L’impennata mondiale dell’autolesionismo

Dati impressionanti mostrano l’ampiezza dell’autolesionismo negli adolescenti inglesi. Una ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità rivela che lo scorso anno un quinto dei quindicenni in Inghilterra dichiara di aver avuto comportamenti autolesionisti. Gli esperti avvertono che trascurare la salute mentale tra i teeangers potrebbe essere una bomba a orologeria.

Il numero di adolescenti con comportamenti di autolesionismo è triplicato in Inghilterra negli ultimi dieci anni, secondo le stime di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La relazione dell’Health Behaviour in School-Aged Children (HBSC), la cui pubblicazione è prevista per l’autunno, rivelerà che tra i 6.000 giovani di età compresa tra gli undici e quindici anni intervistati in Inghilterra, un quinto dei quindicenni dichiara comportamenti autolesionisti.

Non ci sono dati confrontabili con altri paesi, perché l’Inghilterra è stato il primo paese a interrogarsi sul danno autoinflitto, da quando nel 1983 è stato avviato uno studio mondiale sul problema, con una raccolta dati che si svolge ogni quattro anni. La decisione di avviare tale verifica è stata sollecitata da un aumento degli episodi di autolesionismo riferiti da diversi insegnanti delle scuole secondarie di tutto il paese.

L’ultimo studio completo sull’autolesionismo in Inghilterra è stato pubblicato dal British Medical Journal nel 2002. Gli studiosi hanno esaminato circa 6.000 quindicenni e sedicenni in quarantuno scuole e hanno scoperto che l’anno precedente il 6,9% di questi ha dichiarato di essersi provocato un danno da sé. Il dato permette di fare un confronto con lo studio del 2013-14 dell’OMS, dal quale risulta che il 20% dei quindicenni si provoca lesioni.

L’autolesionismo si manifesta quando il soggetto s’infligge tagli, bruciature, morsi. La professoressa Fiona Brooks, capo del dipartimento per la salute degli adolescenti e dei bambini presso l’Università di Hertfordshire, è per l’Inghilterra la principale ricercatrice nello studio mondiale: “I nostri risultati – dice – sono veramente preoccupanti, e l’autolesionismo ha un’incidenza ancora maggiore tra le ragazze. All’età di undici anni, sia i ragazzi sia le ragazze presentano un buon livello di benessere emotivo. Ma all’età di quindici anni si apre una forbice, e mentre il 45 % delle ragazze adolescenti dicono di sentirsi giù almeno una volta alla settimana, mentre la stessa cosa succede solo al 23 % dei ragazzi.”

La professoressa Brooks considera che se non si fa presto qualcosa, con l’aumento dei problemi di salute mentale tra i giovani ci troviamo di fronte a una bomba a orologeria. “Non conosciamo ancora ancora bene i motivi di questo peggioramento nella salute mentale, ma i genitori sono indaffarati e sovraccarichi, e i bambini sempre più sono sotto pressione. Sanno di aver bisogno di buoni voti per accedere all’università, ma non c’è alcuna garanzia di un posto di lavoro alla fine degli studi .

La professoressa Brooks ritiene che i giovani stiano “ripiegando su strategie come l’autolesionismo per affrontare lo stress nel breve termine”.

“Sebbene si sia verificato un calo nei tradizionali comportamenti di rischio, come il fumo e l’abuso di droghe e di alcol, non c’è stato però uno spostamento verso comportamenti più positivi dal punto di vista della salute”, aggiunge.

Grazia, sedici anni, sembra un adolescente brillante e sicura di sé, che ama la musica, il canto e la pallavolo. Sta studiando per il suo General Certificate of Secondary Education. Tuttavia, all’età di dodici anni, Grazia ha iniziato delle pratiche autolesioniste.

“Ho cominciato tagliandomi i polsi con forbici e lamette da barba, disinfettandomi da sola – dice – Col passare del tempo le cose peggioravano, e i tagli si sono estesi fino al braccio sinistro e alla parte superiore delle cosce. Mi mettevo solo delle bende e lasciavo le cose così. “

Anni di tagli le hanno lasciato profonde cicatrici, che copre quando incontra persone che non conosce bene. “Nel momento peggiore mi ferivo una volta alla settimana o anche di più. In altri momenti capitava una volta al mese. Dipendeva da quel che succedeva intorno a me”, spiega. “Mi calmava, ma subito dopo desideravo di non averlo fatto, perché fa male, e bisogna nasconderlo.”

Malgrado alcune celebrità, come l’attrice Angelina Jolie e i cantanti Miley Cyrus e Demi Lovato, abbiano reso pubblico il fatto di aver commesso atti autolesionistici, e malgrado un certo numero di siti web a favore dell’autolesionismo rendono noti questi comportamenti tra i giovani, Grazia dice di non essere stata consapevole che anche altri potessero farlo. Non ha mai avuto fiducia in sua madre, e alla fine fu un insegnante ad accorgersene.

“Una mattina sono stata trascinata nell’ufficio del preside, dove c’erano mia madre, il mio insegnante e il preside. Ero completamente sbalordita quando hanno detto di sapere che cosa stavo facendo”, ricorda. Dopo questo incontro Grazia si ritirò ulteriormente nel suo mondo. Si feriva ancora di più ma si nascondeva meglio. “Anche quando volevo smettere non potevo, e mi ci è voluto più di quanto mi piaccia ammettere per riuscire a riportare le cose sotto controllo”, dice.

Il servizio locale di salute mentale per l’infanzia e l’adolescenza di Oxfordshire ha sostenuto di non poterla aiutare perché non aveva ricevuto nessuna diagnosi. Grazia ha potuto avere accesso a una consulenza tramite la scuola, ma che – dice – non è stata di grande aiuto perché non riusciva a intendersi con il consulente.

Anche se sua madre dice di sentire di aver fallito con lei, Grazia non accusa nessuno per quello che ha passato. “Non è colpa di nessuno. Vorrei solo essere stata in grado di affrontare meglio le cose”, afferma.

“Quando avevo dodici anni mia madre si stava mettendo con il mio attuale patrigno, io non mi trovavo bene con nessuno a scuola, e i pochi amici che avevo non erano molto gentili. Faccio fatica con i cambiamenti, così era tutto difficile. Siamo sempre stati io, mia madre e mia sorella, ed era tutto così nuovo con il mio patrigno! Il mio vero padre ha lavorato molto all’estero, così mi sembrava di non aver nessuno con cui parlare, e non avevo modo di far fronte alla situazione.”

Della sua graduale ripresa Grazia dice: ” Forse mi sono solo abituata ai cambiamenti intorno a me e le cose hanno cominciato ad andare meglio. A scuola ho un ristretto gruppo di amici, e per la prima volta ho un migliore amico, cosa mai successa prima. Anche la mia famiglia è stata molto di sostegno.”

Grazia aggiunge però che ricevere una diagnosi di depressione un anno fa è stato un grande sollievo, e crede che una diagnosi precoce le sarebbe stata di aiuto. “La diagnosi ha dissipato la confusione in cui mi trovavo per come mi sentivo – sostiene. Per quanto sia una dannazione avere un’etichetta, la diagnosi mi ha aiutato a capire che c’era un motivo dietro a quello che stavo facendo, e una volta che ho potuto affrontare le ragioni, sapevo che non sarei più tornata tornare a comportamenti autolesionisti.”

Selfharm.co.uk è un sito creato nel 1993 per sostenere i bisogni emotivi e sociali dei giovani. Contiene un forum dove gli autolesionisti possono trovare consiglio e sentirsi connessi con altri che attraversano esperienze simili. A Grazia è stato chiesto di provare uno schema di Alumina*, che prevede incontri settimanali online con consulenti e medici e partecipa a varie attività che l’aiutano ad analizzare quel che sta facendo.

Rachel Welch, direttrice di Selfharm.co.uk, dice che affrontare il problema precocemente ne facilita la soluzione. “Sappiamo che quanto prima si interviene, tanto più facile è interrompere questa abitudine.”

La tecnologia offre ai giovani la possibilità di trovare aiuto molto più rapidamente – anche entro un giorno dal primo atto autolesionista, ritiene. Il sito Samaritans – dedicato al sostegno psicologico – riferisce che l’autolesionismo è la ragione principale per cui le persone utilizzano il suo servizio di messaggistica testuale che, secondo la dottoressa Welch, si sta rivelando estremamente utile per i giovani.

L’autolesionismo è stato riconosciuto in tutta Europa come una diagnosi solo a partire dal maggio dello scorso anno. Viene diagnosticato come “danno autoinflitto di carattere non suicida”. Il professor Peter Fonagy, consulente clinico al programma per migliorare in Inghilterra l’accesso alle terapie psicologiche, programma varato del National Health Service, dice: “Solo una piccola parte degli autolesionisti, non più del 15 % si presenta presso i servizi clinici – è davvero solo la punta di un iceberg, come succede per la maggior parte dei disturbi mentali, dove le richieste insoddisfatte raggiungono percentuali molto alte. ” Aggiunge inoltre che i giovani che si feriscono da soli hanno maggiori probabilità di rivolgersi a un adulto di fiducia, come un insegnante o un poliziotto o anche a un pronto soccorso. “Questo è il motivo per cui è importante che a queste persone siano dati gli strumenti giusti per valutare il rischio e prendere le misure del caso”, dice, e indica MindEd.org.uk, una risorsa online lanciata dal Ministero della Salute, per chi lavora con i bambini e problemi di salute mentale dei giovani.

La dott.ssa Jacqueline Cornish è direttrice clinica nazionale del servizio per i bambini e i giovani al NHS in Inghilterra, ed è responsabile per il servizio di Salute Mentale per l’Infanzia e l’Adolescenza. Per i giovani che cercano l’aiuto di un professionista della salute dice: “È di vitale importanza per noi avere i servizi giusti funzionanti quando bambini, giovani o addirittura adulti ne hanno bisogno. Questo deve essere però coordinato con una maggiore comprensione da parte del pubblico dei motivi per cui qualcuno è indotto a compiere atti di autolesionismo e di come ottenere aiuto.”

La professoressa Brooks ritiene che la ricerca ci stimola rispetto alla necessità di gettare uno sguardo più attento sulle cause del drammatico aumento nella autolesionismo negli ultimi dieci anni. “Abbiamo bisogno di sapere quali strategie mettere in atto per aiutare i giovani a traversare l’adolescenza con successo.”

Grazia consiglia a ogni giovane autolesionista di “parlare con qualcuno, di venir fuori”. Vede in modo favorevole le celebrità, come Lovato, che hanno usato i media per risvegliare la consapevolezza intorno ai sostenitori dell’autolesionismo. “Non credo lo rendano più desiderabile. Lei stessa, dice, ha affrontato molti problemi di salute mentale, e ora vuole mettere la propria esperienza a frutto per gli altri”.

Della sua esperienza dopo averne parlato esplicitamente Grazia dice: “Ho avuto un sostegno straordinario. Sono in un buon posto e posso quasi dire quel che penso senza riserve. Non ho intenzione di tornare a farmi male.

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2014/06/limpennata-mondiale-dellautolesionismo.html

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