Psicologia del SUV

 

 

 

Dal quotidiano apprendo con dolore che un altro bambino è rimasto vittima di un SUV, un cosiddetto sport utility vehicle.
Ahimé nella stessa pagina apprendo che i bambini da 0 a 13 anni uccisi in incidenti automobilistici nel 2011 sono ben 65, il 10% in più che nel 2010, oltre a 625 feriti.
38 di questi bambini sono vittime di pirati della strada, 12 da drogati o ubriachi.
Faccio notare che molto probabilmente anche molti dei 38 assassini vigliacchi fuggiti saranno stati ubriachi o drogati al momento dell’incidente, e che se consideriamo che molti incidenti vengono commessi da persone che stanno agevolmente parlando al telefonino e correndo, altri stanno guidando fumando, accendendosi la sigaretta, piegandosi nell’abitacolo a cercare gli accendini caduti, a mandare sms, ecc… la quasi totalità degli incidenti più gravi sono da addebitare alle più svariate dipendenze non solo fisiche ma anche psicologiche, (cellulari, messaggi, internet, blackberry, smart-phone e compagnia cantante), in quanto non possiamo non considerare dipendenza il dare la precedenza a questi comportamenti piuttosto che all’attenzione alla vita propria e altrui.
Le leggi italiane, che non puniscono in alcun modo chi ha provocato così immani tragedie, fanno il resto.
Ma a parte questo, questa tragedia mi spinge a una riflessione sul significato del suv, visto che, almeno in questa occasione, non si trattava certamente di un autista ubriaco, né di un sabato sera “da sballo”. Il bambino, di 5 anni, appena sceso dall’auto della mamma, è stato investito da un altro padre di famiglia che stava portando all’asilo suo/a figlio/a. Non era dunque né ubriaco né drogato, né pare andasse veloce, ma purtroppo sempre abbastanza per uccidere.
Anni fa uno che si era reso colpevole di una situazione simile, mi pare avesse più o meno distrutto una famiglia, commentava così cinicamente: “In natura è così, il pesce grosso mangia quello piccolo”.
Lui era un pesce grosso, avendo il SUV, gli altri solo “pesci piccoli”, quindi in fondo che problema c’era? Avviene così anche in natura.
Il valore aggiunto dell’auto si è quindi spostato dalla bellezza e dallo status symbol in sé della macchina più bella, lussuosa, raffinata, alla macchina più potente, più aggressiva, più simile possibile a un camion o a un carro armato.
La macchina che ti dà più probabilità di sopravvivenza in caso di scontro frontale con altri. Il suv rilancia perciò sulla strada la corsa agli armamenti, la guerra preventiva, e anche la psicologia arcaico-machista più evidente nelle popolazioni appena uscite dalla povertà, per cui, più si è grassi e grossi, più si è in salute, forti, “ben messi”.
E’ un richiamo che antropologicamente vale anche, notoriamente, per le relazioni di potere, in cui l’unica attrattiva, o comunque la più importante che il maschio esercita sulla donna è la “sicurezza” economica e insomma la possibilità di offrire determinati agi e vantaggi materiali.
Non dimenticherò mai come mi rispose tanti anni fa una ragazza che mi descrisse una sua relazione con un commercialista. Quando gli chiesi come fosse, mi rispose, emblematicamente e trionfalmente: “Grasso!”
Noto è anche l’epiteteto meridionale “uomo di panza”, tanto scherzoso quanto significativo.
E i suv, – trasponendo sulla strada la quotidiana guerra al prossimo, in attesa e nella speranza che le lobby delle armi americane non riescano a liberalizzare anche in Europa i loro fucili e mitragliatori, come già sta avvenendo per il transgenico – i SUV dicevo comprensibilmente non possono minimamente preoccuparsi, con la loro funzione di piccoli carri armati attrezzati allo scontro, e dando una bella sicurezza in più all’eventuale tossico (di droghe legali o illegali) di rimanere illeso pur dopo aver fatto un massacro, non possono certo preoccuparsi né di cani, né di gatti, né tanto meno di bambini, di nani o di persone in carrozzella, tutti soggetti meno visibili da queste auto.
Il riferimento agli animali può sembrare blasfemo parlando anche di esseri umani e di bambini in particolare, ma le persone sensibili sanno quanto può significare la compagnia di un animale domestico, e penso che una società, come diceva Gandhi, si possa e si debba valutare veramente da come tratta i suoi soggetti più deboli, dai detenuti agli animali.
I cani e i gatti, poi, non produrranno mai reddito, e i bambini non ancora. Quindi, chi se ne frega se per le nostre città girano migliaia di auto costruite appositamente in modo da fottersene di intere categorie di esseri viventi, oltre che avvelenandoli maggiormente per la maggiore altezza del tubo di scappamento?
L’importante è che le macchine possano circolare liberamente, l’importante è la crescita, rilanciare i consumi. Anche di alcool. E di funerali.

Fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2014/02/psicologia-del-suv.html?view=timeslide

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