Perché si sviluppa ( e si mantiene) il disturbo da attacchi di panico?

Le persone possono essere affette dal disturbo da attacchi di panico per molte ragioni: per i propri tratti di personalità, per una vulnerabilità genetica all’ansia (c’è una considerevole evidenza empirica in base alla quale l’ansia si trasmette familiarmente) o per un’insofferenza all’anidride carbonica che scatena i sintomi del panico.

Nonostante le manifestazioni cliniche del disturbo siano simili nei due sessi, le donne hanno una maggiore probabilità di sviluppare il disturbo rispetto agli uomini, infatti viene diagnosticato con una frequenza doppia nelle donne (apa, 2013).

Il primo attacco di panico si può verificare per diverse ragioni, ma possiamo vedere dalla storia dei pazienti che molto spesso coincide con un periodo di tensione o di stress elevati.

Lo stress è un concetto molto vasto ma ha anche un’essenza molto semplice. Lo stress si presenta a molti livelli e nasce da varie cause.

Si distinguono due categorie di fattori stressanti:

  • fattori stressanti esterni quali la malattia o la morte di una persona cara, la presenza di malattie in famiglia, la propria malattia, problemi relazionali con il coniuge o i parenti, problemi finanziari, perdita o pressioni sul lavoro, eventi incontrollabili e/o imprevedibili, ecc.;
  • fattori stressanti interni che sono rappresentati dal modo in cui siamo abituati ad affrontare un problema, dal nostro modo di pensare.

Lo stress, come mostrato nella fig. 5, contribuisce ad aumentare l’ansia, fino al raggiungimento di una soglia che, se superata, innesca l’attacco di panico.

Fattori di mantenimento del disturbo da attacchi di panico

Come accennavamo dopo il primo attacco di panico, vi sono dei fattori che mantengono e alimentano il problema, ostacolandone la soluzione.

Vediamo questi e altri fattori, nello specifico l’effetto di coerenza con l’emozione, l’emozione come informazione, la sensibilità all’ansia, l’attenzione selettiva, i comportamenti protettivi, gli evitamenti, la distrazione e la fuga.

Effetto di coerenza con l’emozione

Si tratta di un fenomeno cognitivo in cui i pensieri e le credenze tendono a essere coerenti con l’emozione attivata. Se la persona sta sperimentando ansia in una determinata situazione le saranno accessibili e presenti alla mente solo gli esempi e le prove che confermano la presenza di un pericolo o una minaccia.

Emozione come informazione

Lo stato emotivo del momento funziona come fonte d’informazione, quindi se la persona è in ansia conclude che ci deve essere per forza un pericolo.

Le persone, infatti, deducono la presenza di un pericolo a partire da quello che provano, in questo caso dall’ansia.

Sensibilità all’ansia

Rappresenta la particolare attitudine cognitiva che alcune persone hanno (per propria predisposizione) a sperimentare un’intensa paura delle proprie sensazioni legate all’attivazione fisiologica.

Attenzione selettiva

Vuol dire monitorare le proprie sensazioni interne e porre speciale attenzione alle situazioni temute per controllare la presenza di segnali che potrebbero innescare l’attacco di panico.

Ciò produce l’abbassamento della soglia di percezione di queste sensazioni e l’aumento dell’intensità soggettivamente percepita, facilitando così l’attivazione del circolo vizioso del panico.

Comportamenti protettivi

Includono i comportamenti messi in atto durante il circolo del panico al fine di prevenire la catastrofe temuta.

Per esempio, se la persona inizia a temere che un capogiro possa essere il segnale di uno svenimento imminente, allora si siederà o si appoggerà a un sostegno per non collassare a terra. Oppure, se teme la sensazione della bocca secca, andrà in giro con una bottiglia d’acqua o con le medicine.

Evitamenti

Le persone con attacchi di panico evitano tutte le situazioni che ritengono favorire il panico, ecco alcuni esempi:

  • la metropolitana, il treno, l’ascensore, i ristoranti, il traffico, il cinema, ecc.
  • i luoghi chiusi senza finestre
  • i luoghi da cui è difficile raggiungere rapidamente un’uscita o, in situazioni più gravi, anche un medico o un ospedale
  • vedere film dell’orrore o drammatici
  • uscire quando fa troppo caldo o troppo freddo
  • rimanere sole

Molti evitano anche tutte quelle attività che li portano a provare sensazioni fisiche, come fare attività sportiva, sessuale, bere sostanze eccitanti, o bevande calde e fredde, ecc.

Le persone si trovano dunque a vivere all’interno di una propria comfort zone che, col tempo, evitamento dopo evitamento, diventa sempre più ristretta. Anche se c’è molta sofferenza, è comunque sopportabile perché conosciuta; uscendo dalla comfort zone, invece, si rischia di andare incontro all’ignoto, all’incontrollabile… all’attacco di panico. Da qui la scelta del cerchio come immagine dell’opuscolo.

Distrazione

Sono i comportamenti che le persone mettono in atto per distrarsi (che rappresentano, nei fatti, un evitamento dell’ansia) nel momento in cui si preoccupano di poter avere un attacco di panico. Per esempio, una persona che teme di dover affrontare un viaggio in pullman perché è convinta che avrà un attacco di panico, quando sarà sul pullman deciderà di parlare al telefono con un amico per tutta la durata del viaggio.

Fuga

Quando le persone iniziano a percepire le sensazioni fisiche e/o mentali che pensano innescheranno l’attacco di panico, tendono a scappare dalla situazione o dal luogo in cui si trovano (per esempio, fuggono immediatamente dall’aula, dal ristorante, dalla discoteca nel momento in cui cominciano a sperimentare i sintomi che potrebbe innescare l’attacco di panico e far perdere il controllo delle proprie azioni).

fonte: http://www.istitutobeck.com/attacchi-panico-sintomi.html

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