Smettila di rovinarti la vita!

“Non valgo niente”, “a nessuno frega nulla di me”, “è sempre colpa mia”… Spesso e volentieri ci chiudiamo in certi schemi mentali, finendo per ripetere instancabilmente gli stessi errori. Ma è possibile uscirne, afferma la Dott.essa Stéphanie Hahusseau, psichiatra e autore di “Comment ne pas se gâcher la vie”(Come non rovinarsi la vita. n.d.t.). Doctissimo ti riporta i suoi insegnamenti.

Doctissimo:

Smettila di rovinarti la vita!

Nel suo libro, identifica molti schemi capaci di rovinare la vita (colpevolezza, carenza affettiva, mancanza di riconoscenza, ecc.). Come ha trovato questi schemi?

Dott.essa Hahusseau:

A partire dai lavori di Jeffrey Young e dalla mia esperienza clinica. Infatti, sono sentimenti di grande dolore che molto spesso fanno soffrire i pazienti che incontro. Lo schema dell’abbandono (carenza affettiva) è estremamente frequente. Tra i miei pazienti ci sono prevalentemente donne (75%) ma il fatto ch’io sia una donna è probabilmente un espediente; l’età varia tra i 25 e i 55 anni e rappresenta un fattore che aiuta. Infatti, crescendo, le persone vivono esperienze di ripetizione e arrivano a prendere coscienza del fatto che non sono solo le circostanze esteriori a generare il loro malessere. Quanto alle categorie professionali, sono presenti un pò tutte.
Ad onor del vero, va sottolineato che su questi schemi ci sono ancora pochi, o addirittura  inesistenti, studi. D’altra parte si tratta di un progetto sul quale io e un mio collega stiamo ancora lavorando.

Doctissimo:

Ci può dare qualche esempio pratico della maniera in cui questi schemi possono realmente rovinare la vita di qualcuno?

Dott.essa Hahusseau:

Le conseguenze possono essere di tipo professionale (assenza per malattia, passività, violenza), amoroso (insoddisfazione sia da single che in coppia, scelta di compagni «tossici»…), familiare (tentativo di guarire le proprie ferite proiettandole sui figli o ripetizione diretta di ciò che ci ha fatto soffrire da più giovani) e amichevole (pochi o nessun amico, amici “che ci sfruttano”, amici che ci fanno soffrire)…

Doctissimo:

Nel suo libro, sottolinea l’importanza dei genitori nella realizzazione pratica di questi schemi. Si originano sempre nell’infanzia?

Dott.essa Hahusseau:

Come dico spesso, l’educazione non è la sola responsabile. Si è geneticamente predisposti a sviluppare uno di questi schemi, ma gravi eventi esterni possono giocare un ruolo importante o ad esempio il posto occupato in famiglia, tra fratelli… E’ comunque vero, bisogna ammetterlo, che lo schema sembra costituirsi nei primi dieci anni di vita, ovvero durante l’infanzia.

Doctissimo:

Come si passa da uno schema che ci rovina la vita a un reale problema di personalità?

Dott.essa Hahusseau:

La risposta è difficile.  Ci sono pochi studi su questo punto poiché i problemi della personalità altro non sono che una maniera diversa di vedere le stesse cose. Infatti quando a partire dall’adolescenza noi ripetiamo in maniera sterotipata e rigida lo stesso modo di comportarci, di sentire o di pensare e che tutto ciò ha delle ripercussioni in ogni ambito della nostra vita, soffriamo di un problema di personalità. Ma si tratta di un continuo.

Doctissimo:

Nel suo libro, da numerosi consigli. Ma noi possiamo uscirne da soli o in certi casi è meglio affidarsi a uno specilista?

Dott.essa Hahusseau:

Sono d’accordo, non sempre si riesce a uscirne da soli, e il ricorso a uno specialista è una svolta importante poiché ci da una nuova visione su noi stessi. Ma, non credo sia auspicabile forzare qualcuno a intraprendere un lungo cammino terapeutico. La maggior parte dei pazienti che seguo diventano presto terapeuti di se stessi, ciò accresce in loro la sensazione di controllare di nuovo la loro vita.

Doctissimo:

E’ facile uscire dallo schema? Le ricadute sono frequenti?

Dott.essa Hahusseau:

Per i pazienti motivati a lavorare su se stessi, a uscire dallo stato di malessere, che hanno preso emotivamente un’effettiva coscienza delle sofferenze che hanno subito da piccoli, senza fare autodiscriminazione, “perché ci sono più infelici di loro”, il pronostico è decisamente positivo. E’ il caso di almeno il 50 % dei pazienti che incontro. Si sottopongono a una ventina di sedute, poi li rivedo una volta al mese, poi ogni tre mesi, in seguito tutti gli anni senza trovarmi di fronte a casi di ricadute. Se continuano ad amarsi, a realizzarsi e a essere vigili su ciò che provano, non avranno ricadute. Per gli altri, stiamo cercando di individuare i fattori negativi prevedibili.

fonte:http://psicologia.doctissimo.it/volersi-bene/emozioni/smettila-di-rovinarti-la-vita/pagina-2.html

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