una visione “tutto-o-nulla”. Quante volte i genitori si sentono colpevoli (o vengono colpevolizzati) e si addossano la responsabilità (o vengono accusati) quando il figlio manifesta un qualsivoglia problema? Quante notti insonni, quanti autorimproveri, quanti “se” e quanti “ma” allorquando un figlio manifesta un malessere emotivo, un comportamento problematico, un insuccesso, o addirittura una condotta deviante o delinquenziale?

Orbene, non tutto dipende dalla mamma e dal papà. Il comportamento parentale (da “parent, colui che si prende cura di”) è il prodotto comune di numerose caratteristiche del genitore e del bambino, che si determinano in una storia di interazioni e modificazioni reciproche che hanno luogo nel corso del tempo.

Se alla base di un buon sviluppo infantile è fondamentale tener conto delle caratteristiche di personalità del genitore e dello stile educativo che lo caratterizza (severo, permissivo, etc.), è altrettanto importante considerare le caratteristiche temperamentali del bambino.

Il bambino, infatti, non è un passivo ricettore dei segnali educativi parentali, così come il genitore non è un semplice dispensatore di insegnamenti e cure: la condotta del bambino guida la relazione con l’adulto tanto quanto il comportamento genitoriale stesso. Per esempio, i bambini più “difficili” da gestire, magari perché caratterizzati da maggior irritabilità, scontrosità, permalosità, tendono a suscitare risposte più severe, ostili e rabbiose da parte dei genitori. Bambino e genitore, dunque, risultano strettamente e reciprocamente interconnessi: entrambi saranno in grado di provocare nell’altro sentimenti e comportamenti specifici.

Non va trascurato, inoltre, il contesto in cui la famiglia è inserita: situazioni di disagio economico, isolamento sociale, malattie, etc., contribuiscono a rendere più fragile l’interazione tra genitori-figli.

fonte: http://www.psicologidelbenessere.it/figli-istruzioni-per-luso/

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