Quanto pesa la disoccupazione sulla nascita dell’amore?

Viviamo l’epoca del precariato, affettivo oltre che lavorativo. Una recente indagine dell’Huffington Post mostra il lato cinico delle donne: il 75 per cento delle intervistate “difficilmente” uscirebbe con un uomo che non lavora per timore di doversi assumere obblighi finanziari. Quanto la condizione occupazionale di una persona, la sua mancanza di identità lavorativa, incide sulle relazioni sentimentali? Quanto sulla “tenuta” di coppie consolidate?

Quanto pesa la disoccupazione sulla nascita dell'amore?

Iniziare, affrontare ma anche solo pensare all’amore di coppia ai tempi degli stage, dei contratti precari e della disoccupazione appare come una sfida. La crisi economica ci rende incerti, instabili, “a tempo determinato” anche nelle relazioni, nel modo di porsi e di darsi agli altri, in una sorta di precariato affettivo, insieme a quello lavorativo. In special modo per i giovani. Ma non solo. Del resto il senso di impotenza dato dall’impossibilità di realizzarsi in un’occupazione, così come la mancata formazione di una identità lavorativa, possono disorientare, bloccare, far perdere slancio anche nelle avventure sentimentali.

Il rapporto Bes (benessere equo e sostenibile, “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” Istat 2013), indica che il tasso di occupazione e quello di mancata partecipazione al lavoro in Italia, già tra i paesi più critici dell’Unione europea, sono ulteriormente peggiorati negli ultimi anni a causa della situazione economica. Gli indicatori segnalano un cattivo impiego delle risorse umane del Paese, soprattutto per quanto riguarda il lavoro femminile – calano le disuguaglianze di genere però il divario tra i sessi resta tra i più alti d’europa – e dei giovani. Ed è ancora molto difficile la conquista di un lavoro stabile e adeguato all’istruzione ricevuta. Un futuro piuttosto scoraggiante se consideriamo che, come alcuni studi mettono in luce, non riguarda solo il mondo del lavoro, ma influenza altri ambiti esistenziali come quello affettivo e sentimentale. Addirittura condiziona il momento stesso in cui si conosce un’altra persona e si pensa ad una relazione.

Secondo la ricerca realizzata dal sito di incontri per professionisti It’ just lunch, riportata dalla testata online The Huffington Post, il 75 per cento delle donne intervistate “difficilmente” uscirebbe con un uomo che non lavora, sia per timore di doversi assumere obblighi finanziari che per la preoccupazione di avere un’attività di coppia limitata. Il 42 per cento ha risposto “forse”, puntualizzando che non lo farebbe in maniera seria a meno che lui non prevedesse di trovare un lavoro in tempi brevi. Un terzo delle donne si è rivelato del tutto contrario all’idea di frequentare un uomo senza lavoro. Risultati simili arrivano anche dalla Spagna dove un sondaggio del sito mobifriends.com rivela che per l’80 per cento delle donne uscire con un disoccupato costituisca un vero problema in quanto inadeguato a mantenere una famiglia. Di contro, in linea con gli stereotipi maschilisti, per il 68 per cento degli uomini intervistati fidanzarsi o sposare una donna disoccupata non rappresenta un problema.
Come la crisi abbia trasformato i giovani dal punto di vista degli amori, delle relazioni e degli stili di vita lo racconta con acume e ironia la blogger Alessia Bottone nel libro “L’amore ai tempi dello stage – Manuale per coppie di precari” (Galassia Arte, 2013): oggi innamorarsi non è più questione di chimica ma di “spread”. E’ la crisi il terzo nella coppia, l’elemento che decide se è il caso o meno di continuare la storia, scriversi, frequentarsi. Essere single è diventato una fortuna, una comodità.

Ma che una condizione lavorativa instabile influenzi, oltre al nascere di un amore, anche la vita di coppie già consolidate, lo confermano numerose ricerche. Per esempio, è emerso che il sesso al tempo della crisi non gode di buona salute: gli uomini stressati dalla possibilità di perdere il lavoro e dalla preoccupazione di mantenere la propria famiglia, dimostrano un calo del desiderio che si realizza in una ridotta frequenza di rapporti sessuali, così come rivela un recente studio svolto dal NatCen Social Research e dai ricercatori dell’University College di Londra.
E perfino disoccupazione e separazione sembrano andare di pari passo. Soprattutto il licenziamento ha effetti potenti sulla coppia. Una ricerca statunitense della Ohio State University, concentrata sugli effetti delle condizioni di lavoro nella decisione delle coppie di separarsi, rivela che la mancanza di lavoro del marito, piuttosto stigmatizzante e devastante per il ruolo classico maschile, aumenta le possibilità di divorzio, proprio perché è lui a scegliere di andarsene. Mentre la stessa cosa non avviene se sono le donne a rimanere a casa disoccupate, in quanto per loro il motivo di rottura del matrimonio rimane l’insoddisfazione.

Questi studi indicano che in parte la modalità di reagire alla perdita di lavoro, così come il modo in cui viene vissuto lo stato di inattività o di disoccupazione e di conseguenza anche la propensione a iniziare nuove relazioni, è diverso tra i generi, probabilmente per retaggi culturali legati al ruolo tradizionale della donna e dell’uomo. La donna è più orientata a cercare sicurezze attraverso il lavoro del compagno mentre l’uomo risulta meno spaventato nell’intravedere la possibilità di avere sulle spalle la compagna in un ipotetico futuro.

 
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