Cosa ci spinge a riprovarci con un ex amore?

Quando torna un amore sbagliato

Non è facile scegliersi ogni giorno, ancora di più farlo dopo tanti anni di separazione e di silenzio, e con alle spalle una storia che non ha funzionato. Succede a Marta, che diventata ormai una donna, rincontra Billy, il suo amore di gioventù. Quell’estate in Versilia, molto tempo prima, si erano subito piaciuti. Anche se agli antipodi, avevano le stesse paure, la stessa testardaggine e un identico slancio nella passione. Ma era troppo presto per volersi davvero e fino in fondo. Così si separano, odiandosi. La vita li fa rincontrare e tra di loro è di nuovo guerra e desiderio, innescando una spirale di ritorni e di addii, continuando a ritrovarsi e a perdersi ancora. A raccontare questa storia travolgente ed universale è Maria Venturi nel suo ultimo romanzo “Niente è per caso” (Rizzoli), in libreria dal 22 ottobre, dove si affronta il tema dell’amore sbagliato, che torna con prepotenza nella nostra vita e non ci lascia in pace. E in fondo sappiamo che non serve fuggire, perché se il destino ce lo ha posto davanti ancora una volta forse dovremmo viverlo

Ci sono delle storie, che se pur fallimentari, continuano ad essere irresistibili. Cosa spinge a riprovarci per la seconda volta?
Il desiderio di dimostrare a noi stesse o al partner di essere in grado di cambiare, di essere migliori o (a seconda della situazione) di essere capaci di modificare l’altro. Il tutto è reso più romantico dai sentimenti, che in questi casi sono molto forti anche perché si è sofferto. Dunque, un amore che sopravvive ad una rottura può darci la spinta per ricominciare, per buttarci alle spalle ciò che non è andato e ritentare.

Il tempo passato è un valido aiuto per trasformare in positivo un rapporto?
Lo è senza dubbio. Ecco perché è un errore dire “ora ricominciamo da zero”. La storia andata male è comunque un’esperienza vissuta, che ci ha permesso di conoscere l’altro e noi stesse in una situazione anche dolorosa, dalla quale trarre insegnamento. Il tempo passato ci è servito per “elaborare il lutto”, per razionalizzare su ciò che è accaduto, scoprirne in parte le ragioni e, magari, dividersi le responsabilità.

Come si fa a capire se vale la pena dare una seconda possibilità a una storia?
Ha senso solo se questo tempo passato con lui è un momento “nuovo”, che non ricalca le dinamiche di quello che c’è già stato e non ha funzionato. Se ci si riprova, è necessario rinnovare la qualità del rapporto, guardare avanti, fare nuove esperienze. È sbagliato, invece, continuare a ricordare i brutti periodi e rinfacciare i torti subiti.

Si tratta di una nuova prima volta o l’esperienza negativa del passato segna anche il presente?
Come dicevo, non si può pretendere di cancellare quello che è stato: esiste e serve ad aggiustare il tiro, a vantaggio del rapporto presente. Le coppie che attraversano delle crisi e degli allontanamenti e sono capaci di superarle, sono solitamente più forti e durature perché hanno testato il loro legame. A volte l’esperienza negativa può segnare profondamente il presente: in questo caso, ci vuole una forte motivazione da parte di entrambi. Ad esempio, può venire a mancare la fiducia nel partner e allora c’è bisogno di tempo per ricostruirla e di nuove esperienze positive da fare insieme.

C’è una modalità per trasformarli in rapporti sani e vincenti, per evitare di riprodurre il fallimento della prima volta?
Sì, considerando le responsabilità comuni. La domanda da porsi è: “cosa stava succedendo alla nostra coppia quando non ha funzionato?”. Bisogna cercare la risposta a questa domanda insieme, parlandone. Per non riprodurre l’insuccesso, è necessario capire quale dinamica di coppia ha portato alla precedente rottura e non riprodurla.

Qual è il giusto approccio che dobbiamo mettere in pratica per fare funzionare la storia?
Quello più adatto è quello “costruttivo”, cioè essere propositivi, ritrovare la curiosità nei confronti del partner e, perché no, riaccendere il desiderio. Per farlo, sarebbe opportuno non rientrare immediatamente nella routine, riprendendo subito le vecchie abitudini, ma mantenere ancora una “piccola distanza” che permette di conservare lo spazio personale e il desiderio dell’altro.

E se la storia si dimostra di nuovo fallimentare, come dobbiamo reagire?
Se, nonostante gli sforzi di entrambi, la dinamica di coppia non cambia, allora bisogna chiedersi quanto entrambi stanno investendo in questa relazione. Se c’è disparità in questo, bisogna parlare chiaro e prendere una decisione in una direzione o nell’altra. Attenzione però: se capiamo di buttarci ripetutamente in storie che ci fanno soffrire sempre per gli stessi motivi, chiediamoci qual è il nostro contributo. Forse è necessario cambiare qualche aspetto di noi stesse.

2 DONNE CHE CI HANNO PROVATO DI NUOVO

Carolina, 36 anni, fisioterapista
Con Andrea è stato amore a prima vista, ma se pur eravamo tutti e due molto innamorati, non ha funzionato. Lui stava attraversando un momento complesso e difficile: aveva crisi di panico e non sapeva più gestire a livello emotivo le cose più semplici. Gli sono stata accanto, sostenendolo, ma questo gli ha scatenato un attaccamento morboso nei miei confronti. Dopo un anno, ho iniziato a sentirmi soffocare, anche se sapevo che non lo faceva in cattiva fede. A un certo punto non ce l’ho fatta più e ho chiuso la relazione, perché non lo aiutavo. Lui doveva riprendere in mano la sua vita e camminare con le proprie gambe, per poter ritrovare la sua autonomia e viversi l’amore in modo meno dipendente. Passano tre anni e mi riappare davanti ad una festa. Non so perché, ma ho iniziato a provare un pizzico di gelosia per una ragazza di cui stava raccontando, così quando mi ha chiesto di rivederci gli ho risposto subito di sì. Abbiamo ripreso ad uscire e tra di noi è rinata una grandissima sintonia, meglio di quella di un tempo: ci divertivamo molto e lui sembrava più sereno. Da lì a ritornare assieme il passo è stato breve. Era come se avessimo lasciato un discorso a metà, perché alla fine non c’eravamo lasciati perché si era esaurito il sentimento, ma per una situazione insostenibile. Siamo stati assieme per 4 anni, ma lentamente quello che provavo per lui si è straformato in un rapporto fraterno e anche questo secondo round della storia è terminato. Ora siamo amici ed entrambi concordiamo che abbiamo fatto bene a riprovarci dopo tanto tempo, perché abbiamo visto dei lati di noi che la prima volta non erano emersi.

Ludovica, grafica, 34 anni
Eravamo come i due porcospini di Schopenhauer: quando eravamo troppo vicini non facevamo che litigare e farci male, ma senza l’altro non sapevamo stare. Alessandro ed io siamo andati avanti così per un anno, poi lui ha deciso di lasciarmi, spinto anche dal fatto che si trasferiva in un’altra città. Avevamo 20 anni e il vuoto che mi ha lasciato nel cuore mi ha portato a vivere dopo di lui solo dei flirt. Insomma, non l’avevo mai dimenticato e pensavo ancora a lui. Quando l’ho incontrato 10 anni dopo, in un modo del tutto casuale, dentro un bar una domenica di maggio, ho capito che dovevo riprovarci, per salvarmi dal suo fantasma e per sentirmi veramente voluta da lui. Anche Alessandro aveva ancora voglia di me e per quattro mesi ci siamo stati solo noi. Ho sentito che questa volta poteva amarmi, che sceglieva e voleva solo me, che poteva starmi accanto senza più il bisogno di scappare. Ma in realtà stavamo mettendo in piedi la solita dinamica: dopo essere troppo vicini, appiccicati, fuggivamo dall’altro per riprendere fiato, per ritrovare il desiderio, per non annullarci. Nessuno dei due era stato capace di trovare la giusta di distanza. Questa volta sono stata io a lasciarlo andare, togliendomi la corazza di spine che mi portavo addosso. Era la mia occasione per “scaldarmi” da sola, per amarmi, anche se l’altro non lo faceva, perché solo così avrei potuto condividere con un uomo il piacere di stare assieme, senza più il timore della perdita.

 
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