Guarire dalle ossessioni

 

 

Vorrei sapere se è possibile guarire dalle ossessioni oppure no e se una persona che soffre di tale disturbo debba considerarsi pazza oppure no
Grazie arrivederci

Risposta
Caro gianluca,
le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano ripetutamente creando allarme o paura e vengono vissute dal soggetto come disturbanti ed intrusive, per la maggior parte delle volte anche come infondate. Queste spesso sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come disgusto, disagio, paura, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”, e gli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non solo momentaneo.

Spesso infatti a questi pensieri è associato uno stile comportamentale caratterizzato da compulsioni, comportamento attraverso il quale il soggetto riesce ad alleviare l’ansia generata dall’idea ossessiva. Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, quindi, un tentativo di eludere il disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. Si parla in questo caso di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) in quanto sono presenti entrambe le componenti, è questo il caso più diffuso (circa l’80%dei pazienti) mentre i casi in cui sono presenti solo ossessioni o solo compulsioni è presente in misura inferiore al 20%.

Le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi, possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento.

Attualmente l’approccio terapeutico più efficace prevede una psicoterapia integrata tra tecniche cognitivo-comportamentali e l’uso di farmaci.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale costituisce il trattamento psicoterapeutico di elezione. Essa, come dice il nome, è costituita da due tipi di psicoterapia che si integrano a vicenda: la psicoterapia comportamentale e la psicoterapia cognitiva. In sintesi, la terapia comportamentale utilizza i principi del condizionamento operante (stimolo – risposta – rinforzo), per cui le situazioni terapeutiche vengono attivamente strutturate dal terapeuta; la terapia cognitiva, invece, basandosi sui processi cognitivi (pensieri, emozioni, sentimenti, sensazioni), considera il comportamento dell’organismo quale risposta alle rappresentazioni cognitive (significati) che esso stesso conferisce all’ambiente, ed il terapeuta aiuta il soggetto ad identificare e correggere i modelli cognitivi disfunzionali.

Tra le tecniche più usate della psicoterapia comportamentale per il DOC ci sono quelle dell’esposizione e prevenzione della risposta.

L’esposizione allo stimolo ansiogeno si basa sul fatto che l’ansia tende a diminuire spontaneamente dopo un lungo contatto con lo stimolo ansiogeno. Così, le persone con l’ossessione per i germi possono essere invitate a stare in contatto con oggetti “contenenti germi” (es: prendere in mano dei soldi) finché l’ansia non è scomparsa. La ripetizione dell’esposizione, che deve essere condotta in modo estremamente graduale e tollerabile per il paziente, consente la diminuzione dell’ansia fino alla sua completa estinzione.
Perché la tecnica dell’esposizione sia più efficace è necessario che sia affiancata alla tecnica di prevenzione della risposta, perché l’emissione dei rituali ostacola una sufficiente durata dell’esposizione e non consente l’estinzione dell’ansia condizionata. Nella prevenzione della risposta vengono sospesi, o inizialmente almeno rimandati, gli abituali comportamenti ritualistici che seguono alla comparsa dell’ossessione. Riprendendo l’esempio precedente, la persona con l’ossessione dei germi viene esposta allo stimolo ansiogeno e viene invitata a sforzarsi di non mettere in atto il suo rituale di lavaggio, aspettando che l’ansia svanisca spontaneamente.

La psicoterapia cognitiva centra la sua attenzione sulla modificazione di alcuni processi di pensiero automatici e disfunzionali; in particolare agisce su l’eccessivo senso di responsabilità, sull’eccessiva importanza attribuita ai pensieri, sulla sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e sulla sovrastima della pericolosità dell’ansia, che costituiscono le principali distorsioni cognitive dei pazienti ossessivo-compulsivi.

La terapia farmacologica del DOC è stata caratterizzata storicamente dall’impiego dell’antidepressivo triciclico clomipramina (Anafranil), di recente si è diffuso l’impiego degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Vari studi hanno sottolineato la sostanziale equivalenza terapeutica della clomipramina e degli SSRI nel trattamento del DOC. Tuttavia, prima di ottenere una risposta clinica positiva può essere necessario un periodo di tempo che va dalle dieci alle dodici settimane e la risposta è spesso incompleta: sono pochi i pazienti che arrivano ad una totale remissione dei sintomi, infatti una percentuale di pazienti che può variare dal 30 al 40% non risponde ai farmaci.

Alla luce di tutto ciò sono state proposte numerose strategie farmacologiche che mirano a potenziare l’efficacia della terapia farmacologica: l’uso in combinazione di clomipramina e di un farmaco SSRI, della clomipramina somministrata per via endovenosa, o di neurolettici di ultima generazione, quali il risperidone e l’olanzapina.

Per quanto riguarda l’uso delle benzodiazepine, cioè i cosiddetti tranquillanti (Tavor, Xanax, Lexotan, En, ecc.), queste, pur dando una momentanea attenuazione dell’ansia, tanto ricercata dai pazienti ossessivo-compulsivi, sono controindicate nel trattamento di tale disturbo, perché, oltre a dare dipendenza e assuefazione (necessità di aumentare costantemente il dosaggio per avere un’efficacia significativa), impediscono la comparsa dell’ansia durante l’esposizione agli stimoli ansiogeni e non consentono il processo di estinzione del condizionamento (elemento fondamentale su cui si basa il trattamento comportamentale).

Nonostante certi pazienti risultino “resistenti” al trattamento e non sempre sia possibile osservare una remissione completa dei sintomi si può comunque affermare che negli ultimi anni la prognosi del DOC è sicuramente migliorata.

fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2012/05/guarire-dalle-ossessioni-cura-di-serena.html

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