I MILLE VOLTI DELLA SOLITUDINE DEI SINGLE

La solitudine è un possibile problema per i single, ma non è una condizione necessaria. Vivere da single è un fenomeno culturale e sociale, dai forti risvolti soggettivi ed emotivi. Ci sono anche scuole per addestrare alla gestione di una casa senza famiglia.

Essere single è essere soli? La solitudine dei single è un fenomeno dai mille volti da non banalizzare in senso positivo o negativo. Per qualcuno è una scelta, per altri è una fase, di certo è un modo di vivere che implica delle accortezze sia emotive, sia pratiche. Cerchiamo di esplorare più nel dettaglio cosa significhi vivere da single.

Vita da Single: un’opzione sempre più condivisa
Lo stile di vita da single è in costante aumento in Italia, dove i nuclei monofamiliari non sono più una novità. Molti sono i fattori culturali che privilegiano questa scelta di vita, di sicuro l’adozione di una scala valoriale che mette al primo posto l’individuo e la soddisfazione dei suoi bisogni non si combina facilmente con le rinunce che qualunque relazione comporta. A questo è possibile aggiungere: la minore rigidità dei ruoli di genere, l’autonomia femminile e la liberalizzazione sessuale. Date le molteplici cause è facile capire che la vita da single può essere vissuta in modi molto diversi tra di loro. Secondo una ricerca del 2004 le opzioni più frequenti sono (Miceli, 2004):

solitudine come rifiuto della famiglia
solitudine come risorsa lavorativa, per dare tutto nel proprio lavoro
solitudine come oppressione
solitudine come sintomo di difficoltà relazionali.

Vivere la solitudine

La maggior parte delle ricerche psicologiche su come i single vivano la solitudine evidenziano le componenti negative della scelta, nonché le difficoltà psicologiche da cui questa condizione prende l’avvio. Sebbene sia vero che i risultati di ricerche negli ambiti più diversi concordino sempre nell’indicare che la vita di coppia rappresenta un fattore di protezione per il benessere psico-fisico, è anche vero che non tutti soffrono poi così tanto. Piuttosto sembra che la solitudine prolungata nel tempo sia un problema da gestire, anche perché aumentano la paura e le aspettative nei confronti di un possibile partner.

Una ricerca pubblicata dalla Rivista di Sessuologie Clinica (Renato Vignati e Leonardo Boccadoro) ha cercato di delineare un quadro il più completo possibile del vissuto emotivo dei single con un’attenzione particolare alle differenze di genere. Dai dati emergono difficoltà relazioni pregresse e una maggiore insoddisfazione maschile alla solitudine legata soprattutto all’impossibilità di sublimare la propria energia sessuale in un rapporto affettivo. Il dato più interessante è che soffrono di più coloro che nascondono (anche a loro stessi) la propria solitudine dietro una scelta razionale quando non è così. Coloro che ammettono delle difficoltà (non si tratta di patologia), sono più sereni e più predisposti a cercare e ricevere quell’aiuto che permetterà di uscire da una solitudine forzata.

La scuola per sopravvivere alla solitudine

Per i single che vivono la solitudine come una condanna vieni in aiuto una scuola di Milano. Da una ricerca dell’Osservatorio Metropolis emerge che la vita da soli induce alti livelli di stress, noia e disordine, ecco allora un vero e proprio corso di sopravvivenza creato e condotto da psicologi, esperti e anche da un Dj. L’obiettivo è quello di vivere la casa in un modo positivo perché sono le incombenze domestiche e il tempo speso nella propria dimora ad aumentare il livello di stress e di tristezza nei single. Tra i momenti più detestati (che quindi rientrano negli obiettivi didattici) ci sono: la spesa, l’organizzazione delle vacanze, la malattia, il disordine, la domenica, il frigorifero mezzo vuoto o pieno di cibi scaduti. Ci sono delle differenze tra uomini e donne, ma la tristezza del proprio letto a due piazze vuoto sembra il punto cruciale da affrontare in questa scuola.
 
fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2014/05/i-mille-volti-della-solitudine-dei.html
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