I TRAUMI INFANTILI NEGLI ADULTI

Disagi, incertezze e problemi psicologici presunti o reali di ogni tipo… il luogo comune vuole che siano dovuti a non meglio definiti traumi infantili che negli adulti provocherebbero, conseguentemente, tutta una serie di inibizioni e paure. Le cose in realtà sono un po’ più complesse, non per tutti lo stesso evento risulta ugualmente disorganizzante e spesso si tratta di situazioni protratte nel tempo piuttosto che di singoli episodi eclatanti.

Avete paura dell’altezza, dell’aereo o una fobia degli insetti? Non avrete difficoltà a trovare un amico o conoscente che, in tono serio o scherzoso, non esiterà a interpretare le vostre “umane debolezze” come conseguenze di presunti traumi infantili… Ma le difficoltà e le problematiche psicologiche negli adulti sono sempre e necessariamente conseguenza di traumi infantili?

Proteggersi dalla ripetizione di traumi infantili
E’ senza dubbio umano e sensato, e le stesse teorie di Sigmund Freud lo contemplavano, che esperienze vissute come profondamente negative e disorganizzanti possano determinare nel futuro la tendenza a proteggersi dal ripetersi di situazioni analoghe evitando di provare nuovamente altro dolore psichico. Non tutte le difficoltà emotive negli adulti possono essere tuttavia univocamente e riduttivamente ricondotte a specifici traumi infantili; le determinanti dei nostri comportamenti sono multideterminate e ascrivibili a tendenze motivazionali complesse, storie di vita, caratteristiche di personalità che rendono ragione di una profonda variabilità di risposta individuale.

Singoli eventi o traumi ripetuti
Secondo quelli che sono stereotipi e luoghi comuni si è portati spesso a credere che i così detti traumi infantili, cioè esperienze altamente dolorose e disorganizzanti del passato, siano rappresentati da singoli episodi eclatanti e catastrofici in grado da soli di condizionare univocamente la futura esistenza degli adulti. In realtà quello che più spesso avviene è esattamente il contrario: sono non singoli episodi, ma contesti affettivi, familiari e sociali stabili e duraturi nel tempo che possono essere responsabili del protrarsi e del perdurare di situazioni affettive e relazionali di trascuratezza, abuso o violenza meno eclatanti ma durevoli nel tempo che, perpetrando microtraumi ripetuti, risultano alla lunga più dannosi per lo sviluppo psicoaffettivo e la vita adulta influendo problematicamente nello sviluppo e nell’organizzazione della personalità.

Resilienza, capacità di coping e differenze individuali
Un altro fattore, che complica le cose ma aggiunge maggior chiarezza, è quello delle differenze individuali. Una stessa situazione, seppur negativa e disturbante, non risulta ugualmente traumatica e disorganizzante per tutti. A seconda delle risorse personali, delle capacità di coping e di resilienza di ognuno, i traumi infantili così come le successive difficoltà ad essi connessi possono essere gestiti ed affrontati in modi anche molto differenti incidendo differentemente sulla vita adulta (Oliverio Ferrais, A., La forza d’animo: Cos’è e come possiamo insegnarla ai nostri figli, Rizzoli, 2003). Non sono le situazioni reali a risultare obiettivamente traumatiche, ma come soggettivamente vengono percepite da coloro che le hanno vissute (se eccedenti o meno le proprie capacità di fronteggiamento) a renderle potenzialmente disorganizzanti e disturbanti per l’equilibrio o lo sviluppo psicoemotivo della persona.

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2014/05/i-traumi-infantili-negli-adulti.html
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