Anatomia del disturbo ossessivo-compulsivo

Anatomia del disturbo ossessivo-compulsivo

 

Il Disturbo di Panico (DP), con e senza agorafobia, riguarda circa 1,5% della popolazione (American Psychiatric Association, APA, 1994); insorge in percentuale doppia nelle donne rispetto agli uomini, tendenzialmente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta.

Il DP è una condizione invalidante perché la persona che ne soffre si trova rapidamente intrappolata in un “circolo vizioso” che porta a cambiare in modo significativo i propri comportamenti (per es. si interrompe il lavoro, non si riesce a viaggiare, non si riesce a guidare l’auto, etc.). Il timore per il prossimo attacco di panico o le sue conseguenze sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene che possono soddisfare i criteri per l’Agorafobia  (in questo caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia).

Secondo il modello cognitivo del Disturbo di Panico, l’attacco di panico si verifica quando un individuo percepisce alcune sensazioni corporee come molto più pericolose di quanto non siano realmente e le interpreta come segno di un’imminente e improvvisa catastrofe (Clark, 1986). Un attacco di panico può essere ad esempio attivato da un breve episodio di tachicardia o di dolore al petto, che il soggetto spiega erroneamente come segno di un infarto imminente, o da una sensazione di confusione mentale vissuta come indice di pazzia o di perdita di controllo.

Alcuni studiosi (Clark, 1986) ritengono che tali “interpretazioni catastrofiche” possano scaturire, oltre che dalla paura, anche da altre emozioni come ad esempio la rabbia o da stimoli di altra natura (es. caffeina, sforzo fisico etc.).
Il circolo vizioso che culmina in un attacco di panico si sviluppa dunque quando uno stimolo percepito come pericoloso crea uno stato di forte apprensione e il soggetto interpreta in maniera catastrofica le sensazioni fisiche che lo accompagnano. Tutto ciò porta il soggetto a sperimentare un ulteriore incremento della preoccupazione e quindi un aumento delle sensazioni somatiche fino all’esplosione del vero e proprio attacco di panico.

Sia la psicoterapia e che gli psicofarmaci, oggigiorno, hanno  raggiunto un buon livello di efficacia nel trattamento del DP offrendo dei protocolli di intervento che assicurano ottimi risultati nella maggioranza dei casi.
Nel Disturbo di Panico, come in generale nei disturbi d’ansia, il trattamento psicologico di comprovata efficacia, è la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) con le sue diverse tecniche e strategie (come da linee-guida stilate dall’APA).

La Terapia Cognitivo-Comprtamentale per il Disturbo di Panico prevede, generalmente, incontri a cadenza settimanale ed include vari interventi come la psicoeducazione, la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione enterocettiva ed in vivo.
Numerose ricerche dimostrano che quasi tutti i pazienti sottoposti a CBT migliorano.

 

fonte:http://www.psiconet.it/cosa-facciamo/risorse-online/articoli/123-terapia-cognitiva-del-disturbo-di-panico.html

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