«Mamma non piangere, è iniziata la scuola»

testa_rossaC’è questa immagine ricorrente del bimbo che il primo giorno di scuola piange disperatamente, attaccato alla sottana materna in un fiume di lacrime. La mamma gli/le fa coraggio e spiega al pargolo che la scuola è bella, che significa imparare, conoscere e rendersi autonomi. Ecco quell’immagine è quanto di più anacronistico si possa pensare, perché al giorno d’oggi a piangere sono mamma e papà. Nulla di più diverso infatti rispetto ai tempi in cui viviamo, in cui normalmente sono più i genitori a piangere aggrappati al cancello della scuola, mentre i bambini, forse più avvezzi di un tempo al distacco (all’asilo, alle mamme lavoratrici, ai nonni delegati, ai campus, ecc), sono quasi felici di quella strana avventura, forse anche nell’ignoranza di quello che li aspetta. Un sondaggio britannico realizzato dal marchio Fairy Non Bio che ha coinvolto duemila genitori ha voluto infatti fotografare il primo giorno di scuola visto dalla parte dei genitori e ha scoperto che mediamente madri e padri piangevano, in quella fatidica prima giornata di scuola, cinque volte di più rispetto ai figli. Non solo: più della metà delle madri ha iniziato a frignare fragorosamente, il 44 per cento dei genitori ha iniziato proprio in corrispondenza della data infausta a pensare a un altro figlio e i tre quarti dei padri e della madri ha dichiarato di vivere il primo giorno di scuola come la fine definitiva di un’epoca. Del resto sulla sindrome dell’empty nest (o nido vuoto) si è versato molto inchiostro e si sa (e si capisce pure) che uno dei primi passaggi che porta al nido vuoto è proprio quel percorso di emancipazione che inizia dalla scuola. Ma al tempo stesso è un po’ prematuro, appena entrati nella scuola primaria, pensare già al giorno in cui il figlio se ne andrà di casa. Dietro ai lacrimoni genitoriali c’è forse anche una generazione un po’ immatura, che si mostra appunto fragile e vulnerabile piangendo a dirotto al posto dei bambini e rubando in qualche modo un ruolo che spetterebbe a loro. Certo vedere il figliolo o la figliola, magari in uniforme o con lo zainetto o non importa come, davanti alla scuola fa venire un certo groppo alla gola, persino ai genitori più controllati. E’ uno di quei momenti topici i cui si inizia a pensare “eppure mi sembra ieri che aveva il pannolone”, “mi sembra ieri che ha iniziato a parlare”, “mi sembra ieri che ha soffiato la sua prima candelina”. E già, ti sembra ieri e al tempo stesso ti sembra un’eternità, come accade con tutte le esperienze tanto intense. E del resto nulla come un bimbo scandisce il tempo che passa. Inesorabilmente.] «Mamma non piangere, è iniziata la scuola»

12 SETTEMBRE 2014 | di Emanuela Di Pasqua
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C’è questa immagine ricorrente del bimbo che il primo giorno di scuola piange disperatamente, attaccato alla sottana materna in un fiume di lacrime. La mamma gli/le fa coraggio e spiega al pargolo che la scuola è bella, che significa imparare, conoscere e rendersi autonomi. Ecco quell’immagine è quanto di più anacronistico si possa pensare, perché al giorno d’oggi a piangere sono mamma e papà.

Nulla di più diverso infatti rispetto ai tempi in cui viviamo, in cui normalmente sono più i genitori a piangere aggrappati al cancello della scuola, mentre i bambini, forse più avvezzi di un tempo al distacco (all’asilo, alle mamme lavoratrici, ai nonni delegati, ai campus, ecc), sono quasi felici di quella strana avventura, forse anche nell’ignoranza di quello che li aspetta.

Un sondaggio britannico realizzato dal marchio Fairy Non Bio che ha coinvolto duemila genitori ha voluto infatti fotografare il primo giorno di scuola visto dalla parte dei genitori e ha scoperto che mediamente madri e padri piangevano, in quella fatidica prima giornata di scuola, cinque volte di più rispetto ai figli.

Non solo: più della metà delle madri ha iniziato a frignare fragorosamente, il 44 per cento dei genitori ha iniziato proprio in corrispondenza della data infausta a pensare a un altro figlio e i tre quarti dei padri e della madri ha dichiarato di vivere il primo giorno di scuola come la fine definitiva di un’epoca.

Del resto sulla sindrome dell’empty nest (o nido vuoto) si è versato molto inchiostro e si sa (e si capisce pure) che uno dei primi passaggi che porta al nido vuoto è proprio quel percorso di emancipazione che inizia dalla scuola.

Ma al tempo stesso è un po’ prematuro, appena entrati nella scuola primaria, pensare già al giorno in cui il figlio se ne andrà di casa. Dietro ai lacrimoni genitoriali c’è forse anche una generazione un po’ immatura, che si mostra appunto fragile e vulnerabile piangendo a dirotto al posto dei bambini e rubando in qualche modo un ruolo che spetterebbe a loro.

Certo vedere il figliolo o la figliola, magari in uniforme o con lo zainetto o non importa come, davanti alla scuola fa venire un certo groppo alla gola, persino ai genitori più controllati. E’ uno di quei momenti topici i cui si inizia a pensare “eppure mi sembra ieri che aveva il pannolone”, “mi sembra ieri che ha iniziato a parlare”, “mi sembra ieri che ha soffiato la sua prima candelina”.

E già, ti sembra ieri e al tempo stesso ti sembra un’eternità, come accade con tutte le esperienze tanto intense. E del resto nulla come un bimbo scandisce il tempo che passa. Inesorabilmente.

fonte: http://scuoladivita.corriere.it/2014/09/12/mamma-non-piangere-e-iniziata-la-scuola/

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